26 dicembre 2013

Dottor Jekyll e Mister Hide

Mi è sempre piaciuto scrivere. La mia mente in passato sembrava essere nata per inventare storie, trame, dialoghi. Mi scorrevano nella mente come se stessi guardando un film, come se stessi assistendo alla scena come spettatore esterno e invisibile. A volte mi ritrovavo talmente immersa nella storia da bisbigliare sottovoce tra me e me le battute dei protagonisti. Alcune battute erano più belle e rilevanti, allora le recitavo per intero, anche ad alta voce, altre erano secondarie, o appartenevano ad un personaggio che faceva la parte del cattivo, così le omettevo e le immaginavo soltanto.

C'è un personaggio fra quelli che mi sono inventata negli anni che è sempre stato il mio preferito, Gregory, un trentenne non troppo affascinante con il sorriso sghembo, i capelli strani e la faccia coperta di nei. Nessun parente conosciuto, passato torbido, mi è sempre piaciuto immaginarlo come il gabbiano della canzone dei Bad Company, nessuno sa da dove viene, nessuno sa dove sta andando. Gregory è fragile, ha dentro un perenne senso di inadeguatezza, Gregory si affeziona facilmente alle persone, da tutto se stesso e molto spesso sbaglia, sbaglia e soffre, soffre più di chiunque altro, ma non lo da mai a vedere. Gregory aiuta le persone a vedere il bello anche nelle cose brutte ma è il primo a non riuscire mai a liberarsi di una strana malinconia che lo accompagna sempre, Gregory è la persona più solare che si possa incontrare ma non c'è un solo istante della sua vita in cui sia stato completamente felice. Gregory è la persona che tutti vorrebbero accanto ma per un motivo o per l'altro non è mai la prima scelta di nessuno, perchè Gregory è complicato, bisogna avere pazienza e forza per stargli accanto, ma io so che se qualcuno mai ci riuscisse sarebbe davvero felice.

Gregory negli anni è cambiato, in meglio per certe cose, ma in peggio per altre. Nella mia mente ha incontrato tante persone, alcune che lo chiamavano Gregory ed erano quelle che lo rispettavano e lo temevano, molte di più che lo chiamavano soltanto Greg, ed erano quelle importanti nella sua vita. Alcune lo hanno deluso, altre gli sono sempre stati fedeli, altre ancora all'inizio gli hanno dato del filo da torcere ma una volta risolti i problemi sono diventate il suo punto di riferimento. Gregory ha vissuto amori, litigi, delusioni. Soprattutto delusioni.

Solo con gli anni mi sono resa conto che molto spesso coincidevano con le mie. Tutto ciò che era Gregor in un qualche modo veniva da me, era una parte di me. Vedere vivere lui mi aiutava a capire meglio me stessa. Con gli anni ho capito che esistevano due parti di me, Elena, la ragazza solare e sempre sorridente, quella che è sempre ottimista e piena di vita, quella che non si arrabbia per nulla, perdonerebbe tutto e si farebbe in quattro per qualsiasi buona causa, e poi c'è Gregory, fragile, insicuro e vendicativo, una persona che non è mai riuscita a trovare mai un punto di riferimento nella vita e ha dovuto sempre andare a avanti con la rabbia, la rabbia di volersi riscattare, di voler riemergere, di voler dimostrare a chi gli remava contro di essere più forte di tutto. Uccidi o verrai ucciso, questa è sempre stata la sua vita.

Io sono Elena, ma sono anche Gregory, a volte mi sveglio Elena, altre volte Gregory, un po' come nel libro "Dottor Jekyll e Mister Hide", e proprio come Dottor Jekyll io cerco di nascondere in tutti i modi la mia parte più brutta al mondo ma nel frattempo la amo profondamente, la amo perchè è sincera e forte, perchè mi fa titare fuori il coraggio e la rabbia. Quando Elena si scoraggia Gregory le ruggisce dentro.

L'ultimo post che ho scritto su questo blog risale a quasi due mesi fa, il periodo in cui per colpa di tutto ciò che mi succedeva attorno ero obbligata ad essere Greg, essere lui era l'unica possibilità. Ciò che sta scritto qui sotto è scritto da Greg, ed è evidente. In questi due mesi sono stata spesso lui, molto più spesso di quanto sia stata me. Sono nell'ultimo periodo sono potuta ritornare Elena, dolce come prima, ottimista come prima, sono riuscita a sentirmi meno minacciata dalla vita e più serena, sono riuscita ad assopire Greg per un po'. Ma dopo questi ultimi mesi, dopo tutto quello che è successo, ho capito che essere Elena non mi basterà mai più, ho capito che un po' di ciniscmo e sfiducia nelle persone la dovrò conservare sempre, ho capito che dovrò combattere per me stessa e per quello che voglio, ho capito che dovrò avere sempre meno pietà e tentare sempre meno di capire le persone e andare avanti per me, solo per me. Ho capito che la rabbia e la voglia di dimostrare a chi mi ha ferita quanto valgo è una forza dirompente in me, Gregory è una forza dirompente, quella che mi ha permesso di non abbattermi e di non deprimermi nonostante tutto.

E io ho bisogno di lui, anche se non è sempre buono, e no nè sempre giusto, io non potrò più fare a meno di lui.

2 novembre 2013

Io sono partigiana.


Mi hanno dato dell'insensibile. Mi hanno accusato di non aver mai amato. Di non aver sofferto perchè in realtà non mi era mai importanto nulla.

Forse è così, chi può saperlo. Magari in tutti questi anni mi sono solo illusa di saper amare, di saper volere bene alle persone, ma in realtà non era così. In realtà magari lo faccio per noia, lo faccio per convenzione sociale, perchè è così che si deve fare, magari starei meglio sola.

Ma se proprio volete la mia versione dei fatti io credo che ciò che mi da la forza ogni santa volta di raccogliere i cocci, rialzarmi e sorridere è la rabbia. Rabbia che in me è sempre stato il più forte e motivante sentimento. Il motivo per cui apparentemente riesco così facilmente ad abituarmi all'assenza delle persone è il fatto che di loro non riesco mai a ricordare i momenti belli, perchè vengono offuscati da tutto lo schifo che viene dopo.

Vengono offuscati dalla insensibilità e cattiveria con cui ogni volta le persone mi rinfacciano senza pietà tutte le mie mancanze e le disattenzioni, omettendo accuratamente le loro. Omettendo il fatto che ognuno di noi è lo specchio delle persone che ha attorno, che ogni componente di una relazione agisce in reazione all'altro, che molto spesso le azioni hanno un significato più nascosto di quello che sembra essere evidente. Omettendo il fatto che se una persona sbaglia la maggior parte delle volte non lo fa per cattiveria o mala fede. Io non ho mai, mai sbagliato per cattiveria. Io non ho mai ferito o trascurato qualcuno per ferirlo, io semplicemente reagisco di conseguenza. Reagisco soprattutto in base alla situazione che ho attorno, a come le persone si pongono, mi parlano, mi trattano. Reagisco di conseguenza.

Ma qui pare che tutti siano convinti di aver capito le mie dinamiche mentali, siano tutti convinti di possedere la verità, di essere dalla parte del giusto sempre e comunque, di essere le sole uniche pure vittime della cattiveria delle persone che non vivono se non in funzione di ferirle. Pare che tutti abbiano capito che io sono una menefreghista, che me ne frego dei sentimenti di persone che invece si addoperano ogni giorno della loro vita per rendermi felice, che non mi hanno mai trascurato per un attimo, che hanno sempre me al primo posto nei loro pensieri. Che non hanno mai fatto nulla che potesse ferirmi. Quella che ha solo fatto del male e non ha mai dovuto sopportare niente. Quella che non ha mai perdonato, che non ha mai lottato, che non ha mai gridato e pianto nel cuscino per trovare la forza di passare sopra a mille pugnalate e continuare a stare insieme. Perchè era cento volte peggio soli che insieme fra le difficoltà. No, io ero l'unica a non fregarsene, io ero l'unica a non soffrire, anzi, ero quella disattenta, quella che dava tutto per scontato. Certo.

