11 luglio 2017

Incontri e scontri

Non è un segreto che nella nostra vita esistano cose che possiamo controllare e altre cose, una moltitudine di altre cose, su cui invece non abbiamo controllo alcuno. E fra tutte queste innumerevoli cose che non si possono controllare, e che non nascondo essere la fonte delle mie più grandi inquietudini, c'è n'è una che invece mi ha sempre affascinato. Ed è la moltitudine di inspiegabili e insensate connessioni, intrecci, incontri e scontri in cui le persone loro malgrado sono coinvolte. 

Non esiste una apparente logica dietro un incontro. Non esiste una ragione oggettiva e concreta per cui una persona, a un certo punto della tua vita, si incontra e si scontra con te. Non esiste una spiegazione per cui fra tante combinazioni possibili un intreccio casuale vi abbia portati li. L'unica cosa certa è che quell'incontro farà da spartiacque per la vita di entrambi, ci sarà un prima, ci sarà un dopo. E al momento dell'incontro quel "dopo" è ancora tutto da scrivere. 

Quante volte ci capita di ripensare alla prima volta che abbiamo visto qualcuno, alla prima volta che nel nostro campo visivo e nella nostra memoria è entrato quel qualcuno? Lo facciamo per diverse ragioni, lo facciamo con diversi stati d'animo e con diverse opinioni di quella persona, lo facciamo alla luce di quel "dopo" che ormai è passato. Ma qualsiasi cosa sia accaduta nel frattempo, qualsiasi legame o rottura si sia venuta a creare, quel momento è congelato li, nella tua mente, assume una luce diversa a seconda del motivo per cui ci stai ripensando, ma resta immutabile.

20 marzo 2017

A modo mio.

Regrets, I’ve had a few 
But then again, too few to mention 
I did what I had to do and saw it through without exemption 
I planned each charted course, each careful step along the byway 
And more, much more than this, I did it my way 

 Yes, there were times, I’m sure you knew 
When I bit off more than I could chew 
But through it all, when there was doubt 
I ate it up and spit it out 
I faced it all and I stood tall and did it my way 

 I’ve loved, I’ve laughed and cried 
I’ve had my fill, my share of losing 
And now, as tears subside, I find it all so amusing 
To think I did all that 
And may I say, not in a shy way 
Oh, no, oh, no, not me, I did it my way

Se due anni fa mi avessero detto che adesso sarei arrivata a questo punto, sembra banale, ma non ci avrei creduto. Due anni fa mi è stata fatta una proposta che molto probabilmente mi ha cambiato la vita. Ho sempre creduto che ci siano degli spartiacque nella nostra esistenza e sicuramente quello lo è stato per me. Due anni fa io volevo tirarmi indietro, non volevo metterci la faccia e la paura di fallire era così grande da rendermi piccola piccola. Vorrei poter avere davanti adesso la me di due anni fa e gridarle in faccia "Fallo! Semplicemente fallo!" ma sicuramente anche questo non la avrebbe convinta. Perchè quella di due anni fa non ero io. Non aveva la mia stessa consapevolezza, la mia stessa "cotenna" come direbbe il prof di psichiatria, la mia stessa capacità di prendere tutto con leggerezza, la voglia di mettermi in gioco, l 'amore per le sfide e la competizione, la sicurezza in me stessa. Se penso a quante cose belle sono uscite da quando due anni fa ho detto si non riesco davvero a crederci. Non sarei io, non sarei qui, nulla sarebbe uguale. Certi giorni davvero mi sveglio e non ci credo che questa sia la mia vita. E ho fatto tutto da sola, qualcuno mi ha dato gli strumenti per fare tutto da sola. E adesso io so, davvero so, cosa posso fare io, io, che forza ho.

Ed è questa sensazione che auguro di provare a chi questa famosa proposta quest'anno l'ho fatta io. A chi ho trascinato nel mio mondo, nel mio progetto, gli auguro fra due anni di svegliarsi come mi sveglio io, di avere un sorriso vero e non sforzato da sfoggiare, di avere amore per quello che è stato, non avere rimpianti ed essere grati che qualcuno ti abbia notato, che qualcuno abbia creduto in te e ti abbia dato gli strumenti. Io spero davvero di saperli dare, questi strumenti. Quello che è certo è che credo in tutto quello che faccio, in tutti quelli che ho intorno, ci credo con tutta la sincerità e l'ottimismo di cui sono capace. Ed è questo che fa la differenza, è questo che crea un sorriso vero.

E io vi auguro sorrisi veri.

