18 dicembre 2016

Una vita plausibile

Vivere per 24 ore una vita possibile. Una vita che potrebbe essere la tua ma che hai allontanato da te ogni singolo giorno con ogni singola scelta che hai fatto e che continuerai a fare. Una vita che ha sapori, profumi e colori completamente diversi, un calore diverso in una città diversa con una te diversa. Una te che ti somiglierebbe se tu fossi stata più egoista a tratti, fossi scesa a compromessi in altri. Una vita plausibile, più serena, più stabile, monotona e tradizionale. I pranzi la domenica, le cene di natale, qualcuno che è a casa ad aspettarti, qualcuno con cui sedersi su una panchina a guardare la gente che passa. La vita che avremmo se io non fossi io e tu non fossi tu. Se cambiasse una minima cosa noi non saremmo quelli che siamo, irrequieti, affamati, ambiziosi. Saremmo due persone diverse, in una vita plausibile, che ogni tanto mi sembra migliore, è forse la è, ma non mi appartiene. E nemmeno a te. Che a stento sai stare in equilibrio. Ed io lo stesso.

15 dicembre 2016

Solide.

Non c'è niente che non va, se tieni la tua vita sotto controllo. Non c'è niente che non va se impedisci che la tua vita sia legata a variabili che potrebbero cambiare in continuazione e destabilizzarti. Non c'è niente che non va se hai la forza di tenere le tue fondamenta su basi solide. Magari un po' meno belle. Ma solide.

14 dicembre 2016

...

Questa è la riconferma
che non esiste persona
e non esiste luogo
a cui valga la pena di legarsi
più dello stretto indispensabile
per cui valga la pena di avere pensieri
per cui valga la pena di sentire
questo vago senso di inadeguatezza
di ansia latente.

Voglio andare via.

22 novembre 2016

Luna

Oh yes we'll keep on trying
Hey tread that fine line
Yeah we'll keep on smiling yeah
And whatever will be will be
We'll keep on trying
We'll just keep on trying
Till the end of time

Ma secondo voi la mollo?
I lunatici sono per chi può sopportare.

16 novembre 2016

Silenzio.

Stasera sono un po' stanca, amareggiata e insofferente nei confronti del mondo.
E sono pure malaticcia con la pancia dolorante.
Buffo chiamarla "pancia" quando vorresti diventare un chirurgo generale, ma dettagli.

Mezzanotte passata da poco e io sono stesa sul divano sotto un panno rosso, il pc sulle gambe, lavoro al mio caso clinico. Stasera ci siamo solo io, che sono un tutt'uno con pannetto e divano, la chirurgia generale e il silenzio. Questo splendido pacifico silenzio. Come lui nient'altro riesce a calmarmi, a cullarmi, a conciliare allo stesso tempo tranquillità e estro in me.

E nel silenzio passa il tempo, tranquillo, ma io non me ne accorgo.
Perche sono solo qui con il pc di mio padre a lavorare sul futuro.
Da sola, in silenzio, in pace.

Se c'è una cosa positiva in sala è che c'è silenzio.
E in sala poi il telefono non prende.
Nessuno può disturbare la tua quiete quando sei in sala.
E se qualcuno lo fa sei autorizzato a zittirlo.

Non è meraviglioso? 

14 novembre 2016

Macigni

Io non mi lamento dei pesi che ho sulle spalle. A volte ne sono quasi schiacciata, e li mal tollero, mi agito, arranco, penso di mollare. Ma mai pretendo la pena o l'aiuto delle persone. Perché chi ha voluto e cercato questi macigni sono stata solo e soltanto io. Le cose belle, le soddisfazioni, non vengono mai senza rinunce, fatiche, sacrifici. E i muscoli non te li fai se non hai portato pesi sulle spalle.

Io sento sempre meno.
Sono sempre meno.
Amo sempre meno.

Ma non me.
Ma vado sempre più veloce.

26 ottobre 2016

Abbi cura di splendere.

Io che,
molto spesso mi perdo
cerco un tuo gesto
inaspettato, innato
riflessi, incondizionato
un qualcosa che
non si vede
ne si sente
lo riesco a percepire
mi proteggerà per sempre
ma certe decisioni
non le posso prendere
che tanto non puoi scendere
e io non posso scegliere
di essere con te
come immagino
ma è stato magico
il mio stato d'animo
mi hai fatto crescere in un attimo

abbi cura di splendere.

Le persone continuano ad entrare nella mia vita con prepotenza, spalancano la porta e quando se ne vanno non si preoccupano di richiuderla. E da una porta aperta d'inverno entra il freddo.

24 ottobre 2016

I DO.

Come Harley Quinn,
Mi sono lasciata cadere nell'acido.
Consapevolmente.


Do you want this?

I do.

19 ottobre 2016

Muffin.

Il mio problema è sempre stato il voler programmare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della mia vita. E di conseguenza star male ogni qualvolta qualcosa non andava esattamente come volevo io. Male davvero. Male come un senso di inadeguatezza e imbarazzo che non mi abbandonava per settimane, a volte per mesi, a volte anche di più.
Io ho sempre immaginato e voluto una perfezione chiaramente irraggiungibile. E sono sempre stata così dura con me stessa ogni volta che non riuscivo, non potevo far andare le cose come volevo.
Ma oggi no. Oggi ho lasciato correre, scorrere, senza farmi problemi. Ho sconvolto ogni piano che avevo semplicemente per fare una stupida passeggiata in centro. E ho visto come tutto è bello quando semplicemente scorre.
Perché mangiarsi un muffin con te davanti a un caffè come avevo programmato è altrettanto bello quanto mangiarselo da sola davanti ad un film stupido assieme a una tazza di tè e del silenzio, non programmato.

Sei tanta bellezza.
Nella mia mente.
Nella mia vita.

Com'è stata dura raggiungerti.

17 ottobre 2016

Condanna.

Ogni affetto a cui rinunceró
Ogni messaggio a cui consapevole non risponderò
Ogni parola dolce lasciata cadere
Ogni sguardo non ricambiato
Ogni abbraccio a cui reagirò con freddezza
Ogni volta che preferiró il freddo al caldo
Il silenzio alle parole
La solitudine alla compagnia
Il blu al rosso.

Ogni volta.
Tutto questo.
Avrà il tuo volto.

13 ottobre 2016

Tu hai aggiunto una parte a me.

Starti vicino in questi anni è come se mi avesse alleggerito l'anima.

Prima di tutto perché mi ha insegnato a non preoccuparmi più che due fantasie stessero bene insieme, e questo ha notevolmente aumentato le possibilità di abbinamenti all'interno del mio scarno guardaroba. E anche perché mi hai fatto conoscere la sacrosantissima regola secondo cui un vestito è bello davvero solo se sei fra uno dei pochi in città che ha il coraggio di comprarlo anche se osceno, perché così troverai sempre la tua taglia, magari in sconto alla fine della stagione, e sarai sempre e comunque originale.

