31 luglio 2016

Arroganza.

Certe volte mi viene il dubbio, il disturbante dubbio, che le mie scelte che io credo indolori in realtà non lo siano. E mi viene il dubbio che un giorno, che non so quando arriverà e a dire il vero non so nemmeno se ci sarà, io possa avere dei rimpianti. Ma io giuro, giuro che sarei disposta a sopportare tutto, tutto, se riguardasse solo me. Sarei disposta a vivere aggrappandomi alla consapevolezza che un rimpianto ce l'avrei avuto comunque. Ma invece no, pare non riguardare solo me. E quindi cosa dovrei fare? Rinnegare i miei sogni e le mie ambizioni perché vivo in un mondo del cazzo in cui io non posso avere tutto? Dovrei forse un giorno guardare altri fare quello che non sono stata abbastanza forte per fare io? No, perché io ho una vita sola e ho deciso tre anni fa a cosa dedicarla e un anno fa quando ho varcato la soglia di quella sala operatoria ho capito che il mio posto era li. E non esiste altro che mi dia la stessa felicità. Di certo non l'amore, di certo non la prospettiva di un matrimonio, la prospettiva di avere figli. 

E se nessuno potrà accettare, se nessuno potrà capire arrora resterò sola, sola come sono ora e come imparerò ad essere, amerò essere come lo amo ora.

Io basto a me stessa.
Sono io che mi rendo felice.
E non ho bisogno di nessun altro.
Non ho bisogno di nessuna approvazione.
Non ho bisogno di nessuna spalla.
Io basto a me stessa.

25 luglio 2016

Inox

Ho sbagliato. Si, ho sbagliato due volte. Quando mi sono annullata per gli altri e quando di punto in bianco invece sono diventata egoista e menefreghista. Ma è così vedi, a un certo punto si passa il segno, per colpa tua e degli altri, si passa il segno, si perde la motivazione, si perde la lucidità.

Bisogna fermarsi e rimettere in ordine tutto. E io ho fatto un ordine ieri, in ordine di priorità soprattutto.
L'anno prossimo, e qui lo prometto, sarà un anno per me soltanto. Nessuna distrazione, nessuna interferenza, nessuna esitazione.

Inox mi hanno chiamata e inox sarò.

20 luglio 2016

Scusa.

Chiedo scusa alle mie gambe, che devono sempre portarmi più lontano delle loro possibilità. Ai miei piedi per le ore in immobile in sala operatoria. Chiedo scusa al mio stomaco per i digiuni, per il tabacco, per i conati, i crampi e le altre mie mille somatizzazioni. E al mio cuore, per i cicli continui di ipotensione e caffeina, per le tachicardie di varia natura e causa.

Ma soprattutto chiedo scusa alla mia mente, per averla limitata, per averla incarcerata, per averle precluso categoricamente certi pensieri, certe voglie, certi piaceri. Per averla convinta che esistesse solo una possibilità e solo un destino e che lei a questo soltanto si dovesse attenere senza perdere più tempi in altri frivoli pensieri. Le chiedo scusa per averle fatto dimenticare la creatività, la fantasia, la spensieratezza.

 Le chiedo scusa perché quando, malgrado tutti i miei sforzi per censurare ogni ricordo, certe sensazioni tornano, è così doloroso da affrontare da togliere il respiro.