12 dicembre 2015

Odio.

"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante."

Questa frase in questi giorni me la stanno sbattendo davanti agli occhi dappertutto, nel contesto più sbagliato che riesco ad immaginare, che già io odio il piccolo principe e poi anche questo. Però come la maggior parte delle cose che mi capita davanti agli occhi poi ha un senso, che poi sono convinta che sia una coincidenza, ma è cosi, niente sembra passarmi davanti agli occhi a caso. Ed ecco dicevo che io odio il piccolo principe, perché è troppo melenso, ma non è questo il punto, e io sono stanca e in realtà non ho nemmeno voglia di scrivere, non ho voglia di pensare a cosa scrivere, ma avevo voglia di sfogarmi, come sempre, e allora scrivo, come sempre, su questo puttanaio.
È farò un elenco delle cose che odio.
- odio chi mi ha illuso
- odio chi finge di non capire
- odio chi non capisce anche se dovrebbe perché è mio amico (in teoria)
- odio gli "amici in teoria"
- odio quando non trovo la canzone giusta da ascoltare

Questo è per ogni volta che torno a casa 
e mi metto a cercare una canzone 
che spieghi quello che penso, 
che spieghi come mi sento,
Perché io da sola non lo so più fare.

26 settembre 2015

Me ne strafotto

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende,
chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende
la rabbia e il gesto, donne e canzoni
gli amici persi, i libri mangiati
la gioia piana degli appetiti 

l'arsura sana degli assetati 
la fede cieca in poveri miti 
Come vedi tutto è usuale 
solo che il tempo stringe la borsa 
e c'è il sospetto che sia triviale 
l'affanno e l'ansimo dopo una corsa 
 l'ansia volgare del giorno dopo 
la fine triste della partita 
il lento scorrere senza uno scopo 
di questa cosa che chiami vita.

 Mi ricordo perfettamente il giorno in cui, presa da una strana nuova convinzione delle mie, ho preso un pezzo di scotch di carta, l'ho attaccato sopra lo specchio in cui mi guardo prima di uscire la mattina e ci ho scritto sopra in nero ME NE STRAFOTTO a caratteri cubitali. Un po' dannunziana come cosa, ma cosa ci volete fare, per molte cose ho sempre sognato di essere come lui. Quella frase l'ho messa li sullo specchio perché volevo che fosse una sorta di monito con cui iniziare la giornata. Inutile dire che nemmeno per un singolo giorno della mia vita dall'affissione della frase sono riuscita anche lontanamente a strafottermene di qualcosa, anzi, proprio dopo aver messo quella frase mi sono ancora più resa conto di quanto drammaticamente io al contrario prenda eccessivamente e sistematicamente sul personale ogni più minima stronzata che succede, scusare se sono sempre così triviale. Mi sono resa conto che io di strafottermene non sarò mai in grado. Mi sono resa conto di come io inevitabilmente sia destinata ad incazzarmi e a stare male pensando e ripensando ad ogni torno, ogni minima cazzata che è andata storta. Ed è per questo che sono così maledettamente incazzata a morte con tutto, soprattutto con te che invece sei la persona che apparentemente è più in grado di strafottersene in questo universo. Ma io no. E ci sto di merda.

16 settembre 2015

Delusioni.

Sono quasi le due di mattina e non so nemmeno  perché mi sto mettendo a scrivere. Forse perché in fin dei conti questo spazio è sempre stato una valvola di sfogo per me, forse perché questo è sempre stato l'unico posto veramente mio in cui mi sono sempre presa la libertà di dire quello che magari in altre situazioni terrei per me. Questo è il mio spazio, questo è il mio diario. Quindi non voglio chiedere ne scusa ne il permesso a nessuno.

Ebbene, chi mi conosce almeno un po' lo sa, io detesto rimanere indifferente. C'è stato un periodo in cui per vari motivi avevo deciso di mantenermi sempre neutrale nei confronti di tutto per non avere problemi. Periodo che non è durato molto a dire la verità perché impedire a me stessa di dire quello che penso per me è una sorta di violenza autoinflitta.