Secondo perchè mi hai fatto capire quanto fosse insostenibile la mia recidiva tendenza a prendere tutto sul personale e tutto troppo seriamente. E giuro che in questa impresa nel tempo si erano lanciati in molti ma nessuno aveva avuto successo. Eppure tu non mi hai mai davvero parlato, non mi hai davvero mai detto che il mio atteggiamento nell'affrontare la vita era sbagliato, mi hai semplicemente mostrato quanto poteva essere più semplice, più bello e più leggero smetterla di prendere necessariamente sul serio ogni cosa. Mi hai mostrato il piacere di lasciar correre, di non curarsi di ciò di cui la gente si cura, come l'opinione che hanno di te, le voci che girano su di te, gli sguardi storti, i giudizi. La prima volta che mi hai detto che non ti importava niente di tutto questo io non ci ho creduto. E forse nemmeno la seconda e la terza. Ma poi ho visto come davvero la tua mente riuscisse in maniera incredibilmente facile ad essere superiore e ad andare oltre, di fronte a tutto. E quando ho percepito quanta serenità portava in te questa consapevolezza è come se all'improvviso l'avessi provata anche io. Ed è stato come se davvero assieme a te io fossi riuscita a capire cosa significava prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. 

Grazie a te, forse, sto davvero imparando a planare dall'alto. E sicuramente ho molti meno macigni sul cuore. E questa cosa che era tua adesso è anche un po' mia e di nessun altro. Perché nessuno può capire, nessuno può vedere, nessuno può sapere.

Non dirò che sei una parte di me. 
Perché questo implicherebbe che senza di te sarei meno completa, e non è così.

Tu hai aggiunto una parte a me. 
E adesso quella parte è irreversibilmente entrata a far parte di me. Ma è mia, è il tuo regalo, ma è mia. E questo, nonostante crei un legame incredibile fra me e te, implica che questa parte resterà comunque a me, anche se sarai lontano. E questa è una cosa decisamente più bella da dire a qualcuno.

Mi hai alleggerito l'anima. O almeno mi hai mostrato come farlo da sola.

E al momento questo affetto strano ma bellissimo è la cosa più vicina all'amore che riesco ad immaginare. Ci sono solo due persone che davvero sono "le mie persone". E una sei tu.

25 settembre 2016

sono io.

Sono io.
Sono io ad averti scelto anche se tu credi sia stato il contrario, ma sono io che ti ho visto, ti ho scelto e ho fatto in modo che da quel momento in poi tutto sembrasse una coincidenza.

Sono io, che dopo aver opposto resistenza per un po' ho capito che ero disposta a vivere facendo lo slalom fra i tuoi inevitabili sbalzi d'umore, diventando sempre più brava a non farmi colpire.

Sono io che apprezzo questo tuo strano modo di affrontare i problemi: sparire; lo apprezzo perché è come se tu ogni volta capirsi che dietro alle mie richieste di sapere da te cosa non va c'è in realtà il mio desiderio che tu mi dica di non preoccuparmi, che va tutto bene. E mi piace pensare che tu mi risponda così e mi tenga fuori da tutto perché in fondo sai che io non saprei cosa rispondere per farti star meglio.

Sono io che adoro sentirmi totalmente estranea dalla tua vita a volte quanto indispensabile altre.

Sono io che alla fin fine in questo limbo disimpegnato mi ci trovo più che bene, e che nonostante a volte avrei il desiderio di fate un passo più vicino poi mi rendo subito conto che non è davvero quello che vorrei.

E tu lo sai. E in fondo lo so anche io.

21 settembre 2016

Addestramento

Ho addestrato il mio corpo e la mia mente
A sopportare lo stress, la fame, la sonno
A trovare lucidità in ogni situazione
Ad affrontare con freddezza i problemi
Ad essere concentrata e analitica
A vivere le giornate al massimo possibile
Sempre con l'efficienza massima possibile.
E ho anche fatto in modo di essere felice di questo
Mi sono condizionata a tal punto
Che ogni volta che una giornata finisce
Che un periodo pesante finisce
Io non vedo l'ora di ricominciare.
Perché io sono nata per sopportare questi ritmi.
Io sono nata per fare questo e sopravvive.
Anzi vivere, e non poter chiedere di meglio.

18 settembre 2016

Le persone hanno effetti collaterali.

È davvero bella la sensazione di non appartenere a nessuno. La sensazione di non avere obblighi, di non avere vincoli, di essere completamente libera, di poter  vivere e prendere decisioni o non prenderle solo ed esclusivamente per te stessa. Di non doversi essere bella per nessuno, allegra per nessuno, simpatica per nessuno. Ci sono solo io e la mia vita rocambolesca e improvvisata che nessuno a parte me potrebbe capire.

Sono sola. E questa solitudine mi consente da un po' di annullare gran parte dei pensieri negativi che avevo prima. Di rimanere lucida e concentrata su di me e la mia vita.

E guardando gli altri star male, stare in "pensiero" capisco che io non voglio e forse non vorrò mai più essere in quella situazione. Voglio egoisticamente riservare ogni pensiero di apprensione a me stessa.

Le persone hanno tanti effetti collaterali.
E io voglio proteggermi.

10 settembre 2016

Sabato mattina.

Il sabato mattina è il mio momento preferito della settimana. Smonto dal turno di notte in ambulanza, faccio colazione con la squadra che ormai è una seconda famiglia e poi prendo la mia panda blu e mi metto a guidare verso casa con i finestrini spalancati, l'aria che mi scompiglia i capelli, me li fa arrivare davanti agli occhi, il bocca, dovunque. Disordinatamente. Cerco alla radio una canzone che conosco e la canto a squarciagola fregandomene del fatto che io sia la persona più stonata della terra.

E mentre sfreccio sulla provinciale che costeggia i campi di grano la mia mente vaga libera, ripensa ai pazienti della notte, si sofferma su quanto sia stato soddisfacente il modo un cui io sia riuscita a trattare alcuni di loro, la brutta situazione in cui mi sono trovata con altri, sorrido ripensando alle conversazioni spensierate senza freni coi colleghi della notte, penso al riposo che mi concederó in mattinata e a ciò che dovrò studiare nel pomeriggio.

Normalmente durante questo breve viaggio il sabato mattina mi sento in pace e serena come mai riesco a sentirmi durante la settimana. Mi sento dentro una soddisfazione e una gioia che solo il trattare coi pazienti riesce a darmi. Mi perdo con la mente in quanto sarà bello dedicare la mia vita a questo, e ogni volta il mio pensiero si culla nelle mille possibilità che ho davanti, alla felicità e realizzazione che è sempre maggiore ogni volta che salgo su un'ambulanza o varco la soglia del mio reparto.

Ho una fame del mio futuro che mi da una voglia di fare e di vivere appieno travolgente. E mi sento felice, mi sento nel posto giusto a fare la cosa giusta, non sento pressioni, non sento ansia, sento solo la tranquillità di stare percorrendo la strada giusta alla velocità giusta.

Sia con la mia panda che nella vita.

29 agosto 2016

Al sicuro.

Stare rannicchiata in una poltrona
Davanti a un libro e una tazza di te
Mentre fuori è il diluvio.

Studiare la notte
Sentirsi l'unica ancora sveglio
Nel silenzio perfetto della città addormentata.

