31 marzo 2016

L'arena


Studio sempre davanti a quella finestra così se sto per abbattermi posso alzare gli occhi e ricordarmi il motivo per cui lo faccio.

30 marzo 2016

Giorni.

Ricordo sempre la prima volta che ho visto qualcuno, che non è necessariamente davvero la prima. È la prima volta in cui ho guardato qualcuno, l'ho guardato davvero, mi sono accorta di lui per qualche motivo e non sono passata oltre a guardare altre persone. C'è stato un giorno in cui ho guardato te, la borsa a tracolla, ti ho seguito pensando fossi qualcun'altro, che avessi un altro nome. Ti ho seguito sentendomi quasi dentro a un film, fino alla sala, quel giorno volevo entrare a tutti i costi. E ti ho visto. E oggi tu forse hai visto me.
Ci vediamo domani in sala.

29 marzo 2016

Keep going


23:18. Sono tornata a casa. Quando sono uscita stamattina erano le 7:38 circa, ero in ritardo come al solito e come al solito ho beccato il passaggio a livello di via volturno chiuso e sulle scale mobili delle torri medicina ho dovuto correre per arrivare in orario al breefing. Reparto, giro visite, C va a salutare un paziente che verrà dimesso oggi dopo 26 giorni di ricovero, un casino poveretto. Lo vedo sorridere, sta bene e torna a casa, io ero in sala quando veniva operato ma lui non può saperlo. E ora mi sorride, io sorrido a lui "arrivederci signor G". Oggi ho palpato l'addome ad un uomo per la prima volta, bisogna avere fame dice C. Se non avete domande è un male, bisogna sempre avere domande. Scendo in sala, mi cambio di corsa e mi metto il camice verde, ormai lo faccio senza troppe cerimonie, nemmeno mi guardo appagata allo specchio. È diventata routine e questo mi appaga certamente di più. In sala ci sono M e S che mi salutano come al solito. Il chirurgo è concentrato e nemmeno ci ascolta, io guardo le sue mani che si muovono. Ho fame caro C eccome se ho fame. L'intervento finisce, mi cambio, esco, sulla porta mentre fumo una sigaretta faccio due chiacchere con un ragazzo di cui nemmeno ricordo il nome, è simpatico, verrà a seguire rene con me. Lui se ne va in bici, io vado a prendere lo zaino in macchina e corro in biblioteca. Nel tragitto controllo facebook e la mail. Cazzo mi sono dimenticata di mandare a C l'elenco degli iscritti al seminario di gastro...lo farò entro sera. Mi siedo apro il libro e mi divoro tre capitoli, la testa mi segue, mi chiedo a volte davvero come faccia, e sono già le 13. Cavolo stamattina non ho combinato gran che, per fortuna per questa settimana al pomeriggio non devo andare a fare lezione a F e posso studiare. Mangio, caffè, seconda sigaretta, incontriamo R al bar e ci facciamo due risate sul suo marito decrepito. Per fortuna mi sono ricordata la chiavetta, devo correre in santa croce a far stampare le tessere per l'8C. Me le fa in un'ora, torno un'ora dopo, sempre di corsa, ma sono bellissime e ne è valsa la pena. Torno in biblioteca, sono già le 15:30, alle 17 ho promesso di prendere un caffè con L che mi deve parlare, è un ragazzo piccolo piccolo, con un sorriso che spacca, è un po' confuso, o forse no, vuole solo che io gli dica di fare quello che già sa di voler fare. Mi sento felice, essere il presidente di 8C a quanto pare non è solo far stampare volantini e tessere. Studio fino alle 22, il diabete lo so bene, sul resto chiudo un occhio. Sono stanca, e poi ormai ci sono L e D che mi distraggono. "Ragazzi vado a casa" ma scendo e D mi ferma per l'ultima sigaretta del giorno. Gli parlo di C e del reparto di chirurgia, mi brillano gli occhi. "Gran figata" dice lui e poi mi saluta e se ne va in bici. Io me ne torno verso la macchina, "where is my mind" dei Placebo nelle cuffie. Ho le gambe doloranti e ho la testa che mi scoppia. Arrivo a casa e mi faccio il pranzo per il giorno dopo. Ceno con una banana, della cioccolata e una sottiletta. Mi lavo i denti e mi getto sul letto dove sono ora. La mia sveglia suona alle sette domani.

