29 agosto 2016

Al sicuro.

Stare rannicchiata in una poltrona
Davanti a un libro e una tazza di te
Mentre fuori è il diluvio.

Studiare la notte
Sentirsi l'unica ancora sveglio
Nel silenzio perfetto della città addormentata.

Sentire i tuoni di un temporale che si avvicina
Sdraiarsi sul letto con gli occhi chiusi
Aspettando di addormentarsi con il rumore della pioggia.

Sono cose che mi fanno sentire al sicuro.

I miei pensieri di fine estate.

23 agosto 2016

Rosso, blu.

Stanotte ho fatto un sogno strano, ho sognato di essere stesa sulla spiaggia con gli occhi chiusi, ad un certo punto del sogno aprivo gli occhi e vedevo un fascio di luce rossa che si allontanava da me e sfrecciava via veloce e volava verso il mare, facendo lo slalom fra le vele delle barche e poi tuffandosi nell'acqua, libero, spensierato.

Non so perché ma guardando quella luce ad un certo punto realizzavo che quel fascio rosso e caldo era una parte di me. E di colpo sentivo un grande sollievo nel sapere che almeno quella parte della mia anima si era liberata e stava volando via dove voleva, libera. Col pensiero le dicevo di andarsene più lontano possibile, lei che poteva, e mi scusavo per averla tenuta in gabbia fino a quel momento, mi sentivo in colpa.

Mi sono svegliata con dentro un irrequietezza che non sentivo da tempo.

Rosso. Blu.
Caldo. Freddo.
Passione. Razionalità.

Io l'ho sempre saputo che la mia anima era divisa in due. Mi sono sempre sentita in bilico fra due estremi inconciliabili che si alternavano dentro di me dandosi guerra ed autodistruggendosi a vicenda. Ma nell'ultimo periodo ero riuscita a domare una parte facendole promesse per il futuro per tenerla a bada. Ma in questi giorni in cui faccio fatica a vedere una qualsiasi prospettiva positiva all'orizzonte questa mia parte si sente ingannata e scalpita e freme nella mia testa per avere giustizia. Ed io non posso, so che non posso darle spazio, non adesso. Ma questa cosa mi fa stare male come mai prima.

E potrei aver pace solo se davvero, come nel sogno, potessi liberare la mia anima rossa, farla uscire da me e lasciarla vivere libera, senza più recluderla, senza più negarle le felicità della vita, senza più farle sprecare questi anni cosi belli dentro a una gabbia.

Questo vorrei per trovare pace.

15 agosto 2016

Io sono altrove

Quello che la gente fatica a capire di me è che quando dico che non mi importa niente significa che davvero non mi importa niente. Non è per orgoglio, non è per ripicca, è solo una capacità che ho acquisto negli ultimi tempi, la capacità di capire qual è il confine fra qualcosa di recuperabile e qualcosa che non lo è;  qualcosa per cui vale la pena di spendere delle energie perché in fondo potrà dare qualcosa di buono e invece qualcosa per cui ogni sforzo sarebbe sprecato e andrebbe soltanto a gonfiare le manie di protagonismo o di persecuzione di qualcuno. La a capacità di tentare quanto basta, e di fronte ad una battaglia palesemente persa in partenza lasciar perdere, uscire da quella situazione prima di avere dei danni.

Ma la gente non capisce, pensa che io finga, o lo faccia per orgoglio, e allora insiste e provoca o peggio ancora si indigna perché non può concepire che io sia così cinica da poter lasciare così le cose senza provare nulla.

Quello che non sanno è che a un certo punto, quando lo decido, io semplicemente resetto la mia mente e vado oltre. E mentre gli altri ancora ragionano e discutono e si scaldano e si alterano io li guardo distaccata e sono altrove.

12 agosto 2016

Zoccoli rossi.