Sentire i tuoni di un temporale che si avvicina
Sdraiarsi sul letto con gli occhi chiusi
Aspettando di addormentarsi con il rumore della pioggia.

Sono cose che mi fanno sentire al sicuro.

I miei pensieri di fine estate.

23 agosto 2016

Rosso, blu.

Stanotte ho fatto un sogno strano, ho sognato di essere stesa sulla spiaggia con gli occhi chiusi, ad un certo punto del sogno aprivo gli occhi e vedevo un fascio di luce rossa che si allontanava da me e sfrecciava via veloce e volava verso il mare, facendo lo slalom fra le vele delle barche e poi tuffandosi nell'acqua, libero, spensierato.

Non so perché ma guardando quella luce ad un certo punto realizzavo che quel fascio rosso e caldo era una parte di me. E di colpo sentivo un grande sollievo nel sapere che almeno quella parte della mia anima si era liberata e stava volando via dove voleva, libera. Col pensiero le dicevo di andarsene più lontano possibile, lei che poteva, e mi scusavo per averla tenuta in gabbia fino a quel momento, mi sentivo in colpa.

Mi sono svegliata con dentro un irrequietezza che non sentivo da tempo.

Rosso. Blu.
Caldo. Freddo.
Passione. Razionalità.

Io l'ho sempre saputo che la mia anima era divisa in due. Mi sono sempre sentita in bilico fra due estremi inconciliabili che si alternavano dentro di me dandosi guerra ed autodistruggendosi a vicenda. Ma nell'ultimo periodo ero riuscita a domare una parte facendole promesse per il futuro per tenerla a bada. Ma in questi giorni in cui faccio fatica a vedere una qualsiasi prospettiva positiva all'orizzonte questa mia parte si sente ingannata e scalpita e freme nella mia testa per avere giustizia. Ed io non posso, so che non posso darle spazio, non adesso. Ma questa cosa mi fa stare male come mai prima.

E potrei aver pace solo se davvero, come nel sogno, potessi liberare la mia anima rossa, farla uscire da me e lasciarla vivere libera, senza più recluderla, senza più negarle le felicità della vita, senza più farle sprecare questi anni cosi belli dentro a una gabbia.

Questo vorrei per trovare pace.

15 agosto 2016

Io sono altrove

Quello che la gente fatica a capire di me è che quando dico che non mi importa niente significa che davvero non mi importa niente. Non è per orgoglio, non è per ripicca, è solo una capacità che ho acquisto negli ultimi tempi, la capacità di capire qual è il confine fra qualcosa di recuperabile e qualcosa che non lo è;  qualcosa per cui vale la pena di spendere delle energie perché in fondo potrà dare qualcosa di buono e invece qualcosa per cui ogni sforzo sarebbe sprecato e andrebbe soltanto a gonfiare le manie di protagonismo o di persecuzione di qualcuno. La a capacità di tentare quanto basta, e di fronte ad una battaglia palesemente persa in partenza lasciar perdere, uscire da quella situazione prima di avere dei danni.

Ma la gente non capisce, pensa che io finga, o lo faccia per orgoglio, e allora insiste e provoca o peggio ancora si indigna perché non può concepire che io sia così cinica da poter lasciare così le cose senza provare nulla.

Quello che non sanno è che a un certo punto, quando lo decido, io semplicemente resetto la mia mente e vado oltre. E mentre gli altri ancora ragionano e discutono e si scaldano e si alterano io li guardo distaccata e sono altrove.

12 agosto 2016

Zoccoli rossi.

And anytime you feel the pain
Hey Jude refrain
Don’t carry the world upon your shoulders
For well you know that it’s a fool
Who plays it cool
By making his world a little colder

A volte mi sento un po' in colpa per quello che sono diventata. Per come ho permesso che il tempo e le circostanze mi cambiassero in peggio. La cosa peggiore è che questo cambiamento apparentemente ha migliorato il mio stato d'animo, questo almeno è quello che sento. Ma ogni volta che per qualche motivo mi tuffo nel passato, e questo blog è praticamente una condanna a farlo molto più spesso di quanto vorrei, vengo pervasa da una strana fastidiosa sensazione.

Quanto ero immatura e confusa solo pochi anni fa, in quanti pensieri irrealizzabili e inutili si smarriva la mia mente. Quanta fantasia ero costretta a sopprimere, quanto desiderio di ribellione ritrovo in certe parole, una ribellione sana e genuina di chi semplicemente è costretto a stare in canoni che gli stanno stretti, che semplicemente vorrebbe avere più tempo per dedicarsi a dare spazio alla sua fantasia e alla sua arte. Solo fino a pochi anni fa leggevo libri, leggo fumetti, dipingevo, mi piaceva farmi i gioielli da sola. Quanto tempo rubato allo studio e alle cose serie, mi viene da pensare ora. Ma quanto calore, bellezza e colore c'era in quello che facevo. Quanta passione e emozione trasmette ciò che scrivevo all'ora. Ai tempi ero davvero capace di amare ed odiare così incondizionatamente da perdere il senno, ero capace di fissarmi su qualcosa e perdere ore e ore delle mie giornate completamente concentrata solo su quello. E lo facevo di nascosto, al posto di studiare, questa era la mia ribellione. Ma tutto quello che facevo trasmetteva un calore e una passione di cui adesso non sarei più capace.

Non credo di essermi spenta al momento, non del tutto almeno. Credo di essere diventata quel che si definisce una persona matura. Matura, che significa prendere le relazioni con innaturale distacco e razionalità, pensando ai pro e contro, pensando sempre insistentemente al futuro, pensando alle implicazioni pratiche che ogni tipo di rapporto avrebbe sulla mie abitudini di vita. Nessun trasporto batte la mia razionalità, nessun sentimento è più forte del pericolo di rompere la mia tranquillità e serenità quotidiana. Non amo più rischiare, in questo ambito in particolare. E le mie passioni? Beh anche le mie passioni di certo sono maturate, come sono maturate le mie battaglie quotidiane, non più utopiche e idealiste come erano un tempo ma concrete e pragmatiche dritte ad un obbiettivo. Associazioni, comitati, azioni di sensibilizzazione, attività di promozione sociale. Sempre lotta è ma lontana anni luce dalla confusione di una piazza affollata e urlante che era casa mia fino a poco tempo fa. Ebbene si, questo è un'attivismo maturo, pragmatico razionale. Così come la mia più grande passione, che volente o nolente ho fatto in modo che diventasse la chirurgia, che poi sarà anche il mio futuro, studio, lavoro, carriera. E così sono stati spazzati via lentamente ma inesorabilmente i fumetti di Tex Willer, i libri di Calvino e quelli di poesie in cui tanto amavo perdermi, i colori e la musica, le manifestazioni con i loro striscioni con le frasi ad effetto, le perle colorate, i dischi e le biografie dei gruppi musicali. Sono rimasti il verde e il metallo della sala, i libri dell'università che riempiono la libreria mentre gli altri si stringono sempre di più nell'ultimo scaffale in basso, quello più pieno di polvere. I pochi momenti che mi ritaglio per me in cui preferisco ubriacarmi, dormire o al massimo scopare.

