30 ottobre 2012

Vittime.

ad ogni sosta c'era sempre qualcuno
e quasi sempre tu hai provato a parlare
ma non sentiva nessuno


L'ultima cosa che voglio è dovermi sentire in colpa.
Lasciare vittime dietro di me per essere felice.
Voglio fare proprio il contrario.
Non sopporto che mi si ricordi per quella che ha avuto fortuna.
Voglio meritarmi tutto, tutto quanto.
Perchè se io fossi dall'altra parte della barricata ci starei male.
E non voglio che qualcuno stia male per colpa mia.

29 ottobre 2012

Non sono pronta.

La mia valigia, treno dei sogni,
piegati, perfetti, nascosti nel buio
nascosti nel caos, dentro di me


Oggi era il giorno in cui dovevo dimostrare al mondo di essere in grado di controllarmi, di gestire le mie emozioni, di concentrarmi e raggiungere un obbiettivo.
Soprattutto era il giorno in cui dovevo dimostrare a me stessa di essere guarita, di essere riuscita a cambiare e a controllare la mia natura instabile. Ma come al solito c'è qualcosa che tocca, qualcosa che mi lascia l'amaro in bocca anche adesso che dovrei essere felice.

Forse perchè ormai non mi basta più essere fortunata, avere le botte di culo. A volte vorrei avere sfiga e doverci combattere contro, magari anche perdere, ma combattere bene. Dalle mie battaglie ultimamente soltanto mi tiro indietro, cerco scuse, mi nascondo. Voglio ritrovare la mia forza di combattere, voglio dimostrare a me stessa che ce la posso fare. Perchè oggi non ce l'ho fatta fino in fondo, non ho reso orgoglioso nessuno fino in fondo se gli spettatori ignoranti. Non posso sperare che vada sempre così, sono grande e il mondo è pronto per mangiarmi senza scrupoli. E oggi ne ho avuto un assaggio. Non sono pronta, non la sono.

Non ci sarà sempre qualcuno a vegliare su di me.

26 ottobre 2012

Ossessiva.

Sono ossessiva nell'amare.
Sono ossessiva nell'appassionarmi a qualcosa.
Sono ossessiva nell'affezionarmi alle cose.
Sono ossessiva nello studiare a volte, altre volte nel non fare nulla.

Sono ossessiva nello scrivere ogni mio più insignificante pensiero per paura di dimenticarmelo. Sono ossessiva coi ricordi, con le date, con le foto, gli scontrini e i biglietti del treno. Tutto ciò che è concreto e non può essere distrutto da un tasto del pc. Sono ossessiva perchè ho una dannata paura di dimenticare tutto quanto e non avere più nulla da raccontare.

25 ottobre 2012

My mother was a tailor

There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it's been the ruin of many a poor boy
And God I know I'm one

My mother was a tailor
She sewed my new blue jeans
My father was a gamblin' man
Down in New Orleans

Now the only thing a gambler needs
Is a suitcase and trunk
And the only time he's satisfied
Is when he's on a drunk

Oh mother tell your children
Not to do what I have done


Oramai sono grande. Ho imparato a distinguere le critiche costruittive da quelle che ti vengono fatte solo per ferirti. Ho imparato a capire la dolcezza delle persone che ti fanno il culo per il tuo bene, perchè guardano al futuro, perchè sanno che il mondo fuori ti da botte peggiori. Mi commuovo di fronde a chi va oltre, chi cerca di trasmetterti un po' della sua esperienza di vita per fare in modo che tu soppravviva nel mondo. Perchè è questo di cui si tratta, sopravvivere.

Per questo io mi circondo sempre delle persone che gli altri allontanano. Sono le persone che non vengono apprezzate da chi vuole sempre sentirsi elogiare e non accetta di essere criticato anche se quella critica è a fin di bene. Non sono i "brava" che ti fanno crescere ma i "puoi fare di meglio". Perchè alla fine di tutto ringrazierai le persone che ti hanno fatto il culo, non quelle che ti hanno fatto dormire sugli allori. Perche fuori è sempre peggio, sempre.