Che brave persone che avevo attorno, pensa un po. E quando sono perfida io a trattarle male e ad allontanarle ogni volta. Non so se ridere o piangere, ma francamente di piangere non ne vale mai la pena per certe persone. Io perfida, io che nelle relazoni do l'anima. Forse è proprio per questo che appena ho un periodo in cui sono fragile e in difficoltà è il mio "standard" si abbassa le persone si sentono trascurate. E non pensano a quale sia il motivo, non pensano che magari in quel momento avrei solo dannatamente bisogno di un aiuto, no. Loro si sentono trascurate da me, e li finisce il mondo. Li sta la ragione, la chiave di tutto. Io sono una pessima persona che trascura gli affetti. No davvero, mi viene da ridere.

Solo una cosa mi sneto di dire. Fermatevi. Fermatevi finchè siete in tempo, fermatevi e prendetevi un minuto per guardare la bella terra bruciata che avete attorno. Davvero è il mondo ad avercela con voi o forse la vostra eccessiva sicurezza, la vostra eccessiva fiducia nella vostra condotta morale impeccabile, la vostra arroganza e presunzione nel considerarvi persone migliori "della media" vi sta distruggendo? Forse tutte le vostre convinzioni, le vostre belle rassicuranti manie di persecuzione valgono solo nel vostro ottuso ristretto mondo in cui vi siete rintanati e vi sentite appagati.

La vera vita è un'altra cosa. La vera vità l'ho scoperta quando mi avete allontanato, quando mi avete gettato fuori dal vostro mondo in cui rischiavo di essere risucchiata e mi avete rigettata fuori. E io mi sono sentita libera, non è tanto per dire, non è una frase fatta, mi sono sentita libera. Perchè io di quel mondo non ne facevo parte, voi ve ne siete accorti e invece di provare ad uscirne e essere felici con me mi avete caciato fuori. E mi dispiace, sinceramente mi dispiace.

Perciò io non soffro. Perchè delle persone io riesco solo a ricordarmi gli ultimi tempi, quelli brutti in cui loro senza avere il coraggio di dirmelo cominciavano ad allontanarmi e a ferirmi cercando sempre il modo di far sembrare quella situazione dolorosa colpa mia. io mi ricordo la rabbia che provo ripensando al passato, ripensando alle vostra inutili false e stupide parole, la rabbia che è come la levetta di un flipper che mi colpisce e ogni volta mi rimette in gioco.

La cosa peggiore è che voi di quelle parole che dite ne siete fermamente, irremovibilmente convinti. E allora io sono felice, dannatamente felice di essermi tolta di torno persone del genere. Il mio solo rimpianto è di essermene accorta troppo tardi e di aver lasciato che voi mi faceste del male, per mesi, per poi incolparmi di tutto.

Ma io resisto, io sono partigiana della vita, e combatto, resisto e combatto.

8 settembre 2013

#LottoSettembre

« Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.» 

Erano più o meno le otto di sera dell'8 settembre 1943, il Maresciallo Badoglio con un messaggio alla radio comunica agli Italiani che è stato firmato l'armistizio. Millecentottantaquattro giorni di guerra, quarantacinque giorni dalla caduta di un regime durato ven'anni, gli Alleati, dopo essere sbarcati in Sicilia, risalivano la penisola verso nord da cinque giorni. Si accendono fuochi, si suonano le campane, la gente invade le piazze e le campagne, la guerra sembra finita. Ma poi si fa notte e arrivano i tedeschi coi carri armati, si piazzano davanti alle caserme e intimano ai soldati di arrendersi. Il re, Badoglio e tutti i generali sono in fuga verso Pescara, l'esercito si sfalda. Da qui l'occupazione, la guerra civile, le lotte partigiane, le ultime estreme crudeli violenze di un regime moribondo.

Sono passati settant'anni. "Historia magistra vitae", ci piace dire. Bene, allora guardiamoci ora, guardiamoci attorno. Chiediamoci cosa è cambiato, cosa abbiamo imparato. Chiediamoci cosa invece c'è ancora, magari anche peggio, magari con noi che facciamo finta di non vedere, con noi che pensiamo di non poter fare niente per cambiare le cose. Chiediamocelo, altrimenti la memoria non serve a niente.

29 agosto 2013

Bonne journée.

Quando mio fratello era più piccolo faceva dei melodrammi per tutto: perchè aveva sete, perchè doveva fare pipì, perchè non gli piacevano le zucchine nella pasta. Faceva delle esagerate tragedie, con tanto di lacrime amare e teatrali atteggiamenti di disperazione. Per prenderlo in giro io gli davo del teatrante, attore del "Teatro dello Sdello" che nel mio dialetto vuol dire secchio. Da allora mi è rimasto questo modo di dire, quando vedo qualcuno che fa delle scenate esagerate per delle sciocchezze, quando in tv vedo certe bassezze messe in scena dai politici, certi talk show imbarazzanti, ecco io dico "Che Teatro dello Sdello". Ecco, in te ho trovato la mia prima attrice, hai ottenuto ad onorem il ruolo di protagonista della tua grottesca tragedia "Non mi fido del mondo" con sottotitolo "Storia di una povera ingenua che è l'unica in buona fede in mezzo a questo mondo che la vuole fregare". Ti prego togliti la maschera da santarellina, che dentro hai un'anima vendicativa e perfida più di tutti noi messi insieme. Freghi i cretini, ma non freghi me, che non sono più furma si intenda, ho solo esperienza e fiuto con le persone. Perciò siccome il Teatro dello Sdello l'ho inventato io, mi permetto di modificare il titolo della tua tragedia. La merde frappé. Il francese addolcisce tutto e lo rende più fine, e poi non dire che non ci tengo ai miei attori. Bonne journée.

28 agosto 2013

L'amarezza del mondo.

La vita in fondo è solo una questione di persuasione. Le persone più apprezzate sono quelle brave con le parole, con una dialettica invidiabile, quelle che sanno dirti quello che vuoi sentirti dire quando vuoi sentirtelo dire. E poi che importa se quelle parole sono solo una bella sagoma di cartone che cadrà al primo colpo di vento, l'importante è la gioia del momento, è avere tutto e subito, e non solo, avere il meglio, tutto, subito. Mi correggo, quello che sembra essere il meglio. Perchè dietro alle sagome di cartone non c'è nulla, sono belle da vedere, ma sono sottili, senza spessore. Ebbene io non sono bella, non sono attraente, non sono nemmeno interessante, non mi so vendere, se mi si da la parola balbetto, non convincerei nemmeno un bambino delle mie idee e dei miei principi. Però ho la presunzione di non essere una sagoma, io non mi considero tale. E mi accontento di restare ai margini, il posto che mi è stato assegnato da un mondo che si ciba di illusioni maligne. Ma voi tenetevele, tenetevele pure, le vostre sagome, i vostri grandi amori senza fondamenta, le vostre belle sviolinate che non rispecchiano nemmeno mezzo sentimento vero. Tenetevele. Sono l'amarezza del mondo.

13 agosto 2013

La favola della margherita e dei boccioli invidiosi


Io non sono brava a niente se non ha metter le parole una in fila all'altra. Ed è quello che farò. Voglio raccontarvi una storiella, una di quelle banali che si inventano sul momento per far addormentare i bambini la sera, una di quelle che non finisci nemmeno di raccontare tanto hai sonno.