Per andare in sala operatoria ho comprato degli zoccoli rossi, un colore di cui in realtà non ero nemmeno troppo convinta, che a guardarli ogni tanto mi sembrano quasi l'ultima traccia di quello che era, di quel mio spirito colorato e fantasioso che ho messo a dormire senza sapere se mai potrò risvegliarlo e che ogni tanto fa timidamente capolino attraverso quegli zoccoli rossi, diversi dalle centinaia di zoccoli verdi che li circondano.

E tirando un bilancio di tutto questo mio cambiamento, pensando a cosa mi resta, io vedo una persona matura, si, felice, a tratti, perlomeno tranquilla, protetta dagli sbalzi di umore e dai grandi sconvolgimenti emotivi che l'hanno scossa negli anni passati e che tanto l'hanno fatta soffrire. Vedo una donna più forte, più combattiva, più competitiva, una donna che ha lavorato per fare in modo che ogni emozione le fosse estranea, le scivolasse addosso senza colpirla, la lasciasse indenne e non la sconvolgesse più. Io vedo una donna più arida, razionale, pragmatica, un cecchino per certe cose, una macchina da guerra instancabile per altre. Io vedo una donna più fredda, pacata.

Quasi come se il mio spirito antico, quella sorta di fuoco che avevo dentro che nella normalità della vita mi urlava di correre, di muovermi, di agitarmi e urlare a mia volta oggi fosse sedato, assopito, domato. E che non fosse capace di far altro che farmi scegliere un paio di zoccoli rossi invece che verdi,  per fare in modo che le persone che mi vedono in sala per un attimo mi fissino vedendo quel colore inusuale, anticonformista e un po' ribelle, come sono stata io un tempo, ma poi distolgano lo sguardo ricominciando a pensare ad altro.

Perché in fondo sono solo zoccoli, e forse solo questo è rimasto.

9 agosto 2016

Pianista.

Voi nemmeno potete immaginare cosa mi succede quando scrivo.

Di solito tutto comincia con un pensiero, di varia natura e di varia origine, che può derivare da un fatto accaduto durante il giorno o essere uscito dal buio di quella specie di sotterranei in cui ogni tanto scende la mia mente. Si è così che mi piace immaginare la mie mente, come un palazzo con tanti piani in cui i cattivi ricordi sono stati relegati in cantina. E per raggiungere quella parte buia e spiacevole del palazzo la mia mente deve scendere le scale fino in fondo, fino all'ultimo gradino, laggiù dove progressivamente c'è sempre meno luce fino ad arrivare al buio, che di solito mi pervade impetuoso e per un indeterminato tempo impedisce alla mia mente di risalire da quella dannata cantina.

A volte la discesa è graduale, lenta e consapevole. Una discesa che potrei decidere di fermare in ogni momento se non me la sentissi più di percorrere i gradini sempre meno illuminati. A volte incede è come se scivolassi precipitosamente giù per le scale, arrivando alla fine piena di lividi che i gradini mi hanno procurato usando contro il mio corpo che come un peso morto ruzzolava giù.

A volte appena giunta in cantina mi do uno sguardo veloce attorno e poi risalgo le scale di corsa. Sono le volte in cui non ho tempo di stare li a pensare, in cui non ho tempo di interrompere quello che sto facendo per mettermi a fissare il vuoto in balia dei cattivi pensieri. Altre volte invece presa da un consapevole masochismo decido che in cantine ci devo restare tutto il tempo che mi servirà per tentare di elaborare almeno un po' ciò che vedrò.

Ma non ci riesco mai e allora ad un certo punto cedo e risalgo di corsa le scale affannata e dolorante desiderando solo di tornare di sopra e farmi investire dalla luce, scaldarmi, dimenticarmi di tutto. Ma la luce non sempre dissipa i pensieri. A volte ho bisogno di imprigionarli qui, in queste righe, di renderli stupidi e inoffensivi in questo mio modo.

E allora aspetto ansiosa la fine della giornata per sedermi al computer e scrivere. Ed è così che con immenso sollievo e inquietudine allo stesso tempo poggio le mie dita sui tasti, come un pianista, e comincio a scrivere ad un ritmo prima lento e pieno di pause in cui chiudo gli occhi, respiro...poi ad un ritmo sempre più veloce, sempre più incalzante, il momento in cui tutti i pensieri stanno fluendo liberi...proprio come un pianista quando sta suonando la parte più intensa del pezzo, quella che attacca tutti alla sedia, quella per cui deve battere con le dita sui tasti più forte che può per far vibrare al massimo le corde del pianoforte per trasmettere alla sua platea la potenza di quella musica; così sono io, quasi con il fiato sospeso, che faccio fluire liberamente i miei pensieri e me ne libero.

E poi mi fermo, respiro, riguardo le righe che hanno ormai riempito tutta la pagina, respiro di nuovo, e dopo una pausa digito le ultime note della canzone.

7 agosto 2016

Schifo.

Chiedo scusa. Si chiedo scusa perché quello che sto per scrivere l'ho forse già scritto decine di volte su queste pagine. L'ho scritto così tante volte perché ogni volta è un estremo tentativo di mettere il concetto in chiaro per me stessa, di mettere nero su bianco questo dato di fatto e sperare di ricordarmene la prossima volta che i fantasmi torneranno e mi annebbieranno la testa, la prossima volta che quella sgradevole sensazione mi prenderà lo stomaco e poi la testa facendomi desiderare semplicemente di dimenticare, di dimenticare tutto quello che è stato, tutto quello che sono stata, tutto ciò che ho amato, o meglio che ho tentato, creduto, sperato di amare. Si perché in realtà, se davvero mi guardo dentro e sono onesta con me stessa questa è la verità. Non ho mai amato, perché se avessi amato le cose sarebbero andate di certo in un altro senso. Non ho mai amato, non ne sono stata capace. E mentre prima ogni tanto c'era uno spiraglio che si apriva e che mi faceva desiderare almeno di provarci adesso non c'è nemmeno più questo.

Adesso non ho nemmeno più la voglia di provare. Ed almeno questo mi tranquillizza.

Mi tranquillizza perché non sentendo il bisogno di avere qualcuno al mio fianco e di conseguenza non sono più portata a legare a me persone di cui non sono convinta di potermi prendere cura, persone che già in partenza so di non poter considerare, a cui so di non poter dare sufficienti attenzioni, sufficiente tempo, sufficienti energie. Non me ne devo più preoccupare. Ed è un sollievo immenso. Ma se da una parte è un sollievo dall'altra ogni tanto mi spaventa. Mi spaventa quando provo a pensare alla causa reale ultima di questo mio stato d'animo. E arrivo molto spesso alla conclusione che questo mio apparente disinteresse verso qualsiasi relazione profonda e stabile in realtà sia una difesa.