24 ottobre 2012

Le mie parole.

Cerchiamo di vivere le nostre vite al meglio che possiamo.
Veniamo in contatto l'uno con l'altro con l'intento di provare piacere.
Alcuni di noi quando fanno buone azioni per gli altri si sentono appagati.
Tutti amiamo divertirci, ognuno a suo modo.
Alcuni amano la solitudine, altri sono nati per essere sempre in contatto con qualcuno.
Veniamo delusi, deludiamo, amiamo, molto spesso non siamo ricambiati.
Abbiamo le nostre manie, le nostre passioni, abitudini.
Abbiamo oggetti che ci sono cari, diamo importanza e vita ad oggetti inanimati.

Ma il nostro sforzo più grande è dimenticare che nonostante tutto siamo solo degli squallidi animali destinati a sparire un giorno. E tutte le altre complicazioni, tutte le sfide, i divertimenti, le passioni, gli affetti hanno un solo scopo. Quello di allontanarci dalla nostra paura più grande. Quello di farci dimenticare la nostra natura.

Scrivere mi fa dimenticare la mia natura, non mi fa sentire un animale.
Scrivere è e sarà sempre l'unica cosa che mi fa sentire davvero bene, sempre.
I miei pensieri, la loro multiforme capacità di manifestarsi in ogni occasione sempre al momento giusto, la mia capacita di concretizzarli con le parole.
Questa è l'unica mia qualità di cui andrò sempre fiera.

22 ottobre 2012

Luce rumore e fumo.

Guardò la tavola con la tovaglia ben distesa e i piatti immacolati. David lo aveva aspettato per tutta la sera. Fu pervaso da un penoso e insopportabile senso di colpa. Doveva scusarsi, voleva farlo. Addolcire la delusione che David stava provando era l'unica cosa che gli importava in quel momento. Istintivamente avrebbe voluto chinarsi accanto alla sua sedia per abbracciarlo. Abbracciarlo con tutto il calore di cui era capace. Avrebbe voluto dirgli che era dispiaciuto per averlo lasciato solo per tutto quel tempo, avrebbe voluto promettergli che quella era l'ultima volta in cui lo avrebbe deluso. E allora David lo avrebbe perdonato, si sarebbero abbracciati e avrebbero riso insieme. Gli avrebbe raccontato la sua serata e David gli avrebbe fatto le congratulazioni, avrebbe festeggiato con lui.

Avrebbe voluto tutto questo, ma rimase immobile a fissare il suo amico. Un presentimento gli si era insediato nel petto. Forse era troppo tardi per tutto. Forse David non avrebbe mai festeggiato insieme a lui. Anzi sarebbe stato geloso, gli avrebbe rimproverato la poca considerazione che aveva della loro amicizia. Questo gli fece salire la rabbia e si irrigidì. Non sopportava il suo atteggiamento. Non riusciva mai ad essere felice senza che David gli rimproverasse qualcosa, senza poi essere costretto a sentirsi in colpa per non averlo coinvolto. Si sentì oppresso dal suo egoista e infantile migliore amico. E non fece nulla.

Elena Antelmi - Luce, Rumore, Fumo

21 ottobre 2012

Stare male fa pensare.

E' la più grande banalità di questo mondo, ma a volte le banalità nascondono delle verità.
Stare male ti chiarisce le idee sulla tua vita e sulle persone. Ti apre gli occhi su chi è disposto a starti vicino e a sacrificarsi per te, come sempre. Ti apre gli occhi su chi fugge, chi resta indifferente, ti fa capire le loro debolezze. E poi, inevitabilmente, mette alla luce tutte quelle persone che nonostante tutto continuano a pugnalarti e rigirare il coltello nella piaga.

