30 agosto 2015

Post inutile. Non particolarmente rilevante.

Post inutile, non particorlarmente rilevante. Ho deciso di chiamarlo così. Si perchè in quello che sto per scrivere non ci sarà nulla di nuovo, nulla di interessante, probabilmente. Queso post non è nemmeno programmato, non avrà un filo logico, sto scrivendo a braccio senza una mappa mentale in testa di quello che voglio dire. Prendetela come viene, ogni tanto mi prendo anche questo lusso.

Ieri stavo scartabellando (esiste questa parola?) nell'archivio del blog, scorrevo qua e la i vecchi post, soprattutto quelli vecchissimi, quelli localizzati in certi periodi della mia vita che sapevo essere "caldi". Vi giuro che è stata una delle sensazioni più strane che io abbia mai provato, è stato bello da un lato ma estremamente fastidioso dall'altro.

Ormai su questo blog ci bazzico da quattro anni giusti, il compleanno era qualche giorno fa. Avevo cominciato tutto con uno stupido post completamente inutile per il compleanno di Keith Moon, avevo cominciato così proprio perchè mi piaceva l'idea di avere un blog e non avevo la più pallida idea di cosa ci avrei messo dentro, di cosa ci avrei scritto, non ero nemmeno troppo convinta di avere qualcosa di bello e interessante da dire, avevo una vita noiosa da liceale, per cui. Ho deciso che ci avrei scritto un po' quello che capitava, non avevo un argomento, ai tempi avevo pure una grafica di merda con lo sfondo rosso porpora e le scritte nere, fine. Nemmeno quello era troppo importante. Poi sono arrivati i primi post su di me, sui miei pensieri, mi ricordo perfettamente quanto era bello scriverli all'inizio, mi piaceva un sacco mettermi sulla tastiera e lasciarmi trasportare da un incontrollato flusso di pensieri che dalla mia testa passava sui tasti e poi su una pagina, poi ai tempi rileggevo con cura, mettevo in grassetto e in corsivo certe frasi, aggiungevo citazioni. Quando cliccavo su pubblica ero pienamente soddisfatta di quello che avevo scritto, smaniavo fino al giorno successivo perchè scrivere su quella sottospecie di pagina mi entusiasmava, scrivere di me mi entusiasmava e non vedevo l'ora di farlo. A volte avevo talmente tante idee da non riuscire a metterl tutte per iscritto, a volte alcune me le dimenticavo.

Avevo cominciato a scrivere in un periodo in cui uscivo da una specie di crisi mistica esistenziale con me stessa, un periodo in cui uscivo da litigi con tutto e tutti e in cui avevo appena "resettato" tutto, me stessa, le mie amicizie, le persone che avevo attorno. Era un periodo veramente bello in cui ero estremamente felice e sicura di me, era davvero un periodo in cui mi sentivo invincibile, in cui continuavo a ripetere quanto fosse bella la mia vita in confronto a quella che avevo un anno prima, un periodo in cui continuavo a ripetere (riscrivere) come un disco rotto che non volevo cambiamenti, che andava tutto bene così, che ero felice.

Poi è venuto una specie di periodo di transizione, un periodo in cui probabilmente avevo ricominciato ad avere dei problemi con il mondo, con le persone, con me stessa, è normale è così, io sono una personalità istrionica a detta di tutti e se c'è qualcosa in cui incarno alla perfezione l'essere un istrione è la irrequitezza costante e il terrore della noia, dell'abitudine, l'ansia al solo pensiero che la mia situazione di vita sia statica e immutabile. Ebbene, in questo periodo quella vita così bella e così tranquilla cominciava già a stufarmi a quanto pare, cominciava a starmi stretta, avevo deciso che non mi bastava, che volevo di più, e per avere di più io ero sempre e soltanto disposta a fare conquiste in conflitto. Ed effettivamente ero tornata in conflitto, con me stessa, con i miei genitori soprattutto, mi ero barricata nei miei amici e nelle mie relazioni esterne come se fossero l'unico mondo che poteva capirmi e farmi stare bene, e forse così era in parte, sicuramente io in quel periodo ne ero convinta. Ciò nonostante, riperto, avevo ricominciato a stare male, ad essere irrequieta, a sentirmi in gabbia. Nel periodo di transizione però non volevo darlo a vedere, parlavo di stronzate, parlavo della scuola, della noia, facevo la buffona. In fin dei conti quello doveva essere il mio periodo più bello, il mio periodo felice, non ero disposta ad accettare una ricaduta.