And anytime you feel the pain
Hey Jude refrain
Don’t carry the world upon your shoulders
For well you know that it’s a fool
Who plays it cool
By making his world a little colder

A volte mi sento un po' in colpa per quello che sono diventata. Per come ho permesso che il tempo e le circostanze mi cambiassero in peggio. La cosa peggiore è che questo cambiamento apparentemente ha migliorato il mio stato d'animo, questo almeno è quello che sento. Ma ogni volta che per qualche motivo mi tuffo nel passato, e questo blog è praticamente una condanna a farlo molto più spesso di quanto vorrei, vengo pervasa da una strana fastidiosa sensazione.

Quanto ero immatura e confusa solo pochi anni fa, in quanti pensieri irrealizzabili e inutili si smarriva la mia mente. Quanta fantasia ero costretta a sopprimere, quanto desiderio di ribellione ritrovo in certe parole, una ribellione sana e genuina di chi semplicemente è costretto a stare in canoni che gli stanno stretti, che semplicemente vorrebbe avere più tempo per dedicarsi a dare spazio alla sua fantasia e alla sua arte. Solo fino a pochi anni fa leggevo libri, leggo fumetti, dipingevo, mi piaceva farmi i gioielli da sola. Quanto tempo rubato allo studio e alle cose serie, mi viene da pensare ora. Ma quanto calore, bellezza e colore c'era in quello che facevo. Quanta passione e emozione trasmette ciò che scrivevo all'ora. Ai tempi ero davvero capace di amare ed odiare così incondizionatamente da perdere il senno, ero capace di fissarmi su qualcosa e perdere ore e ore delle mie giornate completamente concentrata solo su quello. E lo facevo di nascosto, al posto di studiare, questa era la mia ribellione. Ma tutto quello che facevo trasmetteva un calore e una passione di cui adesso non sarei più capace.

Non credo di essermi spenta al momento, non del tutto almeno. Credo di essere diventata quel che si definisce una persona matura. Matura, che significa prendere le relazioni con innaturale distacco e razionalità, pensando ai pro e contro, pensando sempre insistentemente al futuro, pensando alle implicazioni pratiche che ogni tipo di rapporto avrebbe sulla mie abitudini di vita. Nessun trasporto batte la mia razionalità, nessun sentimento è più forte del pericolo di rompere la mia tranquillità e serenità quotidiana. Non amo più rischiare, in questo ambito in particolare. E le mie passioni? Beh anche le mie passioni di certo sono maturate, come sono maturate le mie battaglie quotidiane, non più utopiche e idealiste come erano un tempo ma concrete e pragmatiche dritte ad un obbiettivo. Associazioni, comitati, azioni di sensibilizzazione, attività di promozione sociale. Sempre lotta è ma lontana anni luce dalla confusione di una piazza affollata e urlante che era casa mia fino a poco tempo fa. Ebbene si, questo è un'attivismo maturo, pragmatico razionale. Così come la mia più grande passione, che volente o nolente ho fatto in modo che diventasse la chirurgia, che poi sarà anche il mio futuro, studio, lavoro, carriera. E così sono stati spazzati via lentamente ma inesorabilmente i fumetti di Tex Willer, i libri di Calvino e quelli di poesie in cui tanto amavo perdermi, i colori e la musica, le manifestazioni con i loro striscioni con le frasi ad effetto, le perle colorate, i dischi e le biografie dei gruppi musicali. Sono rimasti il verde e il metallo della sala, i libri dell'università che riempiono la libreria mentre gli altri si stringono sempre di più nell'ultimo scaffale in basso, quello più pieno di polvere. I pochi momenti che mi ritaglio per me in cui preferisco ubriacarmi, dormire o al massimo scopare.

Per andare in sala operatoria ho comprato degli zoccoli rossi, un colore di cui in realtà non ero nemmeno troppo convinta, che a guardarli ogni tanto mi sembrano quasi l'ultima traccia di quello che era, di quel mio spirito colorato e fantasioso che ho messo a dormire senza sapere se mai potrò risvegliarlo e che ogni tanto fa timidamente capolino attraverso quegli zoccoli rossi, diversi dalle centinaia di zoccoli verdi che li circondano.

