27 febbraio 2014

Perdere l'eternità.

Distanti e accesi nell'aria
due fuochi che non sanno andare via
l'hai scritto quando non c'ero
"dove finisci tu comincio io".
Chissà se dove sei piove
sei come una stagione che non c'è
diversi posti e persone 
ma non c'è mai nessuno come te.  
Nel mio universo, non ti ho mai perso
sei insonnia nelle vene, dolcezza e sesso
non hai mai smesso di farmi dire sì all'amore 
l'amore è indimenticabile 
bella e grande verità 
passa il cielo e se ne va
vedi com'è facile perdere il cielo
perdere l'eternità.
L'atmosfera di quel giorno era ciò che di più irreale avesse mai visto. L'erba così maledettamente verde e ben curata sotto un sole che era raro vedere in una cittò grigia come Londra. La massa insensata di persone vestite di nero radunate come soldatini attorno alla fossa perfettamente squadrata in cui era appena stato deposto il corpo di sua moglie. Nemmeno di questo Bradley era sicuro. Perchè non aveva sentito nulla. Nei giorni successivi alla notizia che sua moglie non ce l'avrebbe fatta, il poliziotto aveva cercato di raccogliere tutta la razionalità che gli era rimasta per prepararsi, ma non c'era riuscito. Era certo che quando il momento sarebbe arrivato sarebbe stato investito e devastato dal dolore, era certo che i primi giorni senza di lei sarebbero stati un inferno. Invece non aveva sentito nulla. Dal momento stesso in cui lei se n'era andata era iniziato il penoso calvario che ogni persona che subisce un lutto deve sopportare. Le decine di ipocrite telefonate di condoglianze, gli sguardi curiosi e invadenti della gente che aspettava morbosamente di cogliere un minimo segno di dolore sul suo voto, le faccende burocratiche, le spese mediche da saldare, l'organizzazione del funerale. Quel caotico e concitato susseguirsi di sterili impegni si era sommato alle nottate in bianco, alle settimane in cui era tornato a casa soltanto per farsi una doccia e radersi. Non aveva avuto un solo istante per stare da solo, veramente da solo, non aveva avuto un istante per fermarsi a pensare, per realizzare quello che davvero era successo. Quel correre vorticoso del mondo attorno lo stordiva a tal punto da non capire nemmeno cosa fosse davvero reale in tutto ciò che stava vivendo. Gli era sembrato di percorrere tappe obbligate, di aver fatto tutto ciò che si doveva fare in quei casi, tutto ciò che la gente si aspettava. Ed era questo che lo disgustava più di tutto, l'essere stato così debole da essersi lasciato trascinare dalle convenzioni sociali che lui tanto odiava. Nonostante sentisse il dolore, nonostante fosse consapevole della sua sofferenza, non aveva avuto un momento per fermarsi e soffrire davvero. Un istante per capire che era tutto reale, che era davvero arrivato a quel punto. Ed ora che se ne stava seduto a fissare un indefinito punto all'orizzonte, ora che si era potuto fermare, in silenzio, non riusciva comunque a sentire niente. Una bara coperta di rose rosse in una fossa, un funerale. Ne aveva visti tanti. Cosa era diverso quella volta? Cosa sarebbe dovuto essere diverso? Perchè non soffriva, perchè non piangeva, perchè non provava dolore vedendo quella bara in cui era contenuto il corpo della donna che amava e con cui aveva condiviso amore, delusione, gioia, dolore, vita? Perchè? Perchè quel mondo marcio che viveva solo dentro a schemi stabiliti, tanto rigidi quanto insopportabili, gli aveva strappato anche il dolore? Perchè non lo avevano lasciato soffrire? -Agente Bradley...- L'attenzione del poliziotto fu attratta da quello che lui ricordava vagamente essere un collega, un uomo grassoccio dall'aria trasandata. -Volevo dirle che mi dispiace moltissimo per la sua perdita.- Bradley si alzò in piedi per poterlo guardare negli occhi. - Davvero?- Disse con tono freddo e distaccato squadrandolo con uno sguardo gelido. - Non credo proprio, sai? Tu che ora mi fai le condoglianze non sei la stessa persona che quotidianamente parla alle mie palle coi colleghi, che data la sua mediocrità per spiccare ha tentato di mettere i bastoni fra le ruote a me fin dal giorno in cui sono entrato in polizia? Pensi che non me ne ricordi? E ora sei qui, con il tuo bel vestito nero della festa a dirmi che ti dispiace per me. Ti dispiace così tanto che per farmi le condoglianze hai usato la stessa sterile frase che noi poliziotti diciamo ai familiari delle vittime quando bussiamo alla loro porta per dare la brutta notizia. Quanto ci dispace veramente quando la pronunciamo? Probabilmente di più di quanto dispiace a te in questo momento.- Il poliziotto si fermò un attimo a prendere fiato e guardandosi attorno vide che tutti i presenti lo fissavano. Il disgusto per quella scena gli fece venire la nausea.  -Perchè lo fate? Perchè fingete che vi dispiaccia? Perchè siete venuti qui a piangere una persona che nemmeno conoscevate, una persona per cui nemmeno io sto soffrendo, perchè? Vi fa stare meglio? Vi fa forse sentire persone migliori?-  Cercò di guardare negli occhi ognuno dei presenti per cercare almeno di percepire un po di disagio e vergnogna nei loro occhi, ma non vide nulla se non compatimento per lui, il vedovo che sragionava, che aveva perso la testa. Per la prima volta dopo settimane si sentì davvero sul punto di scoppiare in lacrime e la cosa lo spaventò dannatamente. Era dunque così che ci si sentiva ad essere soli? Faceva così male essere liberi di soffrire? Tornare a casa, nel silenzio di una casa in cui ormai non c'era nessuno se non lui, trovare le cose che lei aveva lasciato in giro, come se fosse uscita per tornare poco dopo e riordinare tutto, trovare i suoi vestiti, annusarli, riguardare le foto, ricostruire dolorosamente nella mente ogni attimo di una vita vissuta insieme. Mente che prima cancella i momenti brutti esaltando quelli belli e poi ti riversa addosso come una valanga tutte le frasi non dette, tutti i baci persi per la fretta, le litigate inutili, le notti passate lontani per colpa del suo dannato orgoglio. Si rese conto di non volerlo, non volerlo davvero. In quel momento gli sembrò molto più rassicurante lo stordimento, quella specie di sbronza che gli appannava i sentimenti. Guardò un'ultima volta le sagome nere che lo circondavano, poi diede loro le spalle e cominciò a camminare sull'erba verde e luminosa, il sole lo accecava. Nessuno si mosse a parte lui, storditi e indignati i presenti erano immobili. Solo dopo qualche istante Holstein, l'unica persona che Bradley era sicuro fosse li per lui, si staccò dal gruppo e si mise a seguirlo con aria preoccupata. -Dove stai andando?- Il poliziotto si fermò un istante a guardare negli occhi l'amico. -Al lavoro.- Disse con un tono quasi sorpreso dalla domanda, come se in quel momento andarsene fosse la cosa più giusta e naturale da fare. Poi si rimise a camminare, Holstei rimase indietro incredulo. -Ma, ma questo è il funerale di tua moglie! Non vuoi dirle addio?!- Bradley si fermò di nuovo e fissò l'uomo con aria stanca. -Isobel è la donna con cui ho condiviso la vita per più di dieci anni. Lei era...era lei. L'unica, l'unica persona...per me. E se credi che mi bastino un paio di frasi lette in chiesa, sempre le stesse frasi per ogni dannata persona morta in questo mondo, un prete e una massa di ipocriti vestiti di nero per riuscire a dirle addio allora non hai capito proprio niente di come sono fatto io. E non hai capito niente di cosa ci legava, di cosa significhi per me che lei mi abbia lasciato. Forse un giorno riuscirò a dirle addio, e sarà il giorno in cui mi sarò fatto una ragione di tutto questo, mi sarò fatto una ragione del non averla più con me, quel giorno allora...- Non riuscì a finire la frase perchè la gola gli si contrasse improvvisamente come se lo avessero colpito dritto all stomaco con un pugno. Si portò le mani al viso, cadde in ginocchio sull'erba e rimase li come in apnea, senza riuscire a far uscire un solo singhiozzo, una sola lacrima. Holstein gli corse incontro, gli prese le spalle e tentò di abbracciarlo, ma Bradley si divincolò e si rianzò in piedi con decisione scansadosi con violenza di dosso le braccia dell'amico. -Ho detto che vado al lavoro.- Si voltò e si rimise a camminare, la testa gli rimbombava dolorosamente ad ogni passo. Si portò istintivaente la mano destra alla pistola e la sistemò saldamente sul fianco. Raggiunse l'auto di servizio quasi per inerzia. Quando fu a bordo si assicurò che fosse tutto a posto, sistemando lo specchietto indugiò solo qualche istante sulla sua immagine parzialmente riflessa, poi fece un respiro profondo e impugnò l'autoparlante della radio. -A centrale. Agente Bradley rientra operativo alle 11 e 35. Comunico rientro in sede.-

23 febbraio 2014

Recidiva.

Stasera pensavo che ormai questa specie di discarica di pensieri esiste da quattro anni. E pensavo a quante volte io ci abbia scritto dentro "stavolta sarà di verso, stavolta mi terrò vicine solo le persone che a me ci tengono davvero, quelle che meritano la mia fiducia". La cosa disarmante è che ogni volta questa frase si riferiva a persone diverse, che poi deludevano, ferivano, anche quelle che non avrei mai creduto. E io ripartivo, ogni volta mi illudevo, e scrivevo questa frase. RECIDIVA. Dannatamente recidiva.

E se stavolta dicessi che la musica è cambiata chi mai ci crederebbe? Non è cambiata, ho solo messo da parte tutto e tutti. Ho solo deciso che per un po' farò a meno di "quelli che mi amano davvero, quelli che lo merito" e cercherò di bastarmi. Perchè è l'unica maniera per non essere recidiva. Perchè la sono, ma questo non vuol dire che mi piaccia esserlo.