Mi viene molto spesso da pensare di avere una specie di trauma, un trauma che mi fa associare il legarsi a qualcuno non a qualcosa di bello, appagante, piacevole ma piuttosto a qualcosa di soffocante e opprimente, qualcosa che è fatto più di obblighi che di slanci, fatto di recriminazioni, di passivo aggressività, di cose non dette, di cose che dovrei capire da sola ma che per mi natura non capisco mai. E poi ci sono le mie dimenticanze, e poi la presa coscienza delle mie dimenticanze che sempre sfocia in una sottospecie di ansia per cui sono portata a pensare a cosa diavolo dovrei fare per essere più presente, più affettuosa, più vicina...e ogni volta a questo punto io arrivo a pensare che qualsiasi cosa io mettessi in piedi per recuperare sarebbe una forzatura per me e sarebbe percepita come una forzatura da chi mi sta vicino. E allora la conseguenza più logica è il rassegnarmi a non fare nulla, lasciar correre e lasciare che sia sempre l'altra persona a mettermi di fronte alle mie mancanze. E quando questo succede io dico sempre la stessa cosa: sono fatta così, non ho la testa per fare e essere quello che vorresti, hai ragione, sei libera di andare via. E in quel momento io spero sempre che la persona che ho davanti davvero vada via e non sia così illusa e masochista da decidere di riprovare.

E questo aspetto delude sempre tutti. Certo, ma è troppo semplice vederla da questo punto di vista, è troppo semplice farmi passare per la stronza senza sentimenti. Perché se da un lato questa cose delude gli altri dall'altro invece ferisce me. Mi ferisce perché ogni volta la gente a quanto pare si ferma al lato più superficiale di me, alla parte divertente e istrionica che è sempre uno spasso portarsi alle serate fra amici perché ha sempre qualcosa di interessante o divertente da dire e non fa mai annoiare nessuno. La ragazza sicura di se tuttofare multitasking che no nei stanca mai. La gente si ferma a questo e prima di legarsi a me non si fa altre domande. Perché io sicuramente sono divertente e spensierata, la persona ideale da avere al mio fianco così qualsiasi problema anche se piccolo e insignificante io abbia potrò scaricare tutto addosso a lei che tanto come vedi non ha nessun problema, nessuno pensiero, e potrà ascoltare le mie lagne, potrà commiserarmi, potrà consolarmi, che importa se mi lamenterò per delle puttanate, saranno sempre un dramma esistenziale in confronto alla sua indubbia serenità.

La gente infatti non mette mai in conto che io non sono una persona priva di problemi, di tristezza e ansie. Solo perché molto spesso preferisco non lagnarmi e tenere per me i miei pensieri non significa che io non li abbia. Solo per il fatto che non miagolo, non piagnucolo, non sto a fissare il vuoto ad aspettare di fare PENA alla gente questo non significa che io stia sempre bene. E la gente non ci arriva, vorrebbe sempre vedermi li al suo capezzale, tanto io sono felice che cazzo ho di altro da fare? Nessuno mi guarda mai dentro, è questa la verità. E io li metto in guardia, provo a parlarne ma niente, è sempre l'esteriore a prevalere. E allora ok, hanno il diritto di incazzarsi e mandarmi affanculo quando alla fine, dopo un fisiologico periodo di tempo, scoprono che ho brutti pensieri anche io, e che magari ogni tanto vorrei essere capita, aiutata supportata, che ogni tanto vorrei semplicemente starmene per cazzi miei e non dover fare da assistente sociale alle persone. INCONCEPIBILE. Sono insensibile. Merito ogni male. MERITO DI ESSERE LASCIATA SOLA.

Certo, come se il vostro allontanarvi da me potesse farmi del male. Come se voi foste così importanti nella mia vita da destabilizzarmi la vostra assenza. Vi riderei in faccia giuro ogni volta che leggo questo pensiero nei vostri occhi.

Nessuno è fondamentale per me, nessuno.
Forse solo due persone lo sono veramente e loro lo sanno, lo sanno perché sono le uniche ad aver sbattuto la testa contro il mio lato peggiore e ad essere rimaste. E voi che non valete niente per me pensate davvero di potermi ferire allontanadovi. Rido.

Nessuno è fondamentale per me.
E si, forse questa è una strategia di difesa che in realtà è controproducente, o forse lo è solo agli occhi del mondo convenzionale che vive di banali e convenzionali relazioni, che si crogiola nei suoi convenzionali luoghi comuni di amore che a me ormai fanno schifo.

SCHIFO.


3 agosto 2016

Ermione.

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove sui vetri della mia stanza
che per quanto sporchi siano mi lasciano vedere l'orizzonte,
piove sul mio giardino incolto a cui nessuno bada più
quello delle mie feste di compleanno e dei miei giochi da bambina,
piove sulla mia piccola auto
che la mattina faccio correre veloce quanto i miei sogni,
sul dondolo arrugginito
dove io e mia madre vestivamo le bambole,
sulla sedia bianca
dove mio nonno si sedeva a fissare il nulla,
piove sul mio volto
incapace degli stessi sorrisi di prima,
piove sulle mie mani
avvolte attorno ai libri nel tentativo di non farli bagnare,
piove sui miei vestiti
informi e casuali,
piove sui miei scompigliati pensieri
che tormentano la mia anima
alimentandola e ferendola,
sui miei sogni, sulle mie ambizioni
che mi tormentano,
che tanti illusero, che oggi mi illudono,
o Libera.

1 agosto 2016

obblighi

In questi giorni mi sto imponendo di riposare e di non toccare i libri anche se nel mezzo dell'ozio la mia natura ansiosa mi porterebbe a farlo. Non è passata nemmeno una settimana e già sentendomi riposata mi sembra istintivo riprendere a studiare. Ma mi sto obbligando a non farlo.

Mi obbligherò a scrivere su questo blog più o meno ogni sera.
Mi fa bene, davvero.
E anche se ormai quello che scrivo non è più importante per nessuno lo è per me.

31 luglio 2016

Arroganza.

Certe volte mi viene il dubbio, il disturbante dubbio, che le mie scelte che io credo indolori in realtà non lo siano. E mi viene il dubbio che un giorno, che non so quando arriverà e a dire il vero non so nemmeno se ci sarà, io possa avere dei rimpianti. Ma io giuro, giuro che sarei disposta a sopportare tutto, tutto, se riguardasse solo me. Sarei disposta a vivere aggrappandomi alla consapevolezza che un rimpianto ce l'avrei avuto comunque. Ma invece no, pare non riguardare solo me. E quindi cosa dovrei fare? Rinnegare i miei sogni e le mie ambizioni perché vivo in un mondo del cazzo in cui io non posso avere tutto? Dovrei forse un giorno guardare altri fare quello che non sono stata abbastanza forte per fare io? No, perché io ho una vita sola e ho deciso tre anni fa a cosa dedicarla e un anno fa quando ho varcato la soglia di quella sala operatoria ho capito che il mio posto era li. E non esiste altro che mi dia la stessa felicità. Di certo non l'amore, di certo non la prospettiva di un matrimonio, la prospettiva di avere figli. 

E se nessuno potrà accettare, se nessuno potrà capire arrora resterò sola, sola come sono ora e come imparerò ad essere, amerò essere come lo amo ora.

Io basto a me stessa.
Sono io che mi rendo felice.
E non ho bisogno di nessun altro.
Non ho bisogno di nessuna approvazione.
Non ho bisogno di nessuna spalla.
Io basto a me stessa.