Quindi da quando ho raggiunto questa consapevolezza io mi schiero sempre, molto nettamente e convintamente, da una parte o dall'altra. Mi schiero apertamente, non torno indietro, molto raramente almeno, qualsiasi cosa succeda. Mi piace pensare che ci fosse un motivo estremamente valido, solido e importante per aver preso una certa posizione, per essere da un lato della barricata rispetto all'altro. Mi piace convincermi che quel motivo in fin dei conti rimanga, qualsiasi cosa succeda e qualsiasi cosa facciano o dicano le persone.

Ultimamente, e non so se sia un caso o sia il frutto di scelte non del tutto ponderate e giuste, i miei schieramenti, per quanto buoni e giusti siano in linea di princicio, non mi stanno portando altro che frustrazione, delusione e preoccupazioni. Il che in un certo senso potrebbe sembrare una sconfitta, ma non necessariamente la è. Mi piace pensare, si perché a me piace dannatamente autoconvincermi delle cose, che semplicemente nell'ultimo periodo io mi sia posta degli obbiettivi molto più ambiziosi e impegnativi da raggiungere e sia questo il motivo di tante difficoltà. E di sicuro in gran parte questo e vero. Però a questo ormai ci sono abituata.

Ciò che invece era sempre stato un motivo di orgoglio e di soddisfazione per me era il fatto di avere dei compagni che mi seguissero, dei compagni che in questi progetti folli e sconsiderati si buttavano a capofitto con me. Perché di delusioni e sconfitte ne ho avute tante, di posizioni sbagliate ne ho prese centinaia e di errori ne ho fatti altrettanti. Però alla fine di tutto il mio gruppo di esaltati sognatori era sempre li con me a tirare le somme di tutto, intascare le sconfitte e ricominciare da capo. Io ho sempre avuto persone su cui ero certa di poter contare, persone che sapevo che ad ogni mia più assurda e folle richiesta di aiuto avrebbero corso da me con una soluzione, con un idea, anche solo con qualche parola di incoraggiamento. E questo purtroppo negli ultimi tempi mi manca terribilmente.

La cosa diventa ancora più difficile e intollerabile se all'inizio dell'impresa tu eri già consapevole di non potercela fare da sola ma avevi accettato la sfida lo stesso proprio perché sapevi di avere certe persone alle spalle che ti avrebbero sostenuto e aiutato, certe persone in cui hai creduto terribilmente tanto, persone a cui hai dato una fiducia spropositata e in cui hai riposto speranze, idee, progetti. E la cosa è ancora più difficile quando quelle persone la tua fiducia inizialmente l'avevano chiesta e cercata come se tu fossi fondamentale per loro quanto loro lo erano per te, fa ancora più male quando con queste persone hai fatto di tutto per creare un legame, quando queste persone ti avevano infarcito di promesse e buoni propositi che sono durati meno di niente.

E allora a quel punto la sfida non è più soltanto la tua idea, il tuo progetto, la sfida diventa continuare a coinvolgere i tuoi compagni, richiamarli continuamente all'ordine, cercare di ricordare sempre loro il motivo per cui siamo li e quale idea ci muoveva all'inizio.

Ed è frustrante, più frustrante di qualsiasi sconfitta quando dall'altra parte vedi un disinteresse e un'apatia con cui non ti eri mai scontrata prima. È una delusione così forte da farti dubitare si tutto quello che hai fatto fino a quel momento, da far sembrare stupidi e campati per aria tutti i tuoi progetti, da farti sentire stupida e ingenua ad aver creduto a certe cose.

Ma, nonostante tutto, come dicevo, il motivo di certe scelte rimane e sempre rimarrà. E poi che importa, ci sono sempre io. Ci sono io con le mie idee, con i miei progetti, con la mia idea di come certe cose vadano fatte e portate avanti. E io resterò, il mio motivo resterà, e con fatica ripartirò da qui. Con persone nuove che condivideranno la mia idea e il mio progetto, persone che magari non ho ancora incontrato ma che credo siano da qualche parte e siano destinate prima o poi ad incontrarmi, a trovare le mie idee così spaventosamente vicine alle loro da decidere di seguirmi.

In ogni caso ,per ora, nonostante tutto, l'unica certezza che ho è che ne ora ne mai cambierò il lato della barricata, che mai per convenienza o in preda alla drbolezza abbandonerò i miei progetti e svenderò la mia fiducia a chi nei momenti di difficoltà mi si avvicinerà cercando di sfruttare il momento.

