8 settembre 2013

#LottoSettembre

« Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.» 

Erano più o meno le otto di sera dell'8 settembre 1943, il Maresciallo Badoglio con un messaggio alla radio comunica agli Italiani che è stato firmato l'armistizio. Millecentottantaquattro giorni di guerra, quarantacinque giorni dalla caduta di un regime durato ven'anni, gli Alleati, dopo essere sbarcati in Sicilia, risalivano la penisola verso nord da cinque giorni. Si accendono fuochi, si suonano le campane, la gente invade le piazze e le campagne, la guerra sembra finita. Ma poi si fa notte e arrivano i tedeschi coi carri armati, si piazzano davanti alle caserme e intimano ai soldati di arrendersi. Il re, Badoglio e tutti i generali sono in fuga verso Pescara, l'esercito si sfalda. Da qui l'occupazione, la guerra civile, le lotte partigiane, le ultime estreme crudeli violenze di un regime moribondo.

Sono passati settant'anni. "Historia magistra vitae", ci piace dire. Bene, allora guardiamoci ora, guardiamoci attorno. Chiediamoci cosa è cambiato, cosa abbiamo imparato. Chiediamoci cosa invece c'è ancora, magari anche peggio, magari con noi che facciamo finta di non vedere, con noi che pensiamo di non poter fare niente per cambiare le cose. Chiediamocelo, altrimenti la memoria non serve a niente.