25 luglio 2016

Inox

Ho sbagliato. Si, ho sbagliato due volte. Quando mi sono annullata per gli altri e quando di punto in bianco invece sono diventata egoista e menefreghista. Ma è così vedi, a un certo punto si passa il segno, per colpa tua e degli altri, si passa il segno, si perde la motivazione, si perde la lucidità.

Bisogna fermarsi e rimettere in ordine tutto. E io ho fatto un ordine ieri, in ordine di priorità soprattutto.
L'anno prossimo, e qui lo prometto, sarà un anno per me soltanto. Nessuna distrazione, nessuna interferenza, nessuna esitazione.

Inox mi hanno chiamata e inox sarò.

20 luglio 2016

Scusa.

Chiedo scusa alle mie gambe, che devono sempre portarmi più lontano delle loro possibilità. Ai miei piedi per le ore in immobile in sala operatoria. Chiedo scusa al mio stomaco per i digiuni, per il tabacco, per i conati, i crampi e le altre mie mille somatizzazioni. E al mio cuore, per i cicli continui di ipotensione e caffeina, per le tachicardie di varia natura e causa.

Ma soprattutto chiedo scusa alla mia mente, per averla limitata, per averla incarcerata, per averle precluso categoricamente certi pensieri, certe voglie, certi piaceri. Per averla convinta che esistesse solo una possibilità e solo un destino e che lei a questo soltanto si dovesse attenere senza perdere più tempi in altri frivoli pensieri. Le chiedo scusa per averle fatto dimenticare la creatività, la fantasia, la spensieratezza.

 Le chiedo scusa perché quando, malgrado tutti i miei sforzi per censurare ogni ricordo, certe sensazioni tornano, è così doloroso da affrontare da togliere il respiro.

28 giugno 2016

Poesia bronza.

Io amo i miei passi
Striscianti
Goffi
I miei piedi
Che inciampano
Nel vestito lungo
Sporco di vino rosso.
Io amo i miei passi
Rumorosi
Sull'asfalto e sulla ghiaia
Incerti
Che seguono la mia testa 
Vuota
Leggera
Fuori dal tempo
Che se ne frega.
Io amo i miei passi
Che lenti
Barcollanti
Ridicoli
Mi riportano a casa.

21 giugno 2016

Go.


Le persone 
mi lasciano
andare.

19 giugno 2016

Amore.

Amore é quella cosa pregevole che ogni tanto, con tuo grande disappunto, ti fa ricordare che, seppur molto vicino al buco del culo visto il tuo metro e mezzo di statura, un cuore ce l'hai ancora.

Oggi mi guardavo invecchiare.

Oggi mi guardavo studiare.

Pensavo a quanto diversa sia la me di tre anni fa rispetto a quella attuale. Pensavo a quanto diversa sia la me anche solo di quattro mesi fa, quella che passava fisiologia e festeggiava il post blocco. Pensavo a quando due giorni fa ho preso in mano un fonendo e sapevo come usarlo, sapevo perfettamente come palpare un'addome, sapevo addirittura interpretare ciò che sentivo. Due giorni fa ho visitato un'amica e per la prima volta l'ho fatto davvero. Non stavo giocando a fare il medico, non ero una studentessa di medicina invasata che voleva sentirsi già strutturato. Io la stavo visitando perchè davvero sapevo cosa cercare, cosa avrei dovuto trovare, perchè davvero lo sapevo fare.

Oggi mi guardavo invecchiare.

Avvicinarmi sempre di più a quell'obiettivo, a quell'ideale di me che ho coltivato per anni e che ultimamente comincia a sembrarmi sempre più dolcemente vicino. E ripensavo a tutti gli ostacoli, a tutte le volte in cui mi trovavo davanti un gradino e mi sembrava una montagna, tutti i pianti, e le decisioni, e le illusioni, i film mentali, le aspettative, le notti insonni, le mattine con la testa nel cesso a vomitare perchè a me l'ansia fa questo effetto.

Oggi mi guardavo e mi bastavo.

Mi sentivo come se non ci fosse un altro posto o un altro luogo o un'altra me da desiderare. E per una volta ero fiera di me ed ero fiduciosa in quello che stavo facendo. La mia strada, la mia passione che finalmente è uscita ed è sbocciata in una maniera che tutt'ora mi atterrisce e mi spaventa ma che dall'altro lato mi conforta, perchè una motivazione così forte, un amore così grande per quello che faccio non l'avrei mai sperato.

E ho capito che non ci sarà mai un altro luogo, un altro tempo o un'altra me che mi faranno stare bene. Perchè oserei dire che bene fino ad ora non lo ero mai stata. E ora sto bene.

E il mio bene sono le dodici ore di studio, i viaggi macchina con la musica dei REM correndo da un posto all'altro, le sveglie alle 6 e mezza, le ore in piedi in sala, in piedi nei reparti, i miei occhi che scorrono sui libri, la mia solitudine, il mio passo svelto quando sono in ritardo, la musica nelle orecchie, la mia poca voglia di uscire la sera. Questo è il mio bene.

Oggi mi guardavo invecchiare.
E ciò che ho visto mi è piaciuto.

18 giugno 2016

Parole.

Pensieri bellissimi che mi rimbalzano nella testa.
Fiumi di parole bellissime che vorrei usare per descriverli.
So che quando tornerò a casa sarà volato via tutto.
So che sarò troppo stanca per cercare di farli tornare indietro.

8 maggio 2016

Staying alive


Ieri notte ho rianimato una donna. Le mani sul suo petto, mi buttavo su di lei con tutta la forza che avevo. Il suo cuore per quei minuti surreali l'ho fatto battere io. Il medico cantava "staying alive" per darci il ritmo. Restare vivo. La canticchiavo anche io, mentra la guardavo in faccia, guardavo il suo cuore sul monitor muoversi al mio ritmo. E poi ci siamo fermati. Non c'era nulla da fare. E io continuavo a cantare la canzone nella mia testa. Restare vivo. 

Ho continuato a cantarla fino alla mattina dopo quando sono tornata a casa, l'ho messa a tutto volume su YouTube e ancora con la divisa addosso mi sono messa a ballare da sola quella canzone. Restare vivo. Per darmi il ritmo, dare il ritmo alla mia vita. Perche io avevo visto una donna morirmi sotto gli occhi quella notte, ma io ero viva. Io ero viva e potevo ballare come una demente quella canzone che ho sempre detestato. Restare vivo. Non solo "fisicamente" vivo. Vivo, attivo, vitale, anche psicologicamente. 

Restare vivo e sentirsi vivo. Come io mentre ballavo. Viva e felice e grata. Grata di essere viva e di sentirmi tale come mai prima. 

Nonsono mai stata così legata alla vita.