7 marzo 2017

Disordine.

Nella mia vita è tutto in disordine. La mia stanza, la scrivania, la macchina, la borsa. Quest'ultima poi...è sempre piena di scontrini vecchi e ormai sbiaditi, di monetine e bronzini che sedimentano sul fondo assieme a briciole di tabacco e altro materiale non meglio identificato. Le cose che ci devo mettere vengono lanciate dentro e inghiottite dal caos basale.
La mia borsa è sempre un brivido.
Perché in quel caos non sei mai davvero sicuro che ci sia tutto, perché non vedi il contenuto, non distingui nulla. Come puoi sapere di aver ricordato le chiavi di casa? Non puoi. Finché non le cerchi, frugando con le mani fino in fondo alla borsa, con un po' di timore che quella sia davvero la volta in cui le chiavi non ci sono e tu rimarrai chiusa fuori di casa. E invece le chiavi ci sono sempre.

Si dice che il disordine esteriore rifletta quello interiore. E per me è vero. I miei pensieri sono esattamente come la mia borsa. Io mi butto a capofitto nelle situazioni, e quando è il momento di agire non so mai davvero su che risorse effettivamente io possa contare. Non so mai effettivamente quali pensieri e quali conoscenze, quale resistenza io possa trovare, sempre che ci sia.

Ma c'è sempre. C'è sempre qualcosa e io riesco a cavarmela. Anche quando ci metto ore a frugare e cercare io trovo sempre qualcosa. Trovo tutto quello che mi serve. Sempre.

16 gennaio 2017

IL MURO

Ogni tanto volente o nolente io ci sbatto contro. Alle mie insicurezze. Ci sbatto contro come fossero un muro che mi blocca, mi atterra, mi sbriciola. Ci sbatto contro e non posso evitare di farlo, perchè le trovo sempre li, magari le sposto un poco più in la ma prima o poi le incontro di nuovo. Per quanto io possa illudermi di potercela fare, per quanto trascinante io possa essere o sembrare fino alla fine, poi alla fine trovo il muro. E se sono da sola rimango li. A terra davanti al muro incapace di reagire davvero.

Oggi ci ho sbattuto contro così forte da cadere tremante al suolo, immobile, in silenzio, raggelata, incapace di fare nulla a parte scrutare smarrita ciò che mi circondava, senza capire, senza riuscire a reagire, senza riuscire a tornare in me. Ero li a terra e mi sentivo protetta. Se con me non ci fosse stato qualcuno che vedendomi arrancare si è messo a correre al posto mio, scavalcando il muro, io sarei stata schiacciata dalla folla. Senza se e senza ma. Oggi da sola non ce l'avrei mai fatta.

Ed è sempre questo il punto, io per quanto mi piaccia pensarlo non riesco mai davvero  a spingermi oltre la mia comfort zone, non riesco mai davvero a buttarmi e a tentare se non ho un paracadute, se non ne ho almeno dieci. Non riesco mai a far esplodere quel dannato muro, o a scavalcarlo, mi ci tento di arrampicare sopra come ci si arrampica sugli specchi.

Inulte negare quanto, come oggi, ci sia sempre qualcuno che mi risolleva come un peso morto e mi rimette in davanti al muro, tenendomi in piedi a forza e spingendomici contro urlandomi di fare qualcosa. Urlandomi che quel muro è sono nella mia testa e non blocca, atterra, sbriciola nessuno a parte me.

Quante volte, centinaia di volte, a tenermi in piedi quando io ero un peso morto c'eri tu.
Sei una parte del mio cuore.

12 gennaio 2017

Crescere da chirurgo.

Mi avevano profetizzato, ai tempi nemmeno con troppa gentilezza, che io stando nell'ambiente in cui ero "sarei cresciuta da chirurgo". Che non so ancora bene cosa intendesse la persona che me lo ha detto, ma nel tempo ci ho dato un significato tutto mio. Ho pensato che rispondere con dignità a tutti gli insulti e le offese, metaforiche e non, riarrangiarsi nell'arco di un tempo che è meno di nulla e tornare sul campo fosse da chirurgo. Resistere a certo ritmi serrati e opprimenti fosse da chirurgo. Doversi sempre e comunque guadagnare un posto che in teoria hai già fosse da chirurgo.

E credo davvero quindi che mi stiano crescendo da chirurgo.
E questo per me è importante.

Quindi se ti dico che tu non sei un chirurgo, vuol dire che non sei tutto questo.
E fai bene a prenderla male, perchè non è un complimento.