La gente molto spesso mi chiede come faccio. Me lo chiede e gli impegni che lei immagina io abbi sono solo la punta dell'iceberg di quello che in realtà sono. "Ma hai una vita oltre a questo?" Si che ho una vita, questa è la mia vita, queste giornate in cui non c'è nemmeno un minuto in cui io non abbia da fare, in cui ci sia tempo di annoiarsi o di pensare. Questa è la mia vita. E se è questo che vi interessa si, trovo pire il tempo per fare sesso, per bere birra e sparare stronzate con gli amici, per raccontare le mie giornate ai miei genitori con un entusiasmo che contagia anche loro. Di buttarmi sul letto e orima di addormentarmi scrivere su questo diario. Si, questa è la mia vita.

Che cosa ne sa la gente di questa mia felicità?

6 marzo 2016

La chiave.

Se son di umore nero allora scrivo...

Si, beh, questa frase mi ha sempre descritto abbastanza bene. Non che negli ultimi tempi in cui non ho scritto non sia stata di umore nero, ma ho sempre cercato di risolvere per cazzi miei, con il tabacco e grandi incazzature con il capro espiatorio di turno. Ma oggi non ho nessuno sotto mano.

Ebbene, io so di non essere una persona semplice. Sono perfettamente consapevole dei miei difetti, del mio abbastanza conclamato egocentrismo, del mio essere a volte poco adatta ad ascoltare le persone, il mio essere ansiosa, iperattiva, asfissiante a volte, molto distaccata altre. Sono una persona a cui non piacciono gli obblighi, specialmente nelle relazioni fra le persone, voglio prendermi il lusso di poter essere distaccata e solitaria allo stesso modo in cui vorrei tanto poter parlare di tutto con alcune persone in altre situazioni. Pretendo molto dagli altri a volte, probabilmente senza averne diritto, probabilmente riguardo a cose in cui avrei le stesse mancanze io se non peggiori. Lo so.

All'inizio, soprattutto nelle relazioni, mi piaceva molto parlare di me, mettere tutte queste cose in chiaro preventivamente. Perché lo so, lo so che non è facile starmi accanto e sopportare tutte queste cose di me. Per cui mettevo tutto in chiaro. E la gente di solito all'inizio mi diceva che era tutto ok, che gli andava bene, anche il mio essere a volte selvatica e poco empatica, anche il mio avere bisogno di essere compatita a volte, perché no. All'inizio andava bene a tutti la prospettiva di stare con una persona come quella che io, facendo un molto onesto coming out, mi presentavo essere. Poi dopo un po' di tempo, quando veramente queste persone si scontravano con tutto quello da cui le avevo messe in guardia di me, allora iniziavano i problemi, iniziavano ad essere insofferenti e dopo essersi presi il bello di me arrivati a fare i conti con il brutto mi abbandonavano, o peggio restavano facendomi sentire una merda. 

Allora ho cambiato strategia, ho deciso di non dire più nulla, perché magari la gente poi si metteva in un'ottica sbagliata con me, era prevenuta, quindi non dicevo nulla. Eh no, non è andata meglio, altrimenti non saremmo qui a parlarne. 

Inutile dire che ogni volta questa cosa mi ferisce tanto.

Mi ferisce e mi fa i cazzare, perché ogni volta non riesco mai a capire a chi dare la colpa. È colpa delle persone, che non capiscono, che non hanno pazienza con me, che non ce la fanno mai ad andare oltre? No, sarebbe altroce chiedere alla gente di rimanere con una persona che non gli va a genio. E allora forse è colpa mia? Forse dovrei essere io a cercare di smussare certi aspetti del mio carattere? Beh manno anche questo, sarebbe altroce, perché dovrei? E siamo sempre qui, sempre allo stesso punto. E potrei far finta che non me ne freghi nulla. Che tanto morto un papa se ne fa un altro. Ma non è vero, no chme non è vero perché io alcune persone vorrei riuscire a tenerle vicine, ogni tanto.

Ma dove sta il punto? Dpve esattamente sta la chiave per fare in modo di chiudere questo circolo vizioso? Ma soprattutto, una chiave c'è?