C'era una volta una ragazza alta un metro e un barattolo (messo in orizzontale), con i capelli corti a spazzola e la voce stridula, un nome banalissimo che te lo dovevi far ripetere tante volte per ricordartelo, non come quei bei nomi solenni che ti rimangono subito in testa la prima volta che li senti. Un bel giorno di settembre questa ragazza prese per la prima volta la corriera che dal suo paesino portava a Parma, una città che ai tempi le sembrava grandisima e piena di gente e negozi come lei non poteva avere nel paese in cui abitava. Si sentiva così adulta, questa ragazzina dal nome banale, si sentiva indipendente. Doveva andare al liceo, pensate che passo avanti per lei. Era tranquilla quando si sedette per la prima volta sul banco traballante su cui sarebbe rimasta per cinque anni, con lei in fondo c'erano solo altri ragazzini di paese sbandati come lei. Nella classe c'erano poche ragazze, ma sembravano avere una faccia simpatica, e poi anche i ragazzi non sembravano scontrosi. E poi, per la miseria, li dentro erano tutti nella stessa situazione, gente nuova, posto nuovo. Fu la prima ad imparare tutti i nomi e a chiedere i numeri di telefono, era sempre stata una persona aperta. 

Aveva talmente tanti sogni e progetti da sembrare per la maggior parte del tempo un' illusa, i suoi sogni, non si può negare, a volte erano un po' ingenui, ma non per questo stupidi. Lei però aveva un grande difetto, quello di non riuscire a tenere la bocca chiusa se qualcosa non le andava bene, di non sopportare i perbenismi e i comportamenti forzati dettati da questa fantomatica educazione. Si sa, le persone così sono destinate ad essere messe da parte, è molto più comodo rapportarsi con qualcuno che dice sempre si a tutto, come uno di quei cani con la testa staccata dal corpo che i camionisti mettono sul cruscotto dei tir. E infatti la ragazza con la voce stridula ebbe questo destino, lei non avrebbe mai potuto diventare una dell'elite dei fighi della classe, anzi, molto più spesso venne piazzata fra gli sfigati. Già, gli sfigati, che idiozia. Tutta questione di prospettiva insomma, tutta questione dell'avere degli amici e bombardare facebook di foto e stati per far capire quante badilate di vita sociale avete, oppure avere degli amici, uscirci regolarmente ma tenerlo per se con sano pudore. Che poi c'è anche uscita e uscita, c'è quella figa e quella da sfigati. Che se poi fare cose sfigate è non andare in discoteca a ubriacarsi e fare cento giri al photoset, allora, sperate di ressere sfigati. 

Gruppi studio, uscite di classe (che poi di classe non sono se manca anche solo un componente), pomeriggi in cui i fighi si ritrovavano per studiare insieme e finivano per sprecare il tempo ad affannarsi per sparlare di chi a quelle intense sedute di studio non veniva invitato eppure aveva voti migliori. Si perchè la ragazza bassa con il nome banale, non so se ve la ricordate, pur stando nell'ombra e non facendo la superstar i suoi risultati li portava a casa lo stesso, da sola, facendosi il culo quanto le ossa, che non guasta mai farsi nessuno dei due in questo mondo. Lei camminava da sola con i suoi casini, ed erano più le volte in cui era per terra che quelle in cui era in piedi, ma quando si hanno sogni ambiziosi è così. Quante risate si sono fatti i fighi pensando a lei, pomeriggi interi di grasse risate. Che figata. 

Poi venne il giorno in cui tutto l'impegno diede i suoi frutti, e più o meno concise con il giorno in cui la ragazza si rese conto che davvero era tutta una questione di prospettiva, che poteva essere non solo figa ma addirittura intelligente, bastava uscire dalla sua realtà ristretta. Fuori, fra gli sfigati, c'erano elite molto più fighe! E fuori lei fiorì, non come una rosa rossa o un'orchidea meravigliosa, fiorì come una di quelle margherite timide nei campi della pianura, quelle che ti metti dietro le orecchie oppure usi per fare le coroncine. Sono fiori semplici e poveri, ce ne sono a migliaia, eppure è a loro che gli innamorati si rivolgono, ed è le margherite che i bambini disegnano quando pensano a un fiore. Forse tutto stava nell'accontentarsi, nell'accontentarsi di essere una margherita, ma riuscire a fiorire. Non pretendere di essere un'orchidea e rimanere un bocciolo, i boccioli non li raccoglie mai nessuno per metterli nei vasi, rimangono li nel prato in mezzo all'erba secca, e muoiono di invidia.

Ma in fondo questa è solo una storia, non è la realtà. Mi piace considerarla una rivisitazione del brutto anatroccolo, ma non è esatto, c'è una sfumatura diversa, una morale diversa. Non c'è bisogno di essere un cigno per essere belli, se si è orgogliosi di essere un piccolo anatroccolo si risplenderà lo stesso, si potrà arrivare lontano lo stesso. Ah, poi c'è anche un'altra morale. Una verità univoca non esiste, è tutta questione di prospettiva.

11 agosto 2013

Ingenuità

Quando mi fanno la domanda "Qual'è il tuo più grande difetto?" io di norma rispondo "Il disordine". Qualcosa di materiale, qualcosa di facilmente correggibile con un pomeriggio di buona volontà.  Ebbene, mento sempre spudoratamente. Il mio più grande colossale difetto è l'ingenuità, il continuare a cercare di vedere il buono anche dove palesemente non c'è, il fatto di fidarmi delle persone, delle loro buone intenzioni, del volere a tutti i costi illudermi di vivere in un mondo in cui non ci sono sempre e solo secondi fini, desideri loschi nascosti. Un mondo in cui se incontri una persona per strada che si mette a parlare con te tu non debba stare all'erta, un mondo in cui gli uomini parlano con me perchè mi ritengono una persona interessante e intelligente non perchè ho una quarta di seno e un bel culo. Un mondo in cui confrontarsi con gli altri, anche estranei, e non avere paura ne di giudizi ne di essere fregati. E nonostante la realtà ogni volta mi sbatta in faccia una verità completamente diversa io ho bisogno di questa illusione, io sto male per questa illusione, io ho bisogno di credere di essere migliore proprio perchè fiduciosa. E invece sono solo una povera ingenua.