20 aprile 2016

Inox

E poi senza nemmeno accorgertene arrivi al punto in cui non riesci più a sentirti davvero a tuo agio fra le persone, in cui l'unico posto dove ti senti a casa, in cui ti senti bene, in cui ti senti davvero protetto e invincibile è la sala. Il posto in cui l'unica cosa che conta davvero è quello che sai fare, il posto in cui non devi essere simpatico o socievole o spensierato con nessuno. In cui se sei di cattivo umore e vuoi rimanere in silenzio nessuno ti obbliga a parlare. Quel posto in cui sei solo tu e i tuoi occhi che cercano di vedere e memorizzare ogni dettaglio. Quel posto in cui la tua testa è impegnata a ragionare, memorizzare, fare, agire. E non può perdersi in inutili deboli pensieri.

Acciaio inox. 

16 aprile 2016

Mare.


Quando sarò capace d’amare mi piacerebbe un amore che non avesse alcun appuntamento col dovere. Un amore senza sensi di colpa, senza alcun rimorso, egoista e naturale come un fiume che fa il suo corso. Senza cattive o buone azioni, senza altre strane deviazioni che se anche il fiume le potesse avere, andrebbe sempre al mare.

Giorgio Gaber

10 aprile 2016

Correre.


Bisogna mettere in conto che con il tempo le carte in tavola possano cambiare. Bisogna accettare il fatto che da un giorno all'altro una persona possa trovarsi a dover fare una scelta che potrebbe cambiargli la vita, o almeno il suo modo di viverla. Nella vita di tutti noi, se abbiamo fortuna, arriva un momento di transizione, un momento in cui devi scegliere se fare il salto di qualità rinunciando per sempre a vivere nella noncuranza dalle responsabilità, oppure rimanere li, fermo ma spensiarato e libero ancora per un po', con il rischio che il tuo salto di qualità non lo farai mai più.

Quel momento un po' di tempo fa credo sia arrivato per me. Mi sono trovata a scegliere fra l'assumermi un certo impegno e certe responsabilità oppure continuare a rimanere nel limbo. E ho fatto la mia scelta. Perché da un po' di tempo a questa parte avevo cominciato a sentirmi come se non fossi più uno studente di medicina, ma fossi qualcuno che studia e lavora per diventare un medico. Che sulla carta può sembrare la stessa cosa, ma è in realtà molto diverso. Ho cominciato a sentirmi molto più vicina al mio obbiettivo, ho cominciato a sentire la fame e la fretta di raggiungerlo quell'obbiettivo, ho scoperto una grinta e una voglia di diventare chi volevo che non avevo mai avuto prima. E mi dispiace davvero per tutto quello che di punto in bianco ho messo in secondo piano, mi dispiace per la mia indifferenza, la mia apatia a volte, mi dispiace per la mia assenza e il mio sembrare egoista e menefreghista.

Ma al momento mi sento come se stessi correndo e all'improvvisto avessi visto il mio traguardo, avessi accelerato senza più guardare nulla che non fosse quel maledetto traguardo davanti a me. Mi sento come se stessi correndo, correndo più forte che posso e fossi arrivata a quel punto in cui senti la fatica ma per qualche meccanismo a me sconosciuto il tuo cervello ha smesso di fregarsene, e allora corri e basta, e non ti puoi fermare perché perderesti il ritmo e pii sarebbe più faticoso. Mi sento come se stessi correndo e le mie orecchie non sentissero altro che il sangue che pulsa veloce, e il fiato corto, il rumore dei passi sulla strada, come se il resto nemmeno lo notassi piu. E non fosse più importante chi mi incoraggia, chi mi ostacola. Io sto correndo, non sento nient'altro e nient'altro io voglio sentire.

9 aprile 2016

Rinchiusa.

C'è stato un tempo in cui credevo di aver bisogno del mondo, di aver bisogno degli altri, di aver bisogno dell'alcol e delle notti in bianco. C'è stato un tempo in cui ho sofferto e protestato e litigato per la poca libertà che credevo di avere. E poi c'è stato un momento in cui ho sofferto di solitudine, e un momento, poco dopo, in cui non ne soffrivo già più. Perché nella mia solitudine avevo scoperto il superpotere di bastare a me stessa. E bastando a me stessa ho cominciato a capire che forse valeva la pena di avere vicine solo quelle persone con cui stavo bene a parlare sdraiata in un prato, quelle con cui mi piaceva anche passeggiare in silenzio la domenica mattina, quelle che ti fanno allegria anche solo se le vedi sorridere quando entri in biblioteca. E ho capito che la mia vera libertà stava nell'essere felice per cose che rendevano felice solo me. Felice delle ore in piedi rinchiusa in sala operatoria, felice delle giornate intere sul culo sulla sedia rinchiusa in biblioteca, felice delle sere passate rinchiusa in casa sul divano. Felice di essere rinchiusa e così libera allo stesso tempo. È più le persone mi chiedono, si stupiscono, non accettano che io mi rinchiuda, più convintamente e felicemente io mi rinchiudo.

31 marzo 2016

L'arena


Studio sempre davanti a quella finestra così se sto per abbattermi posso alzare gli occhi e ricordarmi il motivo per cui lo faccio.

30 marzo 2016

Giorni.

Ricordo sempre la prima volta che ho visto qualcuno, che non è necessariamente davvero la prima. È la prima volta in cui ho guardato qualcuno, l'ho guardato davvero, mi sono accorta di lui per qualche motivo e non sono passata oltre a guardare altre persone. C'è stato un giorno in cui ho guardato te, la borsa a tracolla, ti ho seguito pensando fossi qualcun'altro, che avessi un altro nome. Ti ho seguito sentendomi quasi dentro a un film, fino alla sala, quel giorno volevo entrare a tutti i costi. E ti ho visto. E oggi tu forse hai visto me.
Ci vediamo domani in sala.