Io ci sarò sempre e avrò sempre me stessa, i miei progetti, i miei ideali, i miei sogni, i miei libri, le mie canzoni, le cose che mi rendono felice e che vengono svilite e fatte sembrare ridicole da tanti ma che non mi importa, saranno sempre mie, mie compagne.

11 settembre 2015

È per te, è per tutti.

Oggi riflettevo su una cosa, pensavo a tutte le cose che adesso faccio e possiedo e che quando ero più giovane credevo fossero proprio fuori dalla mia portata. Pensavo fossero per gente sopra la media, cose che davvero io avrei dovuto abbandonare in partenza l'idea di poter ottenere perché chi le faceva era evidentemente speciale e fuori dal comune, erano quelle cose che io vedevo possibili per una persona su un milione, e io non ho mai creduto nella vita di poter essere una su un milione. Ricordo bene quanto mi fossi proprio messa in testa che sarebbe stato meglio, anzi sarebbe stato giusto, che io nemmeno provassi mai a fare certe cose, mi sentivo come se quel tentativo fosse una sorta di peccato di tracotanza. Crescendo poi, avvicinandomi a certe cose, ho capito che in realtà sarebbero anche potute essere alla mia portata, magari non senza una buona dose di impegno e sacrificio, ma ci sarei potuta arrivare, altre mi sono proprio piovute addosso quasi senza che io lo volessi. In un certo senso posso dire di essere al momento una di quelle persone che da piccola ritenevo così tanto speciali, la cosa brutta è che nonostante questo, non essendo stato poi così difficile diventarlo, non mi sento speciale come credevo mi sarei sentita, non mi sento speciale quanto speciali mi sembravano quelle persone ai tempi, mi sento solo un poco sopra la media per alcune cose, nella media o addirittura un poco sotto nella maggior parte, bravissima in cose irrilevanti ai fini pratici, almeno per ora. Ebbene, ho appena detto che alla fine delle cose tutto è stato più facile, molto più facile del previsto. Eppure prima di cominciate ognuna di queste cose c'è stato un attimo in cui la mia testa mi diceva "non è per te, lascia perdere, evitati la delusione". Eppure sono qua, non mi sento così tanto speciale come credevo, ma sono qua. E forse il fatto che io dall'alto del mio essere assolutamente ordinaria e non speciale sia arrivata qui potrebbe essere un incentivo per tutti quelli come me a cui la testa dice "non è per te".

È per te, è per tutti. La gente ti fa credere che certe cose che fa siano impossibili da raggiungere per sentirsi superiore a te e convincere anche te che sia così. È per te, è per tutti.

30 agosto 2015

Post inutile. Non particolarmente rilevante.

Post inutile, non particorlarmente rilevante. Ho deciso di chiamarlo così. Si perchè in quello che sto per scrivere non ci sarà nulla di nuovo, nulla di interessante, probabilmente. Queso post non è nemmeno programmato, non avrà un filo logico, sto scrivendo a braccio senza una mappa mentale in testa di quello che voglio dire. Prendetela come viene, ogni tanto mi prendo anche questo lusso.

Ieri stavo scartabellando (esiste questa parola?) nell'archivio del blog, scorrevo qua e la i vecchi post, soprattutto quelli vecchissimi, quelli localizzati in certi periodi della mia vita che sapevo essere "caldi". Vi giuro che è stata una delle sensazioni più strane che io abbia mai provato, è stato bello da un lato ma estremamente fastidioso dall'altro.

Ormai su questo blog ci bazzico da quattro anni giusti, il compleanno era qualche giorno fa. Avevo cominciato tutto con uno stupido post completamente inutile per il compleanno di Keith Moon, avevo cominciato così proprio perchè mi piaceva l'idea di avere un blog e non avevo la più pallida idea di cosa ci avrei messo dentro, di cosa ci avrei scritto, non ero nemmeno troppo convinta di avere qualcosa di bello e interessante da dire, avevo una vita noiosa da liceale, per cui. Ho deciso che ci avrei scritto un po' quello che capitava, non avevo un argomento, ai tempi avevo pure una grafica di merda con lo sfondo rosso porpora e le scritte nere, fine. Nemmeno quello era troppo importante. Poi sono arrivati i primi post su di me, sui miei pensieri, mi ricordo perfettamente quanto era bello scriverli all'inizio, mi piaceva un sacco mettermi sulla tastiera e lasciarmi trasportare da un incontrollato flusso di pensieri che dalla mia testa passava sui tasti e poi su una pagina, poi ai tempi rileggevo con cura, mettevo in grassetto e in corsivo certe frasi, aggiungevo citazioni. Quando cliccavo su pubblica ero pienamente soddisfatta di quello che avevo scritto, smaniavo fino al giorno successivo perchè scrivere su quella sottospecie di pagina mi entusiasmava, scrivere di me mi entusiasmava e non vedevo l'ora di farlo. A volte avevo talmente tante idee da non riuscire a metterl tutte per iscritto, a volte alcune me le dimenticavo.