Non me ne è mai freato molto del fatto che la gente parlasse male di me, magari ci stavo un po' male sul momento ma poi me ne fregavo, ci ridevo sopra. Ma continuare ad attaccarmi anche adesso, di fronte alle mie debolezze, è veramente una cosa che non può lasciarmi indifferente. Perchè si può ridere di tante cose, di qualcuno che inciampa per strada, di qualcuno prende un tre a scuola, di qualcun'altro che per sua stupidità si caccia sempre nei guai. Ma si può ridere solo se quel qualcuno ride insieme a voi. Se quel qualcuno sta piangendo magari è il momento di lasciarlo in pace e trovare qualcos'altro su cui ridere. Perchè è molto facile fare dell'ironia sulle debolezze degli altri, sono capaci tutti.

Forse a diciannove anni dovremmo aver capito il confine fra scherzare e ferire.
Dovremmo aver capito quando è il momento di fermarsi. Ma non tutti crescono.

19 ottobre 2012

Non piangere.

 “Ehi, perché stai piangendo?”
Quanto tempo era passato? Ore, giorni, minuti, secondi, secoli?
“come?” fece la ragazza sorpresa, alzando lo sguardo al giovane chinatosi su di lei.
“Non sto piangendo.” sussurrò asciugandosi e le lacrime sul viso, forzando un patetico sorriso. Il ragazzo sorrise, le lentiggini sparse sulle guance, ciuffi color carota che spuntavano ribelli dal capello di lana mal infilato. Le asciugò le lacrime con disinvoltura, mentre la ragazza sobbalzava sorpresa e grata. “Non piangere!” disse abbracciandola di getto. “Non piangere, o i tuoi occhi scivoleranno insieme alle lacrime! E sono troppo belli per sparire.”

Vorrei solo liberarmi da questa perenne inquitudine, questo desiderio del nulla e di tutto allo stesso tempo. Questa continua sensazione di mancanza, di precarietà, di insicurezza. Non ho delle fondamenta, è questo il problema. E anche un grattacelo bellissimo se non ha le fondamente crolla al primo soffio di vento.

18 ottobre 2012

Mi arrendo.

Arrivata a questo punto non ho più ne la voglia ne la forza.

Perchè quando ti stressano, ti spremono, pretendono da te quello che nemmeno loro sarebbero in grado di dare allora si arriva al capolinea. Non ho mai preteso di essere la migliore, non ne avrei nemmeno le capacità per l'amor del cielo. Mi è sempre interessato mantenere la mia dignità, portare a casa risultati discreti e starmene tranquilla per i cazzi miei. Questo è tutto quello a cui ho sempre aspirato giuro. Non tutti possono nascere geniali come Leopardi o Gauss, grazie al cielo direi, pensa che palle. Bisogna accettare i propri limiti, bisogna accettare che chi ci sta attorno abbia dei limiti.

E io di limiti ne ho più degli altri in questo momento. Sembra che questa cosa importi solo agli altri e non a me. Io di fronte ai miei limiti, di fronte al fatto che ho la nausea tutti i giorni, che le prima ore a scuola riesco a restare sveglia a stento e che sono perennemente stanca mi rassegno e cerco di essere felice lo stesso. Sono felice lo stesso.

Forse dovrei lottare, l'ho fatto in passato. Ma non sono un'eroina, non ho mai preteso di esserlo. Quando sono stanca sono stanca, e lo ammetto. Adesso sono stanca. Non me ne frega un cazzo di essere considerata la migliore o quella che eroicamente ha lottato fino alla fine. Voglio solo essere quella che non ha mollato nonostante tutto e accontentandosi è stata felice. Ci penserà il tempo a dare risposte definitive. E' sempre così.

12 ottobre 2012

Vicino.