29 marzo 2016

Keep going


23:18. Sono tornata a casa. Quando sono uscita stamattina erano le 7:38 circa, ero in ritardo come al solito e come al solito ho beccato il passaggio a livello di via volturno chiuso e sulle scale mobili delle torri medicina ho dovuto correre per arrivare in orario al breefing. Reparto, giro visite, C va a salutare un paziente che verrà dimesso oggi dopo 26 giorni di ricovero, un casino poveretto. Lo vedo sorridere, sta bene e torna a casa, io ero in sala quando veniva operato ma lui non può saperlo. E ora mi sorride, io sorrido a lui "arrivederci signor G". Oggi ho palpato l'addome ad un uomo per la prima volta, bisogna avere fame dice C. Se non avete domande è un male, bisogna sempre avere domande. Scendo in sala, mi cambio di corsa e mi metto il camice verde, ormai lo faccio senza troppe cerimonie, nemmeno mi guardo appagata allo specchio. È diventata routine e questo mi appaga certamente di più. In sala ci sono M e S che mi salutano come al solito. Il chirurgo è concentrato e nemmeno ci ascolta, io guardo le sue mani che si muovono. Ho fame caro C eccome se ho fame. L'intervento finisce, mi cambio, esco, sulla porta mentre fumo una sigaretta faccio due chiacchere con un ragazzo di cui nemmeno ricordo il nome, è simpatico, verrà a seguire rene con me. Lui se ne va in bici, io vado a prendere lo zaino in macchina e corro in biblioteca. Nel tragitto controllo facebook e la mail. Cazzo mi sono dimenticata di mandare a C l'elenco degli iscritti al seminario di gastro...lo farò entro sera. Mi siedo apro il libro e mi divoro tre capitoli, la testa mi segue, mi chiedo a volte davvero come faccia, e sono già le 13. Cavolo stamattina non ho combinato gran che, per fortuna per questa settimana al pomeriggio non devo andare a fare lezione a F e posso studiare. Mangio, caffè, seconda sigaretta, incontriamo R al bar e ci facciamo due risate sul suo marito decrepito. Per fortuna mi sono ricordata la chiavetta, devo correre in santa croce a far stampare le tessere per l'8C. Me le fa in un'ora, torno un'ora dopo, sempre di corsa, ma sono bellissime e ne è valsa la pena. Torno in biblioteca, sono già le 15:30, alle 17 ho promesso di prendere un caffè con L che mi deve parlare, è un ragazzo piccolo piccolo, con un sorriso che spacca, è un po' confuso, o forse no, vuole solo che io gli dica di fare quello che già sa di voler fare. Mi sento felice, essere il presidente di 8C a quanto pare non è solo far stampare volantini e tessere. Studio fino alle 22, il diabete lo so bene, sul resto chiudo un occhio. Sono stanca, e poi ormai ci sono L e D che mi distraggono. "Ragazzi vado a casa" ma scendo e D mi ferma per l'ultima sigaretta del giorno. Gli parlo di C e del reparto di chirurgia, mi brillano gli occhi. "Gran figata" dice lui e poi mi saluta e se ne va in bici. Io me ne torno verso la macchina, "where is my mind" dei Placebo nelle cuffie. Ho le gambe doloranti e ho la testa che mi scoppia. Arrivo a casa e mi faccio il pranzo per il giorno dopo. Ceno con una banana, della cioccolata e una sottiletta. Mi lavo i denti e mi getto sul letto dove sono ora. La mia sveglia suona alle sette domani.

La gente molto spesso mi chiede come faccio. Me lo chiede e gli impegni che lei immagina io abbi sono solo la punta dell'iceberg di quello che in realtà sono. "Ma hai una vita oltre a questo?" Si che ho una vita, questa è la mia vita, queste giornate in cui non c'è nemmeno un minuto in cui io non abbia da fare, in cui ci sia tempo di annoiarsi o di pensare. Questa è la mia vita. E se è questo che vi interessa si, trovo pire il tempo per fare sesso, per bere birra e sparare stronzate con gli amici, per raccontare le mie giornate ai miei genitori con un entusiasmo che contagia anche loro. Di buttarmi sul letto e orima di addormentarmi scrivere su questo diario. Si, questa è la mia vita.

Che cosa ne sa la gente di questa mia felicità?

6 marzo 2016

La chiave.

Se son di umore nero allora scrivo...

Si, beh, questa frase mi ha sempre descritto abbastanza bene. Non che negli ultimi tempi in cui non ho scritto non sia stata di umore nero, ma ho sempre cercato di risolvere per cazzi miei, con il tabacco e grandi incazzature con il capro espiatorio di turno. Ma oggi non ho nessuno sotto mano.

Ebbene, io so di non essere una persona semplice. Sono perfettamente consapevole dei miei difetti, del mio abbastanza conclamato egocentrismo, del mio essere a volte poco adatta ad ascoltare le persone, il mio essere ansiosa, iperattiva, asfissiante a volte, molto distaccata altre. Sono una persona a cui non piacciono gli obblighi, specialmente nelle relazioni fra le persone, voglio prendermi il lusso di poter essere distaccata e solitaria allo stesso modo in cui vorrei tanto poter parlare di tutto con alcune persone in altre situazioni. Pretendo molto dagli altri a volte, probabilmente senza averne diritto, probabilmente riguardo a cose in cui avrei le stesse mancanze io se non peggiori. Lo so.

All'inizio, soprattutto nelle relazioni, mi piaceva molto parlare di me, mettere tutte queste cose in chiaro preventivamente. Perché lo so, lo so che non è facile starmi accanto e sopportare tutte queste cose di me. Per cui mettevo tutto in chiaro. E la gente di solito all'inizio mi diceva che era tutto ok, che gli andava bene, anche il mio essere a volte selvatica e poco empatica, anche il mio avere bisogno di essere compatita a volte, perché no. All'inizio andava bene a tutti la prospettiva di stare con una persona come quella che io, facendo un molto onesto coming out, mi presentavo essere. Poi dopo un po' di tempo, quando veramente queste persone si scontravano con tutto quello da cui le avevo messe in guardia di me, allora iniziavano i problemi, iniziavano ad essere insofferenti e dopo essersi presi il bello di me arrivati a fare i conti con il brutto mi abbandonavano, o peggio restavano facendomi sentire una merda. 

Allora ho cambiato strategia, ho deciso di non dire più nulla, perché magari la gente poi si metteva in un'ottica sbagliata con me, era prevenuta, quindi non dicevo nulla. Eh no, non è andata meglio, altrimenti non saremmo qui a parlarne. 

Inutile dire che ogni volta questa cosa mi ferisce tanto.

Mi ferisce e mi fa i cazzare, perché ogni volta non riesco mai a capire a chi dare la colpa. È colpa delle persone, che non capiscono, che non hanno pazienza con me, che non ce la fanno mai ad andare oltre? No, sarebbe altroce chiedere alla gente di rimanere con una persona che non gli va a genio. E allora forse è colpa mia? Forse dovrei essere io a cercare di smussare certi aspetti del mio carattere? Beh manno anche questo, sarebbe altroce, perché dovrei? E siamo sempre qui, sempre allo stesso punto. E potrei far finta che non me ne freghi nulla. Che tanto morto un papa se ne fa un altro. Ma non è vero, no chme non è vero perché io alcune persone vorrei riuscire a tenerle vicine, ogni tanto.

Ma dove sta il punto? Dpve esattamente sta la chiave per fare in modo di chiudere questo circolo vizioso? Ma soprattutto, una chiave c'è?

15 gennaio 2016

Mood.

In ogni istante, potreste essere presi dallo scoraggiamento. Allora, ditevi immediatamente: «La cosa non durerà». Rifugiatevi da qualche parte in voi stessi, come se andaste in letargo, e restate là finché non ritroverete il soffio della vita.
Lo scoraggiamento è come l’inverno, ma dopo l’inverno ritorna la primavera; a seconda delle annate, essa viene più o meno presto: talvolta viene molto tardi, ma finisce sempre per arrivare. Ecco perché non bisogna mai perdere completamente la speranza.
Prima o poi, lo slancio e l’energia ritorneranno. Quanti hanno abbandonato la presa appena qualche istante prima che le forze della primavera risorgessero in loro! Ed è un peccato… Stavano finalmente per essere salvati, ma non hanno avvertito nulla di quel rinnovamento e si sono arresi.
Dunque, quali che siano i vostri tormenti, non lasciate mai che il vostro cielo interiore si oscuri completamente. Ditevi: «Può darsi che non tutto sia perduto, aspettiamo ancora un po’». E a poco a poco l’oscurità incomincerà a dissiparsi e il freddo se ne andrà.
Omraam Mikhael Aivanhov