29 agosto 2013

Bonne journée.

Quando mio fratello era più piccolo faceva dei melodrammi per tutto: perchè aveva sete, perchè doveva fare pipì, perchè non gli piacevano le zucchine nella pasta. Faceva delle esagerate tragedie, con tanto di lacrime amare e teatrali atteggiamenti di disperazione. Per prenderlo in giro io gli davo del teatrante, attore del "Teatro dello Sdello" che nel mio dialetto vuol dire secchio. Da allora mi è rimasto questo modo di dire, quando vedo qualcuno che fa delle scenate esagerate per delle sciocchezze, quando in tv vedo certe bassezze messe in scena dai politici, certi talk show imbarazzanti, ecco io dico "Che Teatro dello Sdello". Ecco, in te ho trovato la mia prima attrice, hai ottenuto ad onorem il ruolo di protagonista della tua grottesca tragedia "Non mi fido del mondo" con sottotitolo "Storia di una povera ingenua che è l'unica in buona fede in mezzo a questo mondo che la vuole fregare". Ti prego togliti la maschera da santarellina, che dentro hai un'anima vendicativa e perfida più di tutti noi messi insieme. Freghi i cretini, ma non freghi me, che non sono più furma si intenda, ho solo esperienza e fiuto con le persone. Perciò siccome il Teatro dello Sdello l'ho inventato io, mi permetto di modificare il titolo della tua tragedia. La merde frappé. Il francese addolcisce tutto e lo rende più fine, e poi non dire che non ci tengo ai miei attori. Bonne journée.

28 agosto 2013

L'amarezza del mondo.

La vita in fondo è solo una questione di persuasione. Le persone più apprezzate sono quelle brave con le parole, con una dialettica invidiabile, quelle che sanno dirti quello che vuoi sentirti dire quando vuoi sentirtelo dire. E poi che importa se quelle parole sono solo una bella sagoma di cartone che cadrà al primo colpo di vento, l'importante è la gioia del momento, è avere tutto e subito, e non solo, avere il meglio, tutto, subito. Mi correggo, quello che sembra essere il meglio. Perchè dietro alle sagome di cartone non c'è nulla, sono belle da vedere, ma sono sottili, senza spessore. Ebbene io non sono bella, non sono attraente, non sono nemmeno interessante, non mi so vendere, se mi si da la parola balbetto, non convincerei nemmeno un bambino delle mie idee e dei miei principi. Però ho la presunzione di non essere una sagoma, io non mi considero tale. E mi accontento di restare ai margini, il posto che mi è stato assegnato da un mondo che si ciba di illusioni maligne. Ma voi tenetevele, tenetevele pure, le vostre sagome, i vostri grandi amori senza fondamenta, le vostre belle sviolinate che non rispecchiano nemmeno mezzo sentimento vero. Tenetevele. Sono l'amarezza del mondo.

13 agosto 2013

La favola della margherita e dei boccioli invidiosi


Io non sono brava a niente se non ha metter le parole una in fila all'altra. Ed è quello che farò. Voglio raccontarvi una storiella, una di quelle banali che si inventano sul momento per far addormentare i bambini la sera, una di quelle che non finisci nemmeno di raccontare tanto hai sonno.

C'era una volta una ragazza alta un metro e un barattolo (messo in orizzontale), con i capelli corti a spazzola e la voce stridula, un nome banalissimo che te lo dovevi far ripetere tante volte per ricordartelo, non come quei bei nomi solenni che ti rimangono subito in testa la prima volta che li senti. Un bel giorno di settembre questa ragazza prese per la prima volta la corriera che dal suo paesino portava a Parma, una città che ai tempi le sembrava grandisima e piena di gente e negozi come lei non poteva avere nel paese in cui abitava. Si sentiva così adulta, questa ragazzina dal nome banale, si sentiva indipendente. Doveva andare al liceo, pensate che passo avanti per lei. Era tranquilla quando si sedette per la prima volta sul banco traballante su cui sarebbe rimasta per cinque anni, con lei in fondo c'erano solo altri ragazzini di paese sbandati come lei. Nella classe c'erano poche ragazze, ma sembravano avere una faccia simpatica, e poi anche i ragazzi non sembravano scontrosi. E poi, per la miseria, li dentro erano tutti nella stessa situazione, gente nuova, posto nuovo. Fu la prima ad imparare tutti i nomi e a chiedere i numeri di telefono, era sempre stata una persona aperta. 

