16 gennaio 2017

IL MURO

Ogni tanto volente o nolente io ci sbatto contro. Alle mie insicurezze. Ci sbatto contro come fossero un muro che mi blocca, mi atterra, mi sbriciola. Ci sbatto contro e non posso evitare di farlo, perchè le trovo sempre li, magari le sposto un poco più in la ma prima o poi le incontro di nuovo. Per quanto io possa illudermi di potercela fare, per quanto trascinante io possa essere o sembrare fino alla fine, poi alla fine trovo il muro. E se sono da sola rimango li. A terra davanti al muro incapace di reagire davvero.

Oggi ci ho sbattuto contro così forte da cadere tremante al suolo, immobile, in silenzio, raggelata, incapace di fare nulla a parte scrutare smarrita ciò che mi circondava, senza capire, senza riuscire a reagire, senza riuscire a tornare in me. Ero li a terra e mi sentivo protetta. Se con me non ci fosse stato qualcuno che vedendomi arrancare si è messo a correre al posto mio, scavalcando il muro, io sarei stata schiacciata dalla folla. Senza se e senza ma. Oggi da sola non ce l'avrei mai fatta.

Ed è sempre questo il punto, io per quanto mi piaccia pensarlo non riesco mai davvero  a spingermi oltre la mia comfort zone, non riesco mai davvero a buttarmi e a tentare se non ho un paracadute, se non ne ho almeno dieci. Non riesco mai a far esplodere quel dannato muro, o a scavalcarlo, mi ci tento di arrampicare sopra come ci si arrampica sugli specchi.

Inulte negare quanto, come oggi, ci sia sempre qualcuno che mi risolleva come un peso morto e mi rimette in davanti al muro, tenendomi in piedi a forza e spingendomici contro urlandomi di fare qualcosa. Urlandomi che quel muro è sono nella mia testa e non blocca, atterra, sbriciola nessuno a parte me.

Quante volte, centinaia di volte, a tenermi in piedi quando io ero un peso morto c'eri tu.
Sei una parte del mio cuore.

12 gennaio 2017

Crescere da chirurgo.

Mi avevano profetizzato, ai tempi nemmeno con troppa gentilezza, che io stando nell'ambiente in cui ero "sarei cresciuta da chirurgo". Che non so ancora bene cosa intendesse la persona che me lo ha detto, ma nel tempo ci ho dato un significato tutto mio. Ho pensato che rispondere con dignità a tutti gli insulti e le offese, metaforiche e non, riarrangiarsi nell'arco di un tempo che è meno di nulla e tornare sul campo fosse da chirurgo. Resistere a certo ritmi serrati e opprimenti fosse da chirurgo. Doversi sempre e comunque guadagnare un posto che in teoria hai già fosse da chirurgo.

E credo davvero quindi che mi stiano crescendo da chirurgo.
E questo per me è importante.

Quindi se ti dico che tu non sei un chirurgo, vuol dire che non sei tutto questo.
E fai bene a prenderla male, perchè non è un complimento.

10 gennaio 2017

Oceano.

è troppo tempo che guardo il sole e mi ha fatto male

Con il tempo comincio a capire che non c'è un limite oltre il quale posso spingermi. Non c'è, o almeno per ora non lo vedo. Ad ogni passo che faccio mi si apre davanti un orizzonte sempre più vasto, così immenso a perdita d'occhio da spaventarmi. E se i primi passi, anche le prime salite erano state facili, ora il cammino verso quell'orizzonte si fa sempre più difficile. Di una difficoltà che a volte è scoraggiante. Eppure io lo sapevo, lo sapevo che sarebbe arrivato il momento in cui sarei arrivata a questo punto. Quindi? Cosa dovrei fare? Mollare proprio adesso perché dopo aver visto ciò che mi aspetta mi sono bruciata? Dovrei forse mollare dimostrando di non essere all'altezza?

O forse dovrei mettermi qui, respirare profondamente e aspettare che la marea mi travolga, e poi attendere la fine della tempesta, uscirne più o meno illesi, come sempre, ma vivi. Si perché per quanto in un vortice che non riesco a controllare io mi trovi adesso sono sempre sicura che in qualche modo ne uscirò.

5 gennaio 2017

Non perdersi.

Ok ora memorizza.
Devi memorizzare.
Pinza ad anello.
Fondo.
Pinza babcock.
Infundibolo.
Valva sul quarto segmento.
Triangolo pericoloso.
Ci sei?
Stai memorizzando?
Dove siamo adesso?

NON PERDERTI.

4 gennaio 2017

Soli.

Cosa effettivamente ci permette di distinguere affetto e amore? Dove sta esattamente la linea sottile che dobbiamo valicare per passare da una definizione all'altra?

Dove finisce la volontà di amare e dove inizia la paura di restare soli?

Ed io, davvero ho combattuto questa paura?
Davvero ho imparato a essere sola?
O forse ho solo paura che non esserlo a volte sia peggio?

Forse ho solo paura che qualcuno di nuovo limiti la mia libertà. Perché è inutile girarci attorno, al momento io nell'amore vedo solo questo. Eppure questa mia convinzione me la devo ripetere forse troppo spesso. Devo continuamente riportare la mia mente indietro per motivare la mia scelta. Devo continuamente rivivere quelle sensazioni per non vacillare.

Ma non è certo facile nel momento in cui ho davanti a me una persona che incarna tutto ciò che vorrei al mio fianco nella vita ma che è lontana e irraggiungibile, per un motivo o per l'altro, ma che comunque, anche e soprattutto per mia volontà, continua ad essere prepotentemente una dei miei pochi punti fermi. E continua ad essere prepotentemente parte della mia vita, dei miei pensieri e delle mie giornate. Che prepotentemente è e rimane uno dei pensieri più belli di cui sono capace. E il fatto che questo pensiero in un qualche rocambolesco inspiegabile modo sia ricambiata è il mio conforto più dolce.

Ciò nonostante un abisso fra due persone resta sempre un abisso.
E certi muri non li puoi abbattere semplicemente perché non esistono i mezzi.