E tirando un bilancio di tutto questo mio cambiamento, pensando a cosa mi resta, io vedo una persona matura, si, felice, a tratti, perlomeno tranquilla, protetta dagli sbalzi di umore e dai grandi sconvolgimenti emotivi che l'hanno scossa negli anni passati e che tanto l'hanno fatta soffrire. Vedo una donna più forte, più combattiva, più competitiva, una donna che ha lavorato per fare in modo che ogni emozione le fosse estranea, le scivolasse addosso senza colpirla, la lasciasse indenne e non la sconvolgesse più. Io vedo una donna più arida, razionale, pragmatica, un cecchino per certe cose, una macchina da guerra instancabile per altre. Io vedo una donna più fredda, pacata.

Quasi come se il mio spirito antico, quella sorta di fuoco che avevo dentro che nella normalità della vita mi urlava di correre, di muovermi, di agitarmi e urlare a mia volta oggi fosse sedato, assopito, domato. E che non fosse capace di far altro che farmi scegliere un paio di zoccoli rossi invece che verdi,  per fare in modo che le persone che mi vedono in sala per un attimo mi fissino vedendo quel colore inusuale, anticonformista e un po' ribelle, come sono stata io un tempo, ma poi distolgano lo sguardo ricominciando a pensare ad altro.

Perché in fondo sono solo zoccoli, e forse solo questo è rimasto.

9 agosto 2016

Pianista.

Voi nemmeno potete immaginare cosa mi succede quando scrivo.

Di solito tutto comincia con un pensiero, di varia natura e di varia origine, che può derivare da un fatto accaduto durante il giorno o essere uscito dal buio di quella specie di sotterranei in cui ogni tanto scende la mia mente. Si è così che mi piace immaginare la mie mente, come un palazzo con tanti piani in cui i cattivi ricordi sono stati relegati in cantina. E per raggiungere quella parte buia e spiacevole del palazzo la mia mente deve scendere le scale fino in fondo, fino all'ultimo gradino, laggiù dove progressivamente c'è sempre meno luce fino ad arrivare al buio, che di solito mi pervade impetuoso e per un indeterminato tempo impedisce alla mia mente di risalire da quella dannata cantina.

A volte la discesa è graduale, lenta e consapevole. Una discesa che potrei decidere di fermare in ogni momento se non me la sentissi più di percorrere i gradini sempre meno illuminati. A volte incede è come se scivolassi precipitosamente giù per le scale, arrivando alla fine piena di lividi che i gradini mi hanno procurato usando contro il mio corpo che come un peso morto ruzzolava giù.

A volte appena giunta in cantina mi do uno sguardo veloce attorno e poi risalgo le scale di corsa. Sono le volte in cui non ho tempo di stare li a pensare, in cui non ho tempo di interrompere quello che sto facendo per mettermi a fissare il vuoto in balia dei cattivi pensieri. Altre volte invece presa da un consapevole masochismo decido che in cantine ci devo restare tutto il tempo che mi servirà per tentare di elaborare almeno un po' ciò che vedrò.

Ma non ci riesco mai e allora ad un certo punto cedo e risalgo di corsa le scale affannata e dolorante desiderando solo di tornare di sopra e farmi investire dalla luce, scaldarmi, dimenticarmi di tutto. Ma la luce non sempre dissipa i pensieri. A volte ho bisogno di imprigionarli qui, in queste righe, di renderli stupidi e inoffensivi in questo mio modo.

E allora aspetto ansiosa la fine della giornata per sedermi al computer e scrivere. Ed è così che con immenso sollievo e inquietudine allo stesso tempo poggio le mie dita sui tasti, come un pianista, e comincio a scrivere ad un ritmo prima lento e pieno di pause in cui chiudo gli occhi, respiro...poi ad un ritmo sempre più veloce, sempre più incalzante, il momento in cui tutti i pensieri stanno fluendo liberi...proprio come un pianista quando sta suonando la parte più intensa del pezzo, quella che attacca tutti alla sedia, quella per cui deve battere con le dita sui tasti più forte che può per far vibrare al massimo le corde del pianoforte per trasmettere alla sua platea la potenza di quella musica; così sono io, quasi con il fiato sospeso, che faccio fluire liberamente i miei pensieri e me ne libero.