25 luglio 2013

Pastasciutta sui campi rossi - 70esimo anniversario della caduta

Il 25 luglio 1943 eravamo sui campi e non avevamo sentito la radio.
Vengono degli amici e ci dicono che il fascismo è caduto, che Mussolini è in galera. E' festa per tutti. La notte canti e balli sull'aia. Dovevano cadere così. Sembrava chissà che, e sono caduti con uno scherzetto. Ma è perché mentre loro parlavano di impero e costruivano propagande, il popolo faceva come Forbicino, e tagliava tagliava, finché tutto il castello era posato sull'aria, e molti non se ne accorgevano, e dicevano: che bel castello. E invece era tutta finzione e vergogna. Facciamo subito un gruppo di contadini e andiamo a Reggio, per la strada tutti si aggiungono e la colonna diventa un popolo. Ognuno sembrava che aveva vinto lui, e questa era la forza. Ci sentivamo tutti capi di governo. Arriviamo sotto le carceri di San Tommaso e chiediamo la liberazione dei fratelli antifascisti. Si aprono le porte ed escono i patiti, i sofferenti, i testardi antiregime, i controcorrente, quelli insomma che avevano misurato col cervello dove andava veramente la corrente sotto l'increspata. Hanno barbe e occhi frizzanti, ci abbracciano e sono tuttossa, altri invece sono grassi e acquosi, andati a male nel buio. Ma il piacere è breve, perché bisogna pensare alla situazione. E' Aldo che ci ricorda la frase di Badoglio: "la guerra continua a fianco dei tedeschi". I rospi verdi infatti ci guardano da fermi e sembra che aspettino. Ma è pure Aldo che ci dice di far esplodere la contentezza, intanto si vedrà. E propone: - Papà, offriamo una pastasciutta a tutto il paese.  - Bene - dico io - almeno la mangia. E subito all'organizzazione. Prendiamo il formaggio dalla latteria, in conto del burro che Alcide Cervi si impegna a consegnare gratuitamente per un certo tempo quanto basta. La farina l'avevamo in casa, altri contadini l'hanno pure data, e sembrava che dicesse mangiami, ora che il fascismo e la tristizia erano andati a ramengo. Facciamo vari quintali di pastasciutta insieme alle altre famiglie. Le donne si mobilitano nelle case intorno alle caldaie, c'è un grande assaggiare la cottura, e il bollire suonava come una sinfonia. Ho sentito tanti discorsi sulla fine del fascismo ma la più bella parlata è stata quella della pastasciutta in bollore. Guardavo i miei ragazzi che saltavano e baciavano le putele, e dicevo: beati loro sono giovani e vivranno in democrazia, vedranno lo Stato del Popolo. Io sono vecchio e per me questa è l'ultima domenica. Ma intanto la pastasciutta è cotta, e colmiamo i carri con i paioli. Per la strada i contadini salutano, tanti si accodano al carro, è il più bel funerale del fascismo. Un po' di pastasciutta si perde per la strada per via delle buche, e i ragazzoli se la incollano sotto il naso e sui capelli. Arriviamo a Campegine tra braccia di popolo e scarichiamo la trattoria. Uno dice: mettiamoli tutti in fila, per la razione. Nando interviene:- Perchè? Se uno passa due volte è segno che ha fame per due. E allora pastasciutta allo sbrago, finché va. Chi in piedi e chi seduto, il pranzo ha riempito la piazza grande, e tutti fanno onore alla pastasciutta celebrativa. Ma si avvicinano i carabinieri, e vogliono disperdere l'assembramento. Gelindo si fa avanti e dice: 
- Maresciallo, rispondo io di tutta questa gente. Accomodatevi anche voi. E i carabinieri si mettono a mangiare.  

- Alcide Cervi -

21 luglio 2013

Rassegnatevi e vivete.

 

Moriamo ogni giorno.  Ci ammaliamo ogni giorno, che forse è anche peggio.
Ma la cosa ancora peggiore è che tutti i giorni sprechiamo la vita. Ci arrabbiamo, veniamo delusi, passiamo intere giornate di cattivo umore. Pensiamo sempre e soltanto ai problemi, che occupano il nostro cervello come un cancro e ci impedisce di vivere godendoci quello che viviamo. La maggior parte dei nostri giorni li viviamo per inerzia, li viviamo per abitudine, ce li lasciamo scivolare addosso senza lasciare traccia, come se non ci appartenessero. Ed è sempre troppo tardi quando ce ne accorgiamo, quando vorremmo rincorrerli i giorni, allungarli, fare in modo che ci si sia sempre il sole. Vivete. Rassegnatevi al fatto che il mondo non è perfetto, nulla è perfetto e noi dobbiamo rassegnarci. Per essere felici dobbiamo rassegnarci. Ma non è una sconfitta, rassegnarsi è un inizio. Rassegnatevi e vivete.

Just keep swimming Talia.

19 luglio 2013

Bye.

L'ultima volta che ti ho abbracciato è stato quando ti ho portato sul portapacchi della bici fino alla stazione, perchè altrimenti avresti perso il treno, e poi è finita che io ho perso la mia corriera: è stato così per una vita, io facevo per te l'impossibile e in cambio mi bastava un abbraccio.

6 luglio 2013

96.


96. Un bel numero tondo, lo puoi ribaltare e non cambia niente.
Fuck yeah.

4 luglio 2013

Il vuoto.

Abbiamo avuto tempo sufficiente per imparare.
E poi lo sai che non vuol dire niente dimenticare.
E tu lo sai che io lo so e quello che non so lo so cantare.
Lo vedi tu com'è... come si deve fare.
Precisamente e solamente, battere e levare.
Vedo cadere questa stella e non so più cosa desiderare.
Lo vedi, siamo come cani. Di fronte al mare. 


Fare e disfare, con inganno e con amore.
E poi ti capita in momento in cui non puoi disfare,
e resti circondato nella merda che hai creato.

Scusa De Gregori, ho rovinato tutto.

3 luglio 2013

This is the end.


Noi siamo l'infinito
chiuso dentro ad un bicchiere
noi siamo la paura
del rumore dei fuochi d'artificio
noi siamo il fremito nel petto
della musica ad alto volume
siamo un impermeabile rosso
che forse non ripara la pioggia
ma la rende un po' meno grigia.

24 giugno 2013

LIBERA.

"Ora non la prenderete più, è libera, mi sentite? LIBERA"

14 giugno 2013

Comunicato stampa.

Comunicato stampa.
Se ieri ti sei ubriacato come un cerebroleso fino a vomitare, oggi non andare a donare il sangue nascondendo al medico di aver bevuto ieri. Esiste un modulo di autovalutazione che andrebbe completato con criterio, per essere donatori di sangue non bisogna solo essere idonei alle analisi, bisogna anche essere persone consapevoli e giudiziose. Perchè oggi tu ti sei fatto levare mezzo litro di sangue che magari sarà inutilizzabile. Non sarebbe stato meglio aspettare il prossimo richiamo? Se fai così non ti dimostri forte fisicamente, non sei un rambo, ti dimostri solo un coglione che fa del male a se stesso senza arrecare nessun tipo di beneficio a nessuno. Poi magari sono io quella arretrata che se deve donare non beve, se ha la responsabilità di guidare per un ora e riportare a casa altre quattro persone non beve. Ma dettagli.
Grazie dell'attenzione.

13 giugno 2013

Prima o poi.

Primo o poi arriva quel momento preciso in cui esci da te stesso e dalla tua vita per un istante e la guardi da fuori, ti guardi da fuori. Per un attimo puoi giudicarti, puoi tirare delle somme. E poi ci sono tanti attimi in cui gli altri ti lanciano dei segnali, per farti capire qualcosa che da solo ignoreresti. Sono gli unici momenti in cui si riprende un po' di lucidità dal caos e dalla frenesia. In questo momento io sono in mezzo a tanti frenetici individui e mi sento lucida. Non so se gioirne o spaventarmi.

11 giugno 2013

Candido e l'ottimismo.

Candido aveva la presunzione di pensare che ad ogni situazione si potesse sempre porre rimedio. E aveva la forza di credere che per quanto la sua vita fosse piena di schifo, sarebbe potuta andare peggio. Candido ringraziava per le cose che aveva, se le godeva e le preservava. Candido era lo zimbello di tutti, di certo la persona più sgangherata e sfortunata del mondo. Ma Candido era felice.

Voglio permettermi il lusso di essere ottimista.

7 giugno 2013

Domani.