Appena mi avvicino a qualcosa sono portata dagli eventi a prenderne subito le distanze.
Contro la mia volontà, come sempre. Arrivo a un passo dalla felicità e devo tornare indietro.
Per me è sempre infinitamente più difficile che per gli altri fare le cose.
Forse sono anche io che mi scelgo sempre le cose più complicate, me la vado a cercare.

Prima o poi avrò una vita tutta mia.

11 ottobre 2012

Elena.

Elena è appena arrivata e non sa niente di me
Elena cerca un motivo, un motivo non c'è
Lei ha perduto i suoi occhi nell'oscurità
Lei ha fermato i ricordi in un discorso a metà
E cerca qualcuno che parli, ma solamento di sè
Elena cerca un motivo, un motivo non c'è
Elena è fatta di pioggia
io l'ho vista passare...


Scrivo perchè ho sempre una paura assurda di dimenticarmi le cose.
La memoria è ciò che fa di noi ciò che siamo.
Non saremmo noi, non saremmo niente senza la memoria, senza i ricordi.
Per questo scrivo, per poter rileggere, per potermi ricordare, per avere meno paura.

8 ottobre 2012

Io non so parlare.

Io non so parlare, mi sono rassegnata ormai.
Dalla mia bocca non escono quasi mai le parole giuste. Non riesco mai ad esporre le mie emozioni come vorrei, anzi non riesco proprio a esprimere niente di quello che provo a parole. Mi imbarazza, mi fa uscire la mia insopportabile voce da bimba. E poi puntualmente scoppio a ridere, e non riesco più a riprendere il mio discorso, che va puttane.

Però non sto mai zitta, questo è il problema. Al contrario sono bravissima a spargere parole al vento, sono la migliore della compagnia. Se in una serata ci sono io non ci sarà mai silenzio. Io lo odio il silenzio, per questo parlo anche mentre mangio ,mentre guido, mentre faccio le verifiche di matematica. Ma sono parole inutili, banali, sconnesse, casuali.

Eppure se mi fermo un attimo mi rendo conto che nella mia testa le cose giuste da dire ci sono. Mi mette a disagio senirle pronunciate dalla mia voce. Non sopporto la mia voce e non sopporto il modo goffo con cui parlo. E allora scrivo, scrivo poemi infiniti che quasi nessuno legge. Scrivo su questo fotolog che detesto profondamente, perchè è lento e confuso.

Eppure ogni sera mi ritrovo qui a scrivere, a raccogliere tutti i pensieri della giornata. Perchè ho bisogno di sfogarmi, perchè ho bisogno che la gente legga quello che non riesco a dire, è un'esigenza fortissima per me che la gente capisca. Perchè scrivendo posso farmi capire, posso fermarmi senza restare in silenzio, posso dire tutto quanto con calma, come vorrei.

7 ottobre 2012

Bruciare.

Vi auguro sogni a non finire
e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno.
Vi auguro di amare ciò che si deve amare
e dimenticare ciò che si deve dimenticare.
Vi auguro passioni.
Vi auguro silenzi.
Vi auguro canti di uccelli al risveglio
e risate di bambini.
Vi auguro di resistere all'affondamento,
all'indifferenza,
alle virtù negative della nostra epoca.
Soprattutto, vi auguro di essere voi stessi.
- Jacques Brel.


Certe persone, certe coincidenze, certi imprevisti, certi ostacoli, senza che tu te ne accorga ti segnano la strada, ti indirizzano fatalmente verso un traguardo che tu non sai di avere, magari non vorresti avere, ma sei portato a raggiungere, inconsapevolmente.

La cosa importante è avere sempre una ragione per percorrere la strada che ci è stata imposta, dentro alle imposizioni trovare qualcosa che sia nostro, che ci appartenga. Trovare qualcosa che ci accenda, che ci faccia brillare gli occhi e ci faccia sentire felici la sera, anche quando siamo stanchi e abbiamo le gambe doloranti.