Avevo cominciato a scrivere in un periodo in cui uscivo da una specie di crisi mistica esistenziale con me stessa, un periodo in cui uscivo da litigi con tutto e tutti e in cui avevo appena "resettato" tutto, me stessa, le mie amicizie, le persone che avevo attorno. Era un periodo veramente bello in cui ero estremamente felice e sicura di me, era davvero un periodo in cui mi sentivo invincibile, in cui continuavo a ripetere quanto fosse bella la mia vita in confronto a quella che avevo un anno prima, un periodo in cui continuavo a ripetere (riscrivere) come un disco rotto che non volevo cambiamenti, che andava tutto bene così, che ero felice.

Poi è venuto una specie di periodo di transizione, un periodo in cui probabilmente avevo ricominciato ad avere dei problemi con il mondo, con le persone, con me stessa, è normale è così, io sono una personalità istrionica a detta di tutti e se c'è qualcosa in cui incarno alla perfezione l'essere un istrione è la irrequitezza costante e il terrore della noia, dell'abitudine, l'ansia al solo pensiero che la mia situazione di vita sia statica e immutabile. Ebbene, in questo periodo quella vita così bella e così tranquilla cominciava già a stufarmi a quanto pare, cominciava a starmi stretta, avevo deciso che non mi bastava, che volevo di più, e per avere di più io ero sempre e soltanto disposta a fare conquiste in conflitto. Ed effettivamente ero tornata in conflitto, con me stessa, con i miei genitori soprattutto, mi ero barricata nei miei amici e nelle mie relazioni esterne come se fossero l'unico mondo che poteva capirmi e farmi stare bene, e forse così era in parte, sicuramente io in quel periodo ne ero convinta. Ciò nonostante, riperto, avevo ricominciato a stare male, ad essere irrequieta, a sentirmi in gabbia. Nel periodo di transizione però non volevo darlo a vedere, parlavo di stronzate, parlavo della scuola, della noia, facevo la buffona. In fin dei conti quello doveva essere il mio periodo più bello, il mio periodo felice, non ero disposta ad accettare una ricaduta.

Però c'era, e nel tempo ha cominciato a trasparire sempre di più, nelle citazioni apparentemente incomprensibili che pubblicavo, nelle furiose e pungenti invettive contro capri espiatori sempre diversi e casuali con cui non e l'avevo mai davvero, ma con qualcuno dovevo pur predermela perchè non avevo più niente di bello da scrivere ma non volevo ammetterlo.

E poi c'è la caduta definitiva, una decina di post di una amarezza, di un arroganza, pieni di così tanta rabbia da stupirmi tutt'ora. Il periodo, due anni fa, in cui mi era crollato nuovmente tutto addosso più prepotentemente e dolorosamente di sempre. Ero stata investita completamente come da una violenta esplosione che mi aveva colpito e devastato con la sua onda d'urto e mi aveva seppellita sotto alle macerie incapace di uscirne, senza nessuno che potessi chiamare per chiedere aiuto. Ero di nuovo solo io, più debole che mai. E poi silenzio.

Qualche post qua e la dedicato alla resistenza e alle mie attività da pseudo attivista, che in realtà non ho mai davvero messo per iscritto qui, qualche citazione provocatoria, e poi soltanto racconti, racconti che avevano come protagonista Gregory Bradley, un personaggio che era nato in quel periodo del cazzo di due anni fa, un personaggio che era incazzato con il mondo quasi quanto me, una specie di alter ego. Per un po' nel mio blog è stata scritta la sua vita irreale, io sono sparita, ed è stato meglio così.

