20 aprile 2016

Inox

E poi senza nemmeno accorgertene arrivi al punto in cui non riesci più a sentirti davvero a tuo agio fra le persone, in cui l'unico posto dove ti senti a casa, in cui ti senti bene, in cui ti senti davvero protetto e invincibile è la sala. Il posto in cui l'unica cosa che conta davvero è quello che sai fare, il posto in cui non devi essere simpatico o socievole o spensierato con nessuno. In cui se sei di cattivo umore e vuoi rimanere in silenzio nessuno ti obbliga a parlare. Quel posto in cui sei solo tu e i tuoi occhi che cercano di vedere e memorizzare ogni dettaglio. Quel posto in cui la tua testa è impegnata a ragionare, memorizzare, fare, agire. E non può perdersi in inutili deboli pensieri.

Acciaio inox. 

16 aprile 2016

Mare.


Quando sarò capace d’amare mi piacerebbe un amore che non avesse alcun appuntamento col dovere. Un amore senza sensi di colpa, senza alcun rimorso, egoista e naturale come un fiume che fa il suo corso. Senza cattive o buone azioni, senza altre strane deviazioni che se anche il fiume le potesse avere, andrebbe sempre al mare.

Giorgio Gaber

10 aprile 2016

Correre.


Bisogna mettere in conto che con il tempo le carte in tavola possano cambiare. Bisogna accettare il fatto che da un giorno all'altro una persona possa trovarsi a dover fare una scelta che potrebbe cambiargli la vita, o almeno il suo modo di viverla. Nella vita di tutti noi, se abbiamo fortuna, arriva un momento di transizione, un momento in cui devi scegliere se fare il salto di qualità rinunciando per sempre a vivere nella noncuranza dalle responsabilità, oppure rimanere li, fermo ma spensiarato e libero ancora per un po', con il rischio che il tuo salto di qualità non lo farai mai più.

Quel momento un po' di tempo fa credo sia arrivato per me. Mi sono trovata a scegliere fra l'assumermi un certo impegno e certe responsabilità oppure continuare a rimanere nel limbo. E ho fatto la mia scelta. Perché da un po' di tempo a questa parte avevo cominciato a sentirmi come se non fossi più uno studente di medicina, ma fossi qualcuno che studia e lavora per diventare un medico. Che sulla carta può sembrare la stessa cosa, ma è in realtà molto diverso. Ho cominciato a sentirmi molto più vicina al mio obbiettivo, ho cominciato a sentire la fame e la fretta di raggiungerlo quell'obbiettivo, ho scoperto una grinta e una voglia di diventare chi volevo che non avevo mai avuto prima. E mi dispiace davvero per tutto quello che di punto in bianco ho messo in secondo piano, mi dispiace per la mia indifferenza, la mia apatia a volte, mi dispiace per la mia assenza e il mio sembrare egoista e menefreghista.

Ma al momento mi sento come se stessi correndo e all'improvvisto avessi visto il mio traguardo, avessi accelerato senza più guardare nulla che non fosse quel maledetto traguardo davanti a me. Mi sento come se stessi correndo, correndo più forte che posso e fossi arrivata a quel punto in cui senti la fatica ma per qualche meccanismo a me sconosciuto il tuo cervello ha smesso di fregarsene, e allora corri e basta, e non ti puoi fermare perché perderesti il ritmo e pii sarebbe più faticoso. Mi sento come se stessi correndo e le mie orecchie non sentissero altro che il sangue che pulsa veloce, e il fiato corto, il rumore dei passi sulla strada, come se il resto nemmeno lo notassi piu. E non fosse più importante chi mi incoraggia, chi mi ostacola. Io sto correndo, non sento nient'altro e nient'altro io voglio sentire.

9 aprile 2016

Rinchiusa.

C'è stato un tempo in cui credevo di aver bisogno del mondo, di aver bisogno degli altri, di aver bisogno dell'alcol e delle notti in bianco. C'è stato un tempo in cui ho sofferto e protestato e litigato per la poca libertà che credevo di avere. E poi c'è stato un momento in cui ho sofferto di solitudine, e un momento, poco dopo, in cui non ne soffrivo già più. Perché nella mia solitudine avevo scoperto il superpotere di bastare a me stessa. E bastando a me stessa ho cominciato a capire che forse valeva la pena di avere vicine solo quelle persone con cui stavo bene a parlare sdraiata in un prato, quelle con cui mi piaceva anche passeggiare in silenzio la domenica mattina, quelle che ti fanno allegria anche solo se le vedi sorridere quando entri in biblioteca. E ho capito che la mia vera libertà stava nell'essere felice per cose che rendevano felice solo me. Felice delle ore in piedi rinchiusa in sala operatoria, felice delle giornate intere sul culo sulla sedia rinchiusa in biblioteca, felice delle sere passate rinchiusa in casa sul divano. Felice di essere rinchiusa e così libera allo stesso tempo. È più le persone mi chiedono, si stupiscono, non accettano che io mi rinchiuda, più convintamente e felicemente io mi rinchiudo.