Fino a ieri se mi avessero chesto di dire chi ero avrei detto il mio nome, il paese dove abito e la scuola in cui studio. Da domani dirò il mio nome, il paese dove abito, e dirò che per adesso non studio in nessuna scuola, che ho dei progetti per il futuro ma che quei progetti dipendono da un dannato test di ammissione che sto aspettando di fare, e che non so nemmeno di preciso quando sarà e se lo passerò. Fino ad oggi non ho avuto molte certezze, se non quella che la mattina mi sarei alzata e sarei andata nel solito palazzo verde, mi sarei seduta al mio solito banco con mille stronzate scritte sopra e avrei detto cazzate per tutta la mattina con le solite cinque straordinarie persone che mi stanno sedute vicine, senza le quali probabilmente sarei impazzita molto tempo fa. Da domani sarò libera, libera da vincoli, da obblighi, da inutili imposizioni. Inizierà la vita vera, così ci piace dire, saremo grandi, finalmente liberi di scegliere cosa vogliamo essere e cosa vogliamo fare. Ebbene io ho scelto, ho scelto cosa voglio diventare. E sarò libera. Libera di cosa? Di cadere nell'incertezza di questi mesi di limbo in cui non sarò nè liceale ne universitaria, in cui non portò dire che facoltà frequento ma nemmeno dire di essere ancora al liceo. Sarò libera di aspettare, di pormi mille domande senza risposta, libera di oziare e di sentirmi in colpa, libera di avere la consapevolezza che potrei non riuscire a fare niente di quello che mi ero prefissata. Sarò libera di fallire. E nonostante io abbia aspettato questo momento, abbia bramato questo momento per anni, adesso non sono più tanto certa che essere libera sia veramente quello che voglio. Non ho mai avuto così tanta paura di avere tante possibilità davanti e di non poter avere nemmeno una certezza, non potere pormi un obbiettivo perchè davanti a quell'obbiettivo ci stanno mille se e mille ma. Da domani mi sveglierò e potrò immaginare, ma poi far cadere tutti i miei castelli in aria per paura che siano illusioni, potrò dire di essere grande ma non potrò dire cosa farò da grande. In questi anni ho faticato, non ho dormito la notte per studiare, mi sono fatta esplodere il cervello per riuscire a sta dietro a millecinquecento cose, ho scomodato tutti i santi del paradiso. Ma non ho mai avuto così tanta paura di fallire. E tutto comincia domani...tutto l'amore del mondo è oltre il confine...

30 maggio 2013

La denuncia di Franca Rame.


Ancora oggi, proprio per l’imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la “fortuna” di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie. Nell’ultima settimana sono arrivate al tribunale di Roma sette denunce di violenza carnale. Studentesse aggredite mentre andavano a scuola, un’ammalata aggredita in ospedale, mogli separate sopraffatte dai mariti, certi dei loro buoni diritti. Ma il fatto più osceno è il rito terroristico a cui poliziotti, medici, giudici, avvocati di parte avversa sottopongono una donna, vittima di stupro, quando questa si presenta nei luoghi competenti per chiedere giustizia, con l’illusione di poterla ottenere. 

Franca Rame nel 1973 fu rapita da cinque esponenti della estrema destra milanese, trascinata a bordo di un furgoncino e violentata fisicamente e sessualmente per ore. La sentenza di condanna per gli aggressori arrivò soltanto venticinque anni dopo quando ormai il reato era caduto in prescrizione. La Rame non solo denunciò gli aggressori, ma rese pubbliche le assurde umiliazioni a cui fu sottoposta dal medico che la visitò e dal poliziotto che raccolse la sua testimonianza. Vi consiglio di leggere la sua testimonianza per rendervi conto, oltre alla violenza sessuale in se, cosa dovette sopportare questa donna per cercare di avere giustizia, una giustizia che non venne mai fatta. Medico e poliziotto che avrebbero dovuto comprenderla, confortarla e essere i più discreti e delicati possibile non fecero altro che cercare attenuanti e scusanti per gli aggressori, chiedendole se durante la violenza si fosse bagnata, se avesse anche solo lontanamente e inconsapevolmente provato piacere, se avesse emesso grida più simili a quelle di godimento che a quelle di dolore, se avesse raggiunto l'orgasmo, e se si quante volte.

Io non nutro certo la presunzione di ottenere qualcosa di concreto con quello che ho appena scritto, ma se posso sperare in qualcosa è di far riflettere. Far riflettere tutti coloro che silenziosamente, magari quasi inconsapevolmente, pensano ancora che una violenza consumata su una donna attraente e vestita in modo provocante sia meno grave, sia scusabile. Io spero vi rendiate conto dell'abominio di questa affermazione. Esiste forse una violenza meno grave? Una violenza comprensibile, scusabile? Mi fa rabbrividire solo il pensiero.

Ciao Franca.


2 maggio 2013

Tesina mode on.

Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
Che non sanno la storia di ieri.
lo son solo e passeggio tra i tigli
Con te, cara, che allora non c’eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
Quelle nostre speranze d’allora,
Rivivessero in quel che tu speri,
O ragazza color dell’aurora.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l’altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent’anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l’amore.


(Italo Calvino)

1 maggio 2013

Sfogo di una supida fra gli stupidi

L'ingratitudine è una brutta malattia che colpisce tutte quelle persone così stupide da non capire che a volte un puntiglio momentaneo può mettere a repentaglio anni di sforzi. Quelle persone che sono disposte a perdere la stima e il rispetto sincero che si erano guadagnate soltanto per una momentanea volontà di manifestare una fantomatica oggettiva autorità.

A volte bisognerebbe avere la sensibilità e l'intelligenza di capire che arrivati ad un certo punto le persone si aspettano dei segnali, si aspettano che si dimentichino i ridicoli luoghi comuni e le altrettanto ridicole spartizioni dei ruoli. Si dovrebbe avere l'astuzia di capire quanto ancora si può tirare la corda e quando invece è il momento di manifestare sensibilità e cuore mettendo da parte tutte le grottesche imposizioni che ci detta quell'insieme di ridicole e ipocrite norme che noi chiamiamo educazone. 

Perchè in ogni contesto esiste un momento per essere autorevoli e intransigenti ed esiste un momento in cui bisogna avere l'umiltà e la sensibilità di dire tu mi hai dimostrato tanto, ora spetta a me dimostrare a te di aver capito e aver apprezzato. Il che è lontano anni luce dal regalare favori o il peccare di disonestà. Significherebbe semplicemente, per una volta, chinare il capo e riconoscere che di fronte a certe difficoltà una persona a volte ha bisogno di essere stimolata e incoraggiata, non depressa e punita perchè sotto un suo fantomatico standard. Perchè allora è oggettivamente estremamente ipocrita offrirsi volontario per salvarti da queste insicurezze e difficoltà se poi si è i primi, quando si presenta occasione, a rigiare il coltello nella piaga e ad approfittarsi delle debolezze altrui per dare una inutile e fuori luogo dimostrazione di autorità e oggettività.

Con questo non mi ritengo minimamente colpita, perchè il potere che lei può esercitare su di me, arrivati a questo punto, è insignificante ai limiti del grottesco. Ciò che io invece facevo per lei mi è sempre sembrato essere indispensabile e prezioso in ogni attività da lei portata avanti. Ebbene, il mio contributo verrà a mancare. In questo momento della mia vita devo pensare esclusivamente a me stessa e ai miei obbiettivi, che devo ammettere sono ambiziosi e difficili da raggiungere. Tutto ciò che ancora mi spingeva a farmi in quattro per aiutarla era il rapporto di stima e fiducia che ci legava. Ebbene, quel rapporto per quanto mi riguarda non esiste più e a giudicare dal suo comportamento non è mai esistito nemmeno per lei. La cosa peggiore è che lei ha lanciato il sasso per poi nascondersi dietro al suo ruolo e alla sua professionalità. Ripeto, tutte idiozie che arrivati a questo punto dovrebbero passare in secondo piano se non addirittura essere messe da parte.

Detto questo, molto presto, con mio immenso sollievo, non sarò più obbligata a vedere lei e tutte le altre bigotte e immensamente ipocrite persone che sono stata costretta a rispettare in questi anni. Voi, tutti voi, ma soptattutto lei, avete avuto innumerevoli occasioni per discostarvi da questo atteggiamento diffuso e dimostrare di avere un minimo di pensiero autonomo, sensiblità e intelligenza. Avete avuto innumerevoli occasioni per dimostrarvi umani e mettere da parte il vostro fracamente ridicolo ruolo. Ma non l'avete fatto. Non l'avette fatto in nome di non so quale sprazzo di orgoglio che ancora vi è rimasto e che vi fa credere ancora, dopo tante infinite volte in cui vi è stata sbattuta in faccia una realtà completamente diversa, di avere il coltello dalla parte del manico. Perciò continuate a rimanere calcificati nella vostra ottusa illusione di avere il controllo, l'autorità, il potere di non solo valutarci, ma anche di darci direttive sulla morale di vita e su come rapportarci alla nostra esistenza. Credo di parlare a nome di tutti se dico che potreste farne a meno.