Aveva talmente tanti sogni e progetti da sembrare per la maggior parte del tempo un' illusa, i suoi sogni, non si può negare, a volte erano un po' ingenui, ma non per questo stupidi. Lei però aveva un grande difetto, quello di non riuscire a tenere la bocca chiusa se qualcosa non le andava bene, di non sopportare i perbenismi e i comportamenti forzati dettati da questa fantomatica educazione. Si sa, le persone così sono destinate ad essere messe da parte, è molto più comodo rapportarsi con qualcuno che dice sempre si a tutto, come uno di quei cani con la testa staccata dal corpo che i camionisti mettono sul cruscotto dei tir. E infatti la ragazza con la voce stridula ebbe questo destino, lei non avrebbe mai potuto diventare una dell'elite dei fighi della classe, anzi, molto più spesso venne piazzata fra gli sfigati. Già, gli sfigati, che idiozia. Tutta questione di prospettiva insomma, tutta questione dell'avere degli amici e bombardare facebook di foto e stati per far capire quante badilate di vita sociale avete, oppure avere degli amici, uscirci regolarmente ma tenerlo per se con sano pudore. Che poi c'è anche uscita e uscita, c'è quella figa e quella da sfigati. Che se poi fare cose sfigate è non andare in discoteca a ubriacarsi e fare cento giri al photoset, allora, sperate di ressere sfigati. 

Gruppi studio, uscite di classe (che poi di classe non sono se manca anche solo un componente), pomeriggi in cui i fighi si ritrovavano per studiare insieme e finivano per sprecare il tempo ad affannarsi per sparlare di chi a quelle intense sedute di studio non veniva invitato eppure aveva voti migliori. Si perchè la ragazza bassa con il nome banale, non so se ve la ricordate, pur stando nell'ombra e non facendo la superstar i suoi risultati li portava a casa lo stesso, da sola, facendosi il culo quanto le ossa, che non guasta mai farsi nessuno dei due in questo mondo. Lei camminava da sola con i suoi casini, ed erano più le volte in cui era per terra che quelle in cui era in piedi, ma quando si hanno sogni ambiziosi è così. Quante risate si sono fatti i fighi pensando a lei, pomeriggi interi di grasse risate. Che figata. 

Poi venne il giorno in cui tutto l'impegno diede i suoi frutti, e più o meno concise con il giorno in cui la ragazza si rese conto che davvero era tutta una questione di prospettiva, che poteva essere non solo figa ma addirittura intelligente, bastava uscire dalla sua realtà ristretta. Fuori, fra gli sfigati, c'erano elite molto più fighe! E fuori lei fiorì, non come una rosa rossa o un'orchidea meravigliosa, fiorì come una di quelle margherite timide nei campi della pianura, quelle che ti metti dietro le orecchie oppure usi per fare le coroncine. Sono fiori semplici e poveri, ce ne sono a migliaia, eppure è a loro che gli innamorati si rivolgono, ed è le margherite che i bambini disegnano quando pensano a un fiore. Forse tutto stava nell'accontentarsi, nell'accontentarsi di essere una margherita, ma riuscire a fiorire. Non pretendere di essere un'orchidea e rimanere un bocciolo, i boccioli non li raccoglie mai nessuno per metterli nei vasi, rimangono li nel prato in mezzo all'erba secca, e muoiono di invidia.

Ma in fondo questa è solo una storia, non è la realtà. Mi piace considerarla una rivisitazione del brutto anatroccolo, ma non è esatto, c'è una sfumatura diversa, una morale diversa. Non c'è bisogno di essere un cigno per essere belli, se si è orgogliosi di essere un piccolo anatroccolo si risplenderà lo stesso, si potrà arrivare lontano lo stesso. Ah, poi c'è anche un'altra morale. Una verità univoca non esiste, è tutta questione di prospettiva.

11 agosto 2013

Ingenuità

Quando mi fanno la domanda "Qual'è il tuo più grande difetto?" io di norma rispondo "Il disordine". Qualcosa di materiale, qualcosa di facilmente correggibile con un pomeriggio di buona volontà.  Ebbene, mento sempre spudoratamente. Il mio più grande colossale difetto è l'ingenuità, il continuare a cercare di vedere il buono anche dove palesemente non c'è, il fatto di fidarmi delle persone, delle loro buone intenzioni, del volere a tutti i costi illudermi di vivere in un mondo in cui non ci sono sempre e solo secondi fini, desideri loschi nascosti. Un mondo in cui se incontri una persona per strada che si mette a parlare con te tu non debba stare all'erta, un mondo in cui gli uomini parlano con me perchè mi ritengono una persona interessante e intelligente non perchè ho una quarta di seno e un bel culo. Un mondo in cui confrontarsi con gli altri, anche estranei, e non avere paura ne di giudizi ne di essere fregati. E nonostante la realtà ogni volta mi sbatta in faccia una verità completamente diversa io ho bisogno di questa illusione, io sto male per questa illusione, io ho bisogno di credere di essere migliore proprio perchè fiduciosa. E invece sono solo una povera ingenua.