L'unico modo per tirare avanti è bruciare di entusiasmo, sempre, avere sempre una passione che si agita nel petto, cogliere tutte le occasioni, non pretendere nulla e stupirsi sempre di ciò che riceviamo. Perchè sarà una enorme banalità, ma ci accorgiamo di quanto sia straordinario il nostro mondo solo quando viene stravolto.

Trovate una ragione per bruciare all'interno della vostra normalità.

5 ottobre 2012

Sparire.

...e fieramente mi si stringe il cuore,
a pensar come tutto al mondo passa,
e quasi orma non lascia...


La cosa che più mi terrorizza è sparire. Sparire e non lasciare traccia.
E insieme a me far sparire tutto quello che ho costruito, tutto quello per cui ho lottato.
Ho fatto tante cose, tante ancora le vorrei fare.
Non posso sparire, non è ancora il momento.

3 ottobre 2012

I nomi delle cose brutte.

Alle cose brutte io non do quasi mai un nome. Se già ce l'hanno cerco di non scoprirlo. Perchè se una cosa non ha un nome non puoi pronunciarla, non puoi dirla agli altri.

Questo perchè sono del parere che se una cosa ti fa stare davvero male sei portato a tenerla per te, non te la senti di parlarne con gli altri. E se quella cosa non la sai nemmeno dire elimini qualsiasi tentazione di usarla come scusa. Usare il proprio malessere per fare pena agli altri è la più grande ingiustizia che una persona che soffre può fare a se stessa. Perchè la sua persona verrà sempre e comunque associata al suo male, vivrà sempre sotto la sua ombra.

Prima arriverà il tuo problema, soltanto dopo la gente si accorgerà che esisti anche tu.

Per questo con la maggior parte delle persone io non parlo mai dei miei problemi. Preferisco sempre che la gente mi guardi e veda solo me, l'Ele, che fa le solite cose di sempre. E chissene importa se il mio corpo può tradire i miei problemi, la gente che non sa niente di me resterà con il sospetto, non la certezza. Questo è importante.

Viene prima l'Ele e poi il sospetto. Non prima la certezza e poi l'Ele.

Chi mi conosce e mi è davvero vicino sa tutto di me, che banalità! E nonstante sappia tutto quanto continua a vedere solo me, e questa è la cosa migliore di tutte.

Questo è uno dei periodi più felici della mia vita e non voglio farmi fermare da niente.

2 ottobre 2012

Musica.

Alle medie il mio prof di musica un giorno mi chiese di ascoltare una melodia e poi di disegnare cosa mi faceva venire in mente. La musica era la più triste e malinconica che avessi mai sentito. Decisi di disegnarli un elettrocardiogramma piatto, lo avevo visto in un film e la musica di sottofondo in quella scena era molto simile a quella che il mio prof mi aveva fatto ascoltare. Feci il mio disegno e glielo consegnai. Il mio prof si stupì a tal punto da parlarne con i miei genitori. Lo stesso anno per una verifica di italiano scrissi un tema sulla morte e la prof mi diede cinque semplicemente perchè non voleva che nei temi di una bambina venissero trattati temi macabri. Ne parlò con i miei genitori anche lei, come se potesse servire a qualcosa.

La verità è che non riuscivano a concepire che io sapessi già un segreto dei grandi: la morte. Uno dei tanti segreti che i grandi hanno e ti tengono nascosti, anche inventandosi scuse ridicole come che i bambini li porta la cicogna o crescono sotto i cavoli.

Perchè? Perchè tutelare i ragazzi da delle realtà che fanno parte della nostra vita, che sono inevitabili tanto quanto è inevitabile che prima o poi quei ragazzi crescano e scoprano tutto da soli? Per quanti sforzi facciamo nella vita, per quanto possiamo arrivare in alto, tutti prima o poi moriamo. Non è un pensiero allegro con cui svegliarsi ma è la realtà. E il fatto che io questa realtà la sapessi già in seconda media non ha fatto di me un adulta complessata.