In questi anni sono maturata, ho scelto che persona essere. Ma non grazie a voi. Anzi, in parte forse si. Perchè è proprio discostandomi dal vostro ridicolo e ottuso modo di pensare che ho trovato la mia strada. 
Detto questo io a differenza di voi non vi intimerò di cambiare in nome di una fantomatica direttiva di vita. Io vi dico fate come vi pare, continuate così. 
Io a differenza vostra non voglio inculcare a nessuno il mio pensiero. 
Vi lascio la libertà di continuare ad essere ridicolizzati dai vostri stessi assurdi e paradossali comportamenti.

Detto questo vorrei farvi un ultimo appunto.
Normalmente chi si prende la respondabilità di giudicare, criticare e dare consigli su come si dovrebbe vivere la propria vita, dovrebbe essere una persona dalla rettitudine morale invidiabile, dal carisma e dalla rispettabilità universalmente riconosciuta e apprezzata. Purtroppo nella nostra bella società governata da puttanieri, ladri e corrotti si sente in dovere di parlare chi dovrebbe solo oggettivamente cucirsi la bocca e andare a nascondersi nel più remoto cantone della terra.

Non so se mai qualcuno dei diretti interessati leggerà quello che ho appena scritto, molto probabilemnte se lo farà persevererà nella sua ottusità e penserà che queste parole non siano riferite a lui. Non speravo certo di ottenere tanto. In fede, una stupida fra gli stupidi.

23 aprile 2013

sole, pioggia, tempesta

Aveva pronunciato quelle poche frasi con un tono pacato e sicuro, come se rivelare quelle cose sul suo passato gli venisse naturale. Stranamente quel tono rassicurante gli usciva solamente quando dentro gli si scatenava l'inferno. Da quel che riusciva a ricordare tutte le conversazioni veramente importanti della sua vita le aveva fatte con quel tono. Per questo spesso era passato da insensibile e aveva il terrore che capitasse anche quella volta. Forse più che un timore era un desiderio, una forma di difesa. Mostrarsi indifferende e distaccato nei confronti di una cosa così grande lo faceva sentire come protetto dietro alla sua maschera, un muro nascondeva la sua fragilità, i suoi brividi alla schiena, le mani che tremavano e il sudore freddo. Fuori la quiete, dentro la tempesta.

8 aprile 2013

Cadiamo violati.


La parte peggiore è rendersi conto che per quanto ci illudiamo di possedere e dominare la parte fisica di noi e di poterla sovrastare con il potere della mente, quando veniamo violati, quando veniamo feriti, tutto il controllo che abbiamo di noi ci abbandona. Quando ci sentiamo abbattuti, quando sentiamo che tutto il nostro mondo diventa insensato, confuso e passa in secondo piano di fronte al dolore fisico, allora ci rendiamo conto che ci siamo solo illusi. Ci siamo illusi di essere forti, di essere invincibili, soprattutto ci siamo illusi di avere il controllo. Cadiamo. Veniamo abbattuti senza neanche accorgercene. E cadiamo. E solo quando siamo a terra ci rendiamo conto che forse da li non ci alzeremo più, che tutti i nostri sforzi e le nostre battaglie sono inutili ricordi lontani. Perchè la vita la si costruisce attimo per attimo, decisione per decisione. Si può sfidare la sorte e azzardare oppure ci si può arrendere prima e non rischiare. Non abbiamo potere, non abbiamo controllo di fronte alla sorte.  Ogni decisione è un rischio, ogni decisione è una svolta, un traguardo che si può percorrere solo in un senso e da cui non si può tornare indietro. 
Ogni decisione ha le sue conseguenze. E queste conseguenze sfuggono al nostro controllo, qualsiasi cosa noi facciamo per impedirlo.


15 marzo 2013

Solitudine.

Gli Agapornis sono detti pappagalli inseparabili perchè una volta che hanno scelto il loro compagno di vita non lo lasciano più. Se per qualche motivo dovessero venir divisi si lascerebbero morire dalla tristezza.

6 marzo 2013

Alterego.

Dimmi che mi sarai vicino.
Quando non saprò distinguere il bene dal male.
Quando non avrò la forza di dire di no.
Quando non avrò nemeno più la facoltà di fare le mie scelte.
Vivi per me, scegli per me.
Torniamo ad essere una persona sola come eravamo un tempo.

Se guardo al passato capisco che le scelte le hai sempre fatte tu.
Eri tu che mi davi la forza. E dammela anche adesso.
Scegli tu anche stavolta, tu non hai sbagliato allora.
Non sbaglierai nemmeno adesso.
Sii la mia persona. Ancora una volta.
Vivi insieme a me, vivi al posto mio se necessario.
Dimmi che anche stavolta ne usciremo insieme.

5 marzo 2013

la virtù dei forti

Che qualcuno abbia la pietà
di insegnarmi questa virtù dei forti
che tutti dicono
potrebbe salvarmi la vita

E che qualcuno mi insegni
come si respira
a che velocità si deve andare
a che traguardo bisogna puntare.

E che qualcuno mi dica
quanto in basso si può cadere
quando bisogna rassegnarsi
quando deve ancora venire il peggio.

Qualcuno mi convinca
che è il non è il momento di mollare
ma mi dia anche un modo affidabile
per potermi rialzare.

Perchè con le mie forze non ce la faccio più.

3 marzo 2013

tempo.

Oggi non è il caso.
Domani non avrò tempo.
E intanto perdo occasioni.
Perdo tempo, perdo momenti.

Mando a puttane la mia riconoscenza a certe persone perchè sono troppo impegnata a costruirmi un futuro cercando di sopravvivere nel presente. Un presente che non avrei nemmeno senza le persone che sto strascurando. E ora sono qui, e non posso cambiare le cose, posso solo piangermi addosso come amo tanto fare, pensare e ripensare, fare e disfare cose che già esistono e li resteranno, a prescindere da quanto io possa pensare a modi improbabili con cui in passato avrei potuto evitare di trovarmi in questa situazione.

E il tempo scorre, maledetto.

Scorre e non ascolta me, che sono insignificante nel suo esistere, tanto quanto sono insignificante per l'esistere di miliardi di persone, alcune fra queste tempo fa erano indispensabili per me e adesso vivono parallele ed esistono a prescindere da me e dai miei casini, dai miei insignificanti casini di cui non frega niente a nessuno.

1 marzo 2013

Marzo.

Marzo mi è sempre piaciuto come mese.
Mi illudeva sempre che fosse finito l'inverno e con lui tutti i problemi.
Quest'anno di certo non è così, ma marzo mi illude sempre.
E oggi che il primo marzo ho rischiato di perdere una delle persone più importanti della mia vita. Certe cose ti fanno rivedere le tue priorità. E dovrò rivederle di certo.

Tanto io devo sempre e comunque lottare contro il mondo.

26 febbraio 2013

macigni sul cuore.

Prendete la vita con leggerezza,
che leggerezza non è superficialità,
ma planare sulle cose dall’alto,
non avere macigni sul cuore.

Italo Calvino


Insegnatemi come si fa.
A non prendersela a morte ogni volta.
A non odiare il mondo e me stessa.
Voglio sapere come fate voi, che restate calmi.
Io mi agito, l'ho sempre fatto.
Io la prendo sul personale, anche se personale non è.
Io mi sento ridicola nella maggior parte delle cose che dico e faccio.