Però c'era, e nel tempo ha cominciato a trasparire sempre di più, nelle citazioni apparentemente incomprensibili che pubblicavo, nelle furiose e pungenti invettive contro capri espiatori sempre diversi e casuali con cui non e l'avevo mai davvero, ma con qualcuno dovevo pur predermela perchè non avevo più niente di bello da scrivere ma non volevo ammetterlo.

E poi c'è la caduta definitiva, una decina di post di una amarezza, di un arroganza, pieni di così tanta rabbia da stupirmi tutt'ora. Il periodo, due anni fa, in cui mi era crollato nuovmente tutto addosso più prepotentemente e dolorosamente di sempre. Ero stata investita completamente come da una violenta esplosione che mi aveva colpito e devastato con la sua onda d'urto e mi aveva seppellita sotto alle macerie incapace di uscirne, senza nessuno che potessi chiamare per chiedere aiuto. Ero di nuovo solo io, più debole che mai. E poi silenzio.

Qualche post qua e la dedicato alla resistenza e alle mie attività da pseudo attivista, che in realtà non ho mai davvero messo per iscritto qui, qualche citazione provocatoria, e poi soltanto racconti, racconti che avevano come protagonista Gregory Bradley, un personaggio che era nato in quel periodo del cazzo di due anni fa, un personaggio che era incazzato con il mondo quasi quanto me, una specie di alter ego. Per un po' nel mio blog è stata scritta la sua vita irreale, io sono sparita, ed è stato meglio così.

Sono rispuntata quasi per sbaglio più di un anno fa con un post quasi dolce, quasi rassegnato, un post in cui sembrava quasi che perdonassi tutti, anche me stessa. E poi sono scomparsa di nuovo, ricomparendo a tratti, nemmeno una decina di post nell'ultimo anno contro i 300 totali. Post altalenanti, discordanti, casuali. Li scrivevo quando sentivo il bisogno di farlo, perchè avevo nostalgia di quella sensazione iniziale, ma non era più la stessa cosa, era uno sfogo, un flusso di coscienza, non lasciavo mai qualcosa di bello su questa pagina virtuale, e facevo sempre più fatica a scrivere anche quel poco, ad aprirmi anche quel poco. E poi era subentrata l'allienazione dell'università e tutto il resto.

E siamo arrivati ad oggi. Oggi, uno degli ultimi giorni di agosto, la fine dell'estate più corta di sempre, un'estate piacevole, una me abbastanza tranquilla, che non vuol dire serena. Una me un po' rassegnata, un po' spenta, un po' apatica, una me estremamente polemica ed emotiva, una me stranamente combattiva a tratti, estremamente sicura di se, stranamente, a volte ai limiti dell'arroganza. Una me solare, una me estremamente socievole e felice di stare in mezzo alle persone, estremamente FIERA delle persona che ho attorno, consapevole di non aver mai avuto al mio fianco persone così speciali. Una me fiera di se stessa e mai così convinta di aver fatto le scelte giuste, di aver preso le posizioni giuste, di aver scelto le giuste battaglie. Ma allo stesso tempo una me che non è mai stata così irrequieta, che non si è mai sentita così in gabbia e che non ha mai avuto così tanta fogliad i fuggire e di cambiare. Ma questo fa parte di me, è la mia natura.

Non so in quanti ancora leggano questo blog, non so in quanti di questi abbiano letto tutto fino a qui, magari abbiano atteso questo post, magari essendo da sempre miei lettori hanno ripercorso le fasi che anche io ho ripercorso, non lo so. Non so nemmeno bene quello che ho scritto e non ho intenzione di rileggerlo perchè questo post è uscito dal nulla e così deve finire, senza filtri, senza correzioni, senza ripensamenti. Non so davvero perchè ho scritto tutto questo papiro, forse solo per riprendere un po' le redni di tutto, avere una scusa per postare qualcosa, tornare a scrivere, non so. Magari avevo solo bisogno di dirvi che sono ancora qui, e sto così, che sto cambiando come è cambiato nel tempo il contenuto di questo blog, che da qualche parte sto vivendo cose che voi non potete sapere, non potete immaginare, ma sto vivendo. Sono nel fiore dei miei danni, come sempre, piena di pensieri e di contraddizioni, come sempre. Sono qua. Ed è cpsì strano doverlo ricordare a qualcuno, doverlo ricordare a me in primis. Sono qua.