21 aprile 2012

Tra 10 anni.

Avete presente quei titoli del cazzo che la prof ti mette come tema quando non ha voglia di impegnarsi a pensare a qualcosa di originale. Quelle tracce che ti salvano il culo se non studi mai dante, che al liceo ti rompe le palle per tre anni. Oppure pensate a quelle domande imbarazzanti che fai per ravvivare una conversazione morta, che però hanno l'effetto opposto.

Ed ecco la domanda banale, come mi vedo fra 10 anni?

Ebbene singori fra dieci anni mi vedo laureata in medicina che magari mi sto specializzando in chirurgia, perchè è l'unica cosa che mi interessa davvero curare. E poi avrò un monolocale soppalcato in cui vivrò sola, al massimo con qualcuno con cui chiaramente non avrà nessun vincolo legale che ci lega a vita. E avrò un cane, nessun figlio. Avrò una moto strabella e la guiderò indossando lo stesso giubbotto di pelle che porto adesso per andare a scuola e gli stessi occhiali da sole che porto adesso, quelli che mi ha regalato mia mamma che li portata trent'anni fa quando andava al liceo. E anche le stesse scarpe che porto adesso, quelle marroni di pelle da stracciona che sembrano delle ciabatte, quelle che più la usi e le rovini più sono belle.


20 aprile 2012

Daniele.

Sono sempre orogliosa quando con i ragazzi a cui sto facendo da guida arrivo in Piazzale Daniele Bertozzi, tiro fuori la sua foto e racconto la sua storia. Sono orgogliosa e mi emozioni sempre perchè noi siamo li, nel piazzale in cui lui è cresciuto, nel piazzale in cui da bambino giocava con un palla di stracci insieme al suo migliore amico, Soemo Alfieri. E racconto di come quei due bambini sono diventati grandi e hanno deciso di fare i partigiani, hanno deciso di andare in montagna per difendere la loro nazione.

Si solo per questo, per la loro città ,per l'Italia. Al di la di qualsiasi schieramento politico che a mio parere scompare nella storia di Daniele e Soemo, come nella storia di tutti gli altri partigiani di cui parlo ai ragazzi. Ma Daniele per me era speciale. Daniele aveva la mia età, Daniele mi assomigliava. Per questo mi emoziono sempre a parlare di lui e a raccontare come sia morto combattendo. E di come fosse uno sbandato che non aveva idea di come si combattesse, ma lo voleva fare. Finalmente questo 25 aprile lo potrò festeggiare con consapevolezza.