E poi mi fermo, respiro, riguardo le righe che hanno ormai riempito tutta la pagina, respiro di nuovo, e dopo una pausa digito le ultime note della canzone.

7 agosto 2016

Schifo.

Chiedo scusa. Si chiedo scusa perché quello che sto per scrivere l'ho forse già scritto decine di volte su queste pagine. L'ho scritto così tante volte perché ogni volta è un estremo tentativo di mettere il concetto in chiaro per me stessa, di mettere nero su bianco questo dato di fatto e sperare di ricordarmene la prossima volta che i fantasmi torneranno e mi annebbieranno la testa, la prossima volta che quella sgradevole sensazione mi prenderà lo stomaco e poi la testa facendomi desiderare semplicemente di dimenticare, di dimenticare tutto quello che è stato, tutto quello che sono stata, tutto ciò che ho amato, o meglio che ho tentato, creduto, sperato di amare. Si perché in realtà, se davvero mi guardo dentro e sono onesta con me stessa questa è la verità. Non ho mai amato, perché se avessi amato le cose sarebbero andate di certo in un altro senso. Non ho mai amato, non ne sono stata capace. E mentre prima ogni tanto c'era uno spiraglio che si apriva e che mi faceva desiderare almeno di provarci adesso non c'è nemmeno più questo.

Adesso non ho nemmeno più la voglia di provare. Ed almeno questo mi tranquillizza.

Mi tranquillizza perché non sentendo il bisogno di avere qualcuno al mio fianco e di conseguenza non sono più portata a legare a me persone di cui non sono convinta di potermi prendere cura, persone che già in partenza so di non poter considerare, a cui so di non poter dare sufficienti attenzioni, sufficiente tempo, sufficienti energie. Non me ne devo più preoccupare. Ed è un sollievo immenso. Ma se da una parte è un sollievo dall'altra ogni tanto mi spaventa. Mi spaventa quando provo a pensare alla causa reale ultima di questo mio stato d'animo. E arrivo molto spesso alla conclusione che questo mio apparente disinteresse verso qualsiasi relazione profonda e stabile in realtà sia una difesa.

Mi viene molto spesso da pensare di avere una specie di trauma, un trauma che mi fa associare il legarsi a qualcuno non a qualcosa di bello, appagante, piacevole ma piuttosto a qualcosa di soffocante e opprimente, qualcosa che è fatto più di obblighi che di slanci, fatto di recriminazioni, di passivo aggressività, di cose non dette, di cose che dovrei capire da sola ma che per mi natura non capisco mai. E poi ci sono le mie dimenticanze, e poi la presa coscienza delle mie dimenticanze che sempre sfocia in una sottospecie di ansia per cui sono portata a pensare a cosa diavolo dovrei fare per essere più presente, più affettuosa, più vicina...e ogni volta a questo punto io arrivo a pensare che qualsiasi cosa io mettessi in piedi per recuperare sarebbe una forzatura per me e sarebbe percepita come una forzatura da chi mi sta vicino. E allora la conseguenza più logica è il rassegnarmi a non fare nulla, lasciar correre e lasciare che sia sempre l'altra persona a mettermi di fronte alle mie mancanze. E quando questo succede io dico sempre la stessa cosa: sono fatta così, non ho la testa per fare e essere quello che vorresti, hai ragione, sei libera di andare via. E in quel momento io spero sempre che la persona che ho davanti davvero vada via e non sia così illusa e masochista da decidere di riprovare.

E questo aspetto delude sempre tutti. Certo, ma è troppo semplice vederla da questo punto di vista, è troppo semplice farmi passare per la stronza senza sentimenti. Perché se da un lato questa cose delude gli altri dall'altro invece ferisce me. Mi ferisce perché ogni volta la gente a quanto pare si ferma al lato più superficiale di me, alla parte divertente e istrionica che è sempre uno spasso portarsi alle serate fra amici perché ha sempre qualcosa di interessante o divertente da dire e non fa mai annoiare nessuno. La ragazza sicura di se tuttofare multitasking che no nei stanca mai. La gente si ferma a questo e prima di legarsi a me non si fa altre domande. Perché io sicuramente sono divertente e spensierata, la persona ideale da avere al mio fianco così qualsiasi problema anche se piccolo e insignificante io abbia potrò scaricare tutto addosso a lei che tanto come vedi non ha nessun problema, nessuno pensiero, e potrà ascoltare le mie lagne, potrà commiserarmi, potrà consolarmi, che importa se mi lamenterò per delle puttanate, saranno sempre un dramma esistenziale in confronto alla sua indubbia serenità.