Insegnatemi come si fa a vivere senza impazzire.

25 febbraio 2013

Italy is the old sow that eats her farrow.

Italy is the old sow that eats her farrow.

Complimenti, complimenti davvero.
Quando poi si deciderà di dare voce alla nuova generazione e la si smetterà di rimanere a scaldarsi dentro la merda del passato forse le cose cambieranno. Sono allibita. Ma davvero ancora crediamo a promesse vecchie come i politici che ci governano? Davvero abbiamo dato il potere per l'ennesima volta a personaggi dalla discutibilissima rettitudine morale che hanno incollato il loro culo puzzolente sulle poltrone dl parlamento e li contano di crepare? Davvero anche stavolta, quando qualcosa sembrava muoversi, quando qalcosa sembrava cambiare, siamo ricaduti nel vecchio radicato squallore dei soliti partiti? Davvero non so che dire.



Ogni popolo ha il governo che si merita.

23 febbraio 2013

la parola pudore.

Tanto tempo fa nel mondo esisteva la parola pudore.
Credo esistesse anche la parola limite.
Esisteva la parola dignità e la parola contegno.

Esisteva la regola ferrea che non ci si poteva lamentare per tutto, che bisognava avere spirito di adattamento. Che, anche se può sembrare un luogo comune, bisognava trovare del bello in tutto e non concentrarsi sempre sul marcio. Credo esistesse anche la consuetudine di non continuare a lamentarsi anche dopo i cambiamenti rimpiangendo la situazione precedente che si era criticata ferocemente come pessima.

Ora non so se queste cose esistono ancora.
A vedere il bel mondo e la bella gentaglia che mi circonda non credo.
Ho perso le speranze di veder progredire l'umanità.

22 febbraio 2013

Mi piace illudermi.

Mi piace illudermi.
Mi rende felice.
Non sempre la verità è la cosa migliore.
A volte preferirei continuare a sognare.
A volte vorrei illudermi in pace.
Senza chi pensa di salvarmi riportandomi alla realtà.

Mi piacciono le mie illusioni.
Mi piacciono i miei piccoli mondi.
Mi piacciono le mie balle.

Lasciate che io mi illuda in pace.

6 febbraio 2013

ringraziamento

Non me la prendo per le critiche.
Non è ipocrisia, davvero non me la prendo.
Se sono oneste, garbate e fatte nel modo giusto.

Così come i votacci e i commenti negativi.
C'è modo e modo di darli.
Se sono dati nel modo giusto non mi fanno star male.

Quando però si prende un voto come pretesto per dare una lezione di vita si esagera.
Quando si mette il senso di onnipotenza di essere prof di fronte alla correttezza anche.
Una cosa è cercare di insegnare l'educazione.
Anche se a diciotto anni l'educazione già ce l'ho, grazie.
Una cosa è mortificare ogni tentativo di pensiero critico.
Il respingere ogni suggerimento a migliorare solo perchè viene da un ragazzo.

Non le sopporto le ingiustizie, non le sopporto.
E non sopporto chi predica fino a farmi esplodere i coglioni e poi è il peggiore.
Detesto anche quando si cerca a tutti i costi di avere un rapporto.
Poi si usa tale rapporto per fare del male e fare i gradassi.
Allora perdonatemi ma è meglio restare estranei.


Un ringraziamento.
Quello di rovinarmi sempre e comunque la giornata.

5 febbraio 2013

parallelismi.

Ormai sono cinque anni che studio sulla stessa scrivania.
E per cinque anni ho avuto di fronte la stessa finestra e lo stesso paesaggio.
L'inverno, l'estate, con il sole e con la nebbia.

Solo oggi mi sono fermata a guardare per bene fuori dalla finestra e ho scoperto che stando seduta alla mia scrivania posso vedere il fiume scorrere. La cosa strana è che avrei potuto notare queste cose anni fa, ma ogni volta che mi sedevo a quella scrivania avevo la testa china su un libro a studiare cose di cui non mi importava nulla.
Forse è da queste stronzate che ti rendi conto che anche se non vorresti gran parte del tuo tempo viene portato via da cose che se potessi non faresti mai probabilmente. Eppure non ce ne rendiamo conto spesso perchè siamo come risucchiati da una routinne di doveri e imposizioni che crediamo siano la nostra vita finchè qualcosa non ci fa aprire gli occhi e vedere il fiume che scorre davanti alla nostra finestra. Un fiume che scorreva anche quando non lo avevo ancora notato, proprio come tutta la vita che va avanti senza di me mentre io sono su libri che ormai detesto a studiare cose che al 90% non mi serviranno mai nella vita.

Ho iniziato cinque anni fa senza avere una più pallida idea di che persona fossi e di cosa volessi per il mio futuro. Se il Brocca ha avuto un pregio è quello di avermi bastonato e così cresciuto e consapevolizzato. Ora sono una persona che prima non ero.

Mi sento così vicina alla fine da non poterne veramente più.

29 gennaio 2013

Partire.

Uno dei miei difetti è che quando parto non vorrei più tornare.
Domani sera sarò molto più a nord, a crescere.

28 gennaio 2013

Maturita? eh?

 
Indirizzo: scientifico progetto "Brocca".
Materia oggetto della seconda prova affidata al commissario esterno : Matematica.

Ok ciao, buonanotte, arrivederci.
Non posso neanche dire che non me l'aspettavo.
Potevano almeno aspettare domani quelli del ministero.
Oggi ho anche fatto la simulazione di terza prova, non ero pronta.

Si ma va beh. Questo è solo il mio lurido destino che si compie.
 

26 gennaio 2013

Sopravvissuta

Non voglio nemmeno riflettere sul passato.
Riflettere su quello che devo ancora fare.
Sarebbe tempo immensamente sprecato.
Sono sopravvissuta fino ad ora.
E questo non è poco.


24 gennaio 2013

cimice.


Ho il libro di dante che puzza di cimice.
Oggi ho dovuto studiarci sopra tutto il giorno.
Lunedì ho la simulazione di terza prova e non ho ancora aperto libro.
Ho solo una immensa gigantesca sonno.

Forse a praga riuscirò a dormire un po.

Ah gia, poniamoci obbiettivi a breve termine per favore.
Se no il pianificare mi manda in paranoia.
No non sono ubriaca, buonanotte.

21 gennaio 2013

Fai dei conti.

Ebbene si, sono l'unica sfigata che non ha un Iphone e non gioca a rutzle.
Sono l'unica sfigata che la compagnia di amici non ce li ha sotto casa ma a 30 km di distanza.
E sono anche l'unica sfigata che ha la patente ma non guida perchè c'è la neve.
Sono così sfigata che faccio il maxiscientificoblabla e in tesina porto solo materie umanistiche.

Ma poi sono sfigata perchè sto a dietro a cose di cui non frega un cazzo a nessuno. Faccio i salti mortali credendo che a qualcuno faccia la differenza se io ci sono o no, se io partecipo o no. Ma invece a nessuno interessa, nessuno nemmeno se ne accorge se io non ci sono. Non che io fossi illusa di essere indispensabile, ma perlomeno utile in certi rari momenti.
Dovrei solo nascondermi. Sempre.

20 gennaio 2013

L'amore.