Sono rispuntata quasi per sbaglio più di un anno fa con un post quasi dolce, quasi rassegnato, un post in cui sembrava quasi che perdonassi tutti, anche me stessa. E poi sono scomparsa di nuovo, ricomparendo a tratti, nemmeno una decina di post nell'ultimo anno contro i 300 totali. Post altalenanti, discordanti, casuali. Li scrivevo quando sentivo il bisogno di farlo, perchè avevo nostalgia di quella sensazione iniziale, ma non era più la stessa cosa, era uno sfogo, un flusso di coscienza, non lasciavo mai qualcosa di bello su questa pagina virtuale, e facevo sempre più fatica a scrivere anche quel poco, ad aprirmi anche quel poco. E poi era subentrata l'allienazione dell'università e tutto il resto.

E siamo arrivati ad oggi. Oggi, uno degli ultimi giorni di agosto, la fine dell'estate più corta di sempre, un'estate piacevole, una me abbastanza tranquilla, che non vuol dire serena. Una me un po' rassegnata, un po' spenta, un po' apatica, una me estremamente polemica ed emotiva, una me stranamente combattiva a tratti, estremamente sicura di se, stranamente, a volte ai limiti dell'arroganza. Una me solare, una me estremamente socievole e felice di stare in mezzo alle persone, estremamente FIERA delle persona che ho attorno, consapevole di non aver mai avuto al mio fianco persone così speciali. Una me fiera di se stessa e mai così convinta di aver fatto le scelte giuste, di aver preso le posizioni giuste, di aver scelto le giuste battaglie. Ma allo stesso tempo una me che non è mai stata così irrequieta, che non si è mai sentita così in gabbia e che non ha mai avuto così tanta fogliad i fuggire e di cambiare. Ma questo fa parte di me, è la mia natura.

Non so in quanti ancora leggano questo blog, non so in quanti di questi abbiano letto tutto fino a qui, magari abbiano atteso questo post, magari essendo da sempre miei lettori hanno ripercorso le fasi che anche io ho ripercorso, non lo so. Non so nemmeno bene quello che ho scritto e non ho intenzione di rileggerlo perchè questo post è uscito dal nulla e così deve finire, senza filtri, senza correzioni, senza ripensamenti. Non so davvero perchè ho scritto tutto questo papiro, forse solo per riprendere un po' le redni di tutto, avere una scusa per postare qualcosa, tornare a scrivere, non so. Magari avevo solo bisogno di dirvi che sono ancora qui, e sto così, che sto cambiando come è cambiato nel tempo il contenuto di questo blog, che da qualche parte sto vivendo cose che voi non potete sapere, non potete immaginare, ma sto vivendo. Sono nel fiore dei miei danni, come sempre, piena di pensieri e di contraddizioni, come sempre. Sono qua. Ed è cpsì strano doverlo ricordare a qualcuno, doverlo ricordare a me in primis. Sono qua.

16 aprile 2015

16.

C'è un proverbio che dice chi nasce tondo non muore quadrato, o qualcosa del genere, nemmeno mi ci impegno a ricordare com'era davvero. Non me lo ricordo perché io l'ho sempre odiato questo detto, mi ha sempre pesantemente infastidito perché ho sempre avuto la presunzione di pensare che qualunque fosse la tua condizione, da qualsiasi livello, seppur infimo, tu partissi, con l'impegno, la costanza, il sacrificio, la dedizione più tutte le altre belle parole del caso, beh in qualche modo te la saresti cavata. Ho sempre creduto molto di piu nel volere è potere, quel cliché quasi cinematografico in cui il figlio di un lustrascarpe diventa presidente. Mi è sempre piaciuto pensare di poter essere io, nel bene o nel male, a poter determinare con i miei sforzi e la mia forza di volontà quello che sarebbe stato il mio destino. Mi è sempre stato di conforto il pensiero che se mi fossi sbattuta abbastanza, soltanto un po' di più, se ci avessi creduto davvero, sarei arrivata dovunque avrei voluto. Era una bella consapevolezza, quasi dolce. 

E invece no.
È solo una delle tante balle.
È solo una delle tante illusioni.

Perché se nasci pezzente in un buco di culo di città stagnante li resterai a marcire anche tu, questa è la verità.