La gente infatti non mette mai in conto che io non sono una persona priva di problemi, di tristezza e ansie. Solo perché molto spesso preferisco non lagnarmi e tenere per me i miei pensieri non significa che io non li abbia. Solo per il fatto che non miagolo, non piagnucolo, non sto a fissare il vuoto ad aspettare di fare PENA alla gente questo non significa che io stia sempre bene. E la gente non ci arriva, vorrebbe sempre vedermi li al suo capezzale, tanto io sono felice che cazzo ho di altro da fare? Nessuno mi guarda mai dentro, è questa la verità. E io li metto in guardia, provo a parlarne ma niente, è sempre l'esteriore a prevalere. E allora ok, hanno il diritto di incazzarsi e mandarmi affanculo quando alla fine, dopo un fisiologico periodo di tempo, scoprono che ho brutti pensieri anche io, e che magari ogni tanto vorrei essere capita, aiutata supportata, che ogni tanto vorrei semplicemente starmene per cazzi miei e non dover fare da assistente sociale alle persone. INCONCEPIBILE. Sono insensibile. Merito ogni male. MERITO DI ESSERE LASCIATA SOLA.

Certo, come se il vostro allontanarvi da me potesse farmi del male. Come se voi foste così importanti nella mia vita da destabilizzarmi la vostra assenza. Vi riderei in faccia giuro ogni volta che leggo questo pensiero nei vostri occhi.

Nessuno è fondamentale per me, nessuno.
Forse solo due persone lo sono veramente e loro lo sanno, lo sanno perché sono le uniche ad aver sbattuto la testa contro il mio lato peggiore e ad essere rimaste. E voi che non valete niente per me pensate davvero di potermi ferire allontanadovi. Rido.

Nessuno è fondamentale per me.
E si, forse questa è una strategia di difesa che in realtà è controproducente, o forse lo è solo agli occhi del mondo convenzionale che vive di banali e convenzionali relazioni, che si crogiola nei suoi convenzionali luoghi comuni di amore che a me ormai fanno schifo.

SCHIFO.


3 agosto 2016

Ermione.

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove sui vetri della mia stanza
che per quanto sporchi siano mi lasciano vedere l'orizzonte,
piove sul mio giardino incolto a cui nessuno bada più
quello delle mie feste di compleanno e dei miei giochi da bambina,
piove sulla mia piccola auto
che la mattina faccio correre veloce quanto i miei sogni,
sul dondolo arrugginito
dove io e mia madre vestivamo le bambole,
sulla sedia bianca
dove mio nonno si sedeva a fissare il nulla,
piove sul mio volto
incapace degli stessi sorrisi di prima,
piove sulle mie mani
avvolte attorno ai libri nel tentativo di non farli bagnare,
piove sui miei vestiti
informi e casuali,
piove sui miei scompigliati pensieri
che tormentano la mia anima
alimentandola e ferendola,
sui miei sogni, sulle mie ambizioni
che mi tormentano,
che tanti illusero, che oggi mi illudono,
o Libera.

1 agosto 2016

obblighi

In questi giorni mi sto imponendo di riposare e di non toccare i libri anche se nel mezzo dell'ozio la mia natura ansiosa mi porterebbe a farlo. Non è passata nemmeno una settimana e già sentendomi riposata mi sembra istintivo riprendere a studiare. Ma mi sto obbligando a non farlo.

Mi obbligherò a scrivere su questo blog più o meno ogni sera.
Mi fa bene, davvero.
E anche se ormai quello che scrivo non è più importante per nessuno lo è per me.