"Vuoi mandarlo in un altra stanza con una scusa ogni volta che ti verrà da vomitare?" "Si, questo è il piano per ora..." "Uno dei piani peggiori che hai pensato da quando ti sei messo a pensare piani Greg" "Se tu hai un'idea migliore non aspetto altro..." "La mia idea, che di certo è migliore, sarebbe dirgli tutto. Dovresti dirgli che sai male..." "Non aiuterebbe ne me ne lui David..." "Invece io credo che farebbe soffrire lui, però farebbe stare meglio te, questo è certo" "Non può farmi stare meglio, non può farmi guarire..." "No Greg, infatti! Ma può starti vicino, anche se non lo ammetti è quello che vuoi" "Forse, ma non voglio che Gil soffra. Ha già troppi pensieri..." "Allora l'alternativa è restare chiuso qui da solo? Se dovessi sentirti male chi ti aiuterebbe?" "Non lo so David...però non posso costringerlo a stare qui con me..." "Non lo costringeresti, lui resterebbe con te volontariamente se sapesse che sei malato!" "Sarebbe comunque una costrizione!" "...appena comincerai a stare peggio promettimi che chiamerai Gil...promettimelo..." "No non lo farò...lo sai...." "Allora chiama me Greg, se stai male chiamami e in nanosecondo sono da te..." "OK...dammi la mano David..." "Io non ti lascio da solo...non ho proprio niente a cui pensare a parte te..."

Si lo sono, sono una stonza, ahahaha ♥
Greg&David tantoamorepersempre ♥

18 gennaio 2013

Ringrazio.

Ringrazio le poche persone che mi hanno sempre sostenuto. E il calcolo da fare per sapere quante sono è davvero una cazzata. Ringrazio chi quando sbagliavo non ha continuato a leccarmi il culo. Perchè si può far notare ad una persona quando sbaglia, con cortesia e rispetto. Ringrazio chi mi ha fatto incazzare, piangere e scaraventare tutti le mie cose contro il muro. Ringrazio chi mi ostacola perchè la l'unico suo scopo nella vita. Ringrazio le poche parole d'affetto che ricevo, quei pochi abbraccia che strappo alle persone. E ringrazio chi ogni volta mi disillude, chi mi impedisce di sognare e mi schiaccia a terra. Ringrazio anche chi mi fa del male inconsapevolmente, chi lo fa inconsapevolmente. Ringrazio il mio temperamento fiero e orgoglioso. Ringrazio il fatto che se c'è una cosa positiva in me è che non mi faccio sottomettere. Per cui ringrazio chi ci ha provato in tutti i modi perchè mi ha reso consapevole. Ringrazio chi mi ha demoralizzato e demotivato. Perchè mi ha dato più vigore nel fare di testa mia.

Se io sparissi oggi l'umanità non potrebbe far altro che gioire.

16 gennaio 2013

Quando scrivo.

Non sto scrivendo molto ultimamente, me ne rendo conto. Di solito quando non scrivo è perchè ho altro da fare, non sono sola e di norma sono felice. Quando scrivo è perchè sono da sola o sono triste, a volte anche quando ho paura di qualcosa.

Stavolta però non è nessuna di queste la causa. Non sono triste, ma non sono felice. Sono stanca, stanca da morire. Sono delusa, spossata, apatica. Mi sento come se per mesi e mesi avessi lottato contro un destino inevitabile, magari anche riuscendo a deviare leggermente il suo corso a mio favore. Si per alcune cose un margine me lo sono guadagnato, ma tutto qui. Perchè il destino va per i cazzi suoi e se ne frega di me.

Ho cercato di fingere che stesse andando tutto bene, che per una volta avessi trovato un equilibrio, avessi trovato un posto nel mondo in cui sentirmi a casa e delle persone con cui valeva la pena di condividere la vita. Ma non è così semplice, non lo è mai. Solo io apro gli occhi sempre troppo tardi, quando il casino ormai è irreparabile, quando sei entrato troppo dentro, troppo in fondo e ora uscire è impossibile. E mi sento soffocare dai sorrisi, dalle parole, dalla gente. Mi sento soffocare. E cerco di spiegarlo, o magari non è vero, non ci provo. Resto zitta. E sono sola. Sola in mezzo alla gente. E sono stanca, apatica. Ho perso la voglia anche di sperare. Tanto non serve, se deve piovere pioverà anche se non vorrei.

Ecco oggi ho scritto. Ma non mi sento meglio. Fine.

13 gennaio 2013

Parole.

Ho persino perso le parole per poter riuscire a descrivere
questa mi ignobile inquietudine
questo mio senso di smarrimento
la mia invisibilie prigionia.

E a poco a poco, se mi sforzo
le parole escono, strozzate
non fluide e musicali come prima.

A volte tutta la mia vita mi sembra un immensa colossale sceneggiata.

11 gennaio 2013

Gregory.

E se tornassi a scrivere lo farei solo per te.
Che sei da sempre la mia ispirazione.
Il mio personaggio, il mio modello.
E tutto ciò che hai vissuto nella mia mente
lo sappiamo tu ed io.

Sei semplicemente perfetto.
Fragile e perfetto.

8 gennaio 2013

Esausta.

Sono esausta di correre dietro alle persone.
Sono esausta di cercare di salvare rapporti che sono la sola a voler salvare.
Sono esausta di cercare di capire perchè certa gente mi odia.
Sono esausta di cercare di aiutare chi non vuole essere aiutato.
Esausta di cercare di capire perchè certe persone stanno male.
Dato che non stanno male affatto ma fingono.
Perchè a quanto pare stare male va di moda.

Ognuno vive per se stesso.

7 gennaio 2013

Night can not last forever.

Se penso a quello che mi sono evitata di soffrire dovrei solo ringraziare l'entità soprannaturale che deide i destini di tutti e ogni tanto ci para il culo.

Dovrei pensare che finalmente ho costruito qualcosa, qualcosa di bello.
Dovrei pensare che così non è mai stato, non così bello, non così stabile.
Nonostante questo non ce la faccio a non avere paura.
Non ce la faccio a non pensare sempre al peggio.
Perchè il peggio esiste sempre, molto più facilmente del bello.
E io vorrei potermi difenderem potermi tutelare, ma è imposibile.
Mi sento solouna insignificante stupida in balia del destino.

Perchè anche se faccio mille sforzi per far andare tutto bene, anche se cerco morbosamente compromessi e soluzioni, anche se respiro profondamente e conto fino a dieci prima di buttare fuori l'aria qualcosa che mi turba ci sarà sempre. Tranquilla non la sono mai stata e probabilmente non la sarò mai. Non mi chiamerei Elena, non sarei io.

6 gennaio 2013

Vibrare.

Se esiste un dio in qualche universo strambo beh allora voglio ringraziarlo.

Voglio ringraziarlo per le mie foto, quelle di cui vado fiera.
E per le parole che scrivo e poi quando le rileggo mi commuovo.
Voglio dirgli grazie anche per le botte, per i pianti.
E devo ringraziarlo anche per le mie emozioni esasperate e amplificate.
Voglio ringraziarlo per quel fuoco che sento bruciare dentro.
Quello che mi fa stare male quanto vibrare di euforia.
Grazie anche per quanto incondizionatamente io so amare.
Quanto altrettanto non perdono quasi nulla alle persone.
Grazie perchè anche se non è il massimo la mia vita non fa schifo.
Grazie perchè qualcosa di bello me lo fai sempre trovare.
E mi hai dato la forza per vivere quà in mezzo nel tuo mondo schifoso.

Ma tanto non esisti caro dio, quindi non serve a niente ringraziarti.
Tanto quanto non serve affannarsi per stare nei canoni della società di merda che mi circonda.
Ed io sono stanca di cercare di fare piacere a tutti, sono stanca.
Ecco, ho finito. Buonanotte.

3 gennaio 2013

Epifania.

Come nelle commedie di Pirandello. Prima o poi succede qualcosa ceh ti sconvolge la vita.
Che ti fa vedere quanto tutto abbia perso ogni senso.
E allora sei perso, non hai più certezze.
Tranne il tuo esistere.
E ora devi prendere decisioni importanti.
Ma vorresti solo tornare indietro quando tutto ti sembrava perfetto.

Cosa devo fare adesso